Nella città dai 6 campanili, l’Arcivescovo ha incontrato i fedeli della Comunità pastorale Santa Caterina

di Filippo MAGNI

 Scola Besana Brianza

A Besana hanno fatto le cose in grande. Centinaia di persone aspettano il cardinale Angelo Scola sul sagrato della chiesa parrocchiale. Decine i bambini e ragazzi, ciascuno con in mano un palloncino colorato che contribuisce a un colpo d’occhio sorprendente. Appena l’Arcivescovo scende dall’auto risuonano nell’aria le note della banda musicale, una vera istituzione in città, con le sue sbandieratrici.

Così, tra due ali di ragazzi coloratissimi che lo fermano ad ogni passo per un saluto, il cardinale Scola fa il suo ingresso nella basilica visitata e consacrata esattamente un secolo fa dal beato cardinale Ferrari. È proprio il ricordo del centenario ad aver favorito l’incontro tra l’arcivescovo e una comunità pastorale, dedicata a Santa Caterina, che riunisce ben 6 parrocchie.

“Sperimentiamo la pluriformità nell’unità”, esordisce il parroco citando un’espressione cara a Scola. Si riferisce proprio alla peculiarità dei 6 campanili, “ma non solo – prosegue -. Penso anche alle centinaia di famiglie che in questi anni stanno giungendo a Besana Brianza. Alcune provenienti dalla metropoli, altre da ben più lontano”, da altri continenti.

Un tema che riprende anche l’arcivescovo nell’omelia, stimolato dalla prima lettura (Isaia 66, 18b-23 “Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria”). “Capita di lamentarsi – predica Scola – perché il mescolamento di popoli, di etnie, di genti sta sottoponendo le nostre terre e i nostri costumi a una grande prova, a un grande cambiamento”. Ci troviamo immersi, secondo l’arcivescovo, “in un mescolamento di religioni, di stili di vita” che “dobbiamo inserire in una prospettiva che nella chiesa diventa cattolica, cioè universale”.

D’altra parte lo dice la storia, prosegue il cardinale: “Le nostre terre sono sempre state luoghi di accoglienza e di passaggi. Come negli anni ’50, dal Sud Italia”. Oggi “siamo chiamati ad agire con equilibrio, carità ma anche rispetto della tradizione” nell’incontro con i popoli “che potranno costruire il nuovo cittadino europeo” aggiunge accennando ai ragazzi che riempiono le prime file della chiesa, “cittadino di cui l’Europa stanca ha molto bisogno”.
E dunque l’esortazione è “che noi cristiani siamo davvero cattolici. Non intendo dire squilibrati, non vi chiedo di ignorare le difficoltà. Ma piuttosto di non farvi fermare dalla paura, perché è cattiva consigliera”.

Il cardinale Scola non ha risparmiato elogi alla comunità cristiana locale: “vedo una grande partecipazione alla messa e, mi raccontano i sacerdoti, alle feste che qui ruotano ancora intorno alle chiese”. Anche durante l’Eucaristia, Scola nota che l’assemblea “ha cantato il ritornello del salmo: è un fatto che accade raramente”. Una chiesa locale ricca che secondo l’Arcivescovo “è sulla buona strada: la Comunità pastorale sta iniziando ad avere una sua fisionomia. Vi chiedo di continuare così – aggiunge -, in questo cammino di unità, ma senza perdere la capillarità delle singole parrocchie”. Disposti anche “a rinunciare a qualcosa, soprattutto al “si è sempre fatto così” per diventare sempre più comunità pastorale”.

Uno stile cristiano che non si deve sviluppare solo all’interno della parrocchia, conclude: “Disponiamoci a portare fuori dalla chiesa, dentro la città e negli ambienti di lavoro, la testimonianza della bellezza, della verità, della bontà di essere cristiani”. Vale a dire la testimonianza “del Crocifisso che ci dice l’importanza del vero amore. Cioè amare per primi, senza pretendere nulla in cambio, come se adesso fosse l’unico e ultimo istante”.

Centosessantadue cresimandi, con i loro genitori, attendono l’arcivescovo nel cortile dell’oratorio, al termine della messa. Scola li raggiunge per leggere lo striscione che espongono: “Con il dono dello Spirito siamo inviati nel mondo come testimoni”. È lo slogan che accompagna il loro anno di catechismo. “Ognuno di noi ha bisogno dei rapporti – dice loro il cardinale -. Non isolatevi in voi, frequentate l’oratorio e la comunità cristiana: è molto importante per rispondere alla domanda “chi sono io?””.

Definendo poi la Confermazione come l’occasione in cui “lo Spirito di Gesù risorto entra in noi e diventa una compagnia di tutti i giorni in modo che nessuno sia mai solo”, Scola esorta i ragazzi ad esserne consapevoli così da cambiare il modo di vivere, studiare, comportarsi. “Lo spirito – spiega – vi rende capaci di uno stile di vita che si comunica spontaneamente come testimonianza a tutti”.

L’ultima raccomandazione del cardinale, ai 162 ragazzi che ha di fronte, è particolarmente paterna: “Quando avete un problema parlatene con i vostri genitori o con gli educatori o i sacerdoti. Non preoccupatevi, tutto si può risolvere, se vi aprite a loro”.

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