Celebrando la Messa in Alta Valsassina l'Arcivescovo ha pregato per I terremotati e ha ricordato il dovere dell'accoglienza dei profughi. «Milano, dal basso, può rigenerare le sue periferie»

di Davide MILANI

scola Vendrogno

«Il vostro senso di fede, il vostro desiderio di mantenere e rinnovare le tradizioni è la più grande garanzia perché voi qui possiate avere futuro». Così ha iniziato l’omelia il cardinale Angelo Scola nella Messa celebrata domenica 28 agosto nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo a Vendrogno (Lc) piccolissima ma vivace comunità cristiana (350 abitanti, 13 chiese nel territorio comunale) nella Muggiasca, in alta Valsassina, uno dei paesi più lontani da Milano (100 km) della Diocesi Ambrosiana.

Tradizioni ben visibili nella chiesa che non è riuscita a contenere tutti i fedeli: le donne con il costume tipico, la Confraternita delle candele (appena rinata) con i suoi 35 componenti (rigorosamente maschi) in uniforme.
Salutandolo all’inizio della Celebrazione il parroco don Angelo Olgiati ha espresso un desiderio al Cardinale: «La vita è cambiata anche qui, la natura è passata in secondo ordine. Vogliamo un futuro per queste zone di montagna, noi non perdiamo la speranza. Eminenza, ci attendiamo da lei parole di incoraggiamento per il futuro».
 L’Arcivescovo di Milano è partito dalla tragica attualità per rispondere alla richiesta del parroco: «La tragedia del terremoto ci rimanda a recuperare il rapporto corretto con la natura che anche in questo luogo, unico per bellezza, ha bisogno della vostra cura. E questo è elemento di crescita e di educazione. Dobbiamo prenderci cura della montagna perché è il nostro ambiente di vita, è creazione di Dio. Ed è decisivo riproporre il significato dell’ecologia, a partire proprio dalla montagna, dove non mancano i giovani che stanno riprendendo il gusto di vivervi. Serve a tutta l’Italia il recupero di una ecologia integrale, per ricostruire una civiltà compiuta».
Durante la Messa non è mancata la preghiera per le vittime del terremoto in centro Italia, i senza tetto, i feriti. E insieme alla solidarietà spirituale e materiale per le popolazioni di Marche e Lazio è giunto anche l’appello per i profughi che bussano ai confini del nostro Paese: «L’accoglienza, doverosa ed equilibrata, è parte della nostra cultura e comincia dalla convinzione che io da solo non posso fare nulla, non posso darmi da solo il compimento».
Il cardinale Scola è poi tornato sull’importanza dell’educazione e sulla necessità di scommettere sulle nuove generazioni: «Dobbiamo riprendere ad educare ad amare, per imparare ad amare l’altro come altro, non come strumento piegato al proprio piacere o ai propri desideri».
Infine, dialogando con i giornalisti, non è mancato un pensiero alla metropoli, all’inizio di questa nuova stagione: «Milano in questi anni è in forte cambiamento, è rinato in città il gusto di vivere e di incontrarsi. La nostra città è diventata riferimento per l’Europa e il mondo. Mi auguro che ora parta dal basso, dai cittadini, una pratica di solidarietà e accoglienza che sappia coinvolgere e trasformare anche quelle zone di disagio sparse a macchia di leopardo qua e la: i cittadini sappiano andare oltre se stessi. Milano in questo mi da speranza».

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