L’Arcivescovo di Milano ha presieduto il solenne pontificale nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia dove ove è sepolto il Santo Vescovo d’Ippona battezzato da Sant’Ambrogio a Milano nel 387

di Alessandro REPOSSI

Sant'Agostino

Un lungo applauso al suo ingresso nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, accolto anche dalle note di una banda musicale. Un applauso che si è ripetuto anche dopo la lettura dell’omelia e a conclusione della santa messa. Il cardinale Angelo Scola ha ricevuto un’accoglienza davvero calorosa a Pavia, dove ha presieduto il solenne pontificale per la solennità di Sant’Agostino. L’arcivescovo ha incentrato la sua riflessione sul “cuore inquieto” di Sant’Agostino, che ricorda da vicino il “cuore inquieto” degli uomini del terzo millennio. «L’uomo post-moderno, che noi siamo, è infatti affascinato da una ricerca “inquieta”, anche se spesso si perde nella sua sterminata dimensione orizzontale». Ma è la certezza della fede che mette in moto una continua ricerca di Dio. «La certezza, non il dubbio – ha sottolineato il cardinale Scola -, è condizione per la ricerca fruttuosa. Come la certezza dell’ipotesi è condizione necessaria per la ricerca dell’uomo di scienza, così la certezza della fede mette in moto e sviluppa la conoscenza di Dio e, attraverso di Lui, di tutta la realtà».
L’Anno della Fede che sta per aprirsi, proclamato da Benedetto XVI con il Motu proprio “Porta fidei”, sarà l’occasione per una ricerca della nostra fede. La fede si trasmette attraverso i testimoni: «il grande Agostino non ci sarebbe senza Ambrogio, senza Simpliciano…». E attraverso i testimoni dobbiamo “generare alla fede”: è il compito dell’educazione permanente, indicato dai vescovi italiani come obiettivo principale per questo decennio. «Sant’Agostino, parlando del tempo del tramonto dell’impero romano in cui era stato chiamato a vivere – ha sottolineato l’arcivescovo -, usò l’espressione “vecchiaia del mondo”. Nella vecchiaia, diceva, i malanni abbondano, «ma – ha detto Scola citando Benedetto XVI – se il mondo invecchia, Cristo è perpetuamente giovane. Da qui l’invito: “Non rifiutare di ringiovanire unito a Cristo, anche nel mondo vecchio. Egli ti dice: Non temere, la tua gioventù si rinnoverà come quella dell’aquila”. Il travaglio del passaggio al Terzo millennio, entro il quale soltanto si può adeguatamente comprendere la crisi economico-finanziaria e politica che stiamo attraversando – ha aggiunto il cardinale Scola -, domanda questa giovinezza creativa della mente e del cuore che non ha età ma as-sicura la persona, la comunità, l’umana città».
«È molto significativo che per accedere all’urna del Santo – ha affermato l’arcivescovo – la vostra tradizione richieda l’intervento simultaneo di quattro istituzioni che ne possiedono le chiavi: la provincia, il sindaco, la comunità agostiniana e il capitolo della cattedrale. Questo singolare atto comunitario ha una carica simbolica assai attuale. Dice la necessità della concordia. Esprime bene quel “concorso dei cuori” che nella Chiesa si chiama comunione e che nella società civile già Aristotele chiamava filìa, cioè amicizia civica, condizione essenziale per il buon governo. Pavia, nelle cui Università e collegi si sono formate tante nobili personalità, guardando con cuore rinnovato al “suo” grande Santo, sarà luce per tutta la società italiana, e non solo».
A conclusione della sua omelia, l’arcivescovo (che è stato ringraziato per la presenza a Pavia dal vescovo Giovanni Giudici) ha ricordato una frase pronunciata da Papa Benedetto XVI a Pavia, al Collegio Borromeo, in occasione della sua visita del 22 aprile 2007: «In quest’ora ringraziamo Dio per la grande luce che si irradia dalla sapienza e dall’umiltà di sant’Agostino e preghiamo il Signore affinché doni a tutti noi, giorno per giorno, la conversione necessaria e così ci conduca verso la vera vita» Al termine della messa, il cardinale Scola ha recitato, insieme ai numerosi fedeli che gremivano la basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, una preghiera dedicata a Sant’Agostino. Poi si è soffermato per alcuni secondi in silenzio davanti all’urna di vetro che custodisce le reliquie del vescovo di Ippona. Infine l’abbraccio dei pavesi, che l’hanno ringraziato per la sua presenza e le sue parole: tante strette di mano, il sorriso dell’arcivescovo e le sue carezze ai bambini.

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi