Così l’Arcivescovo ha ricordato il suo predecessore in occasione della presentazione del progetto dell’Archivio a lui dedicato presso la Fondazione San Fedele. Il sindaco Pisapia: entro l’anno anche un luogo della città sarà intitolato al Cardinale scomparso nel 2012

di Annamaria BRACCINI

Carlo Maria Martini
2 Ottobre 2008 Milano,Auditorium S. Fedele. Presentazione del libro su Paolo VI del Cardinale Carlo Maria Martini

Un Archivio atteso da molti, che sarà utile a tutti, trasmettendo il senso del Magistero di un grande uomo e sacerdote che continua a insegnare per il futuro non solo dei credenti. Un uomo di Dio e di dialogo. È l’iniziativa promossa dalla Fondazione Carlo Maria Martini che, a meno di tre anni dalla morte del Cardinale (31 agosto 2012), è stata presentata oggi presso la Fondazione Culturale San Fedele, con interventi del cardinale Angelo Scola, del sindaco di Milano Giuliano Pisapia, del presidente della Fondazione Martini padre Carlo Casalone e di quello della Fondazione Unipolis Pierluigi Stefanini. Proprio grazie alla partnership con Unipolis il progetto pluriennale permetterà (forse già entro il 2019) di costruire, con l’ausilio delle più moderne tecnologie, un Fondo digitale disponibile on line, costituito da una grandissima quantità di documenti di diverso tipo. Folto il pubblico presente: in prima fila la sorella di Martini Maris, il nipote Giovanni Facchini Martini, il senatore a vita Mario Monti, i vescovi Merisi, Tremolada e Martinelli, l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, tanti rappresentanti della società civile e del clero ambrosiano. A moderare l’incontro il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, che definisce Martini «una delle voci più limpide, intense, ascoltate». 

Padre Giacomo Costa s.J., presidente della Fondazione San Fedele, sottolinea in apertura il senso dell’Archivio e l’importanza della scelta di conservarlo a Milano, «desiderando promuovere quel dialogo di elaborazione della cultura che fu proprio della personalità, non solo episcopale, del cardinale Martini. Un dialogo che oggi, a San Fedele, attraverso la spiritualità della Compagnia di Gesù, risuona del suo stile». Uno “stile” quasi palpabilmente presente nel brano letto durante l’incontro e tratto dalla Lectio Magistralis pronunciata da Martini l’11 giugno 2006 per la Laurea Honoris Causa dell’Università ebraica di Gerusalemme (la prima conferita a un cattolico).  

«Sono qui come sindaco e come persona che ha amato il cardinale Martinì e che ama tutte le religioni – spiega con un velo di emozione nella voce il sindaco Pisapia -. Questo progetto è importante perché riguarda chi ci ha saputo donare insegnamenti capaci di tenere conto del presente, guardando al futuro, e “volando alto”. È importante che questo Archivio divenga patrimonio di tutti come strumento di ulteriore confronto. È un valore per la comunità nel suo complesso, che va anche al di là della città di Milano». Ricordando incontri personali con Martini, il Sindaco richiama una frase che è come «una via maestra»: «Chi è orfano della casa dei diritti, difficilmente sarà figlio della casa dei doveri». E annuncia che, entro l’anno, «intitoleremo un luogo di Milano a questo grande Arcivescovo».

Nella riflessione di padre Casalone la memoria di padre Silvano Fausti – gesuita molto noto, amico e confessore di Martini, scomparso in settimana – si interseca con la decisione di promuovere l’Archivio, perché «questi due fatti toccano la trasmissione di un’eredità di cui ci sentiamo oggi responsabili. Pur essendo diversissimi, padre Fausto e padre Carlo ebbero un amore e una dedizione totale alla Parola di Dio: come ci disse papa Francesco, il 31 agosto 2013, la memoria dei Padri è un atto di giustizia. Possiamo così, in modo corale, arricchirci reciprocamente della conoscenza del Cardinale, avendo un’esperienza immediata di come la memoria continui a vivere in chi la percepisce. È una memoria, cioè, vitale». D’altra parte, in sanscrito la radice della parola memoria (smar) è in evidente coerenza con il martirio, la testimonianza. Si lancia allora un appello a chiunque abbia documenti audio, video, fotografici con cui arricchire il Fondo che si va costituendo e che si affiancherà alla parallela iniziativa dell’Opera omnia cartacea, pubblicata da Bompiani, e al Martini International Award, già alla sua seconda edizione. «Avanzando nel lavoro ci rendiamo conto del materiale sterminato. Quindi, come suo fulcro, intendiamo mettere in luce non solo le opere martiniane, ma l’operare del Cardinale o, meglio, il modo di procedere che gli fu peculiare. Come gesuiti siamo particolarmente sensibili a questo», conclude Casalone.

Un video di brevi testimonianze rende per intero la verità dello spirito e della grandezza della persona di cui parlano Umberto Eco, Enzo Bianchi, Ferruccio de Bortoli – «incarnava la Milano che accoglie e si sforza di far diventare concittadino chi arriva» – e lo stesso padre Fausti («era curioso, mai soddisfatto, sempre discepolo, mai maestro, come appunto è dei grandi maestri»).

Dalla famosa sentenza di Pietro di Blois – «siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro riprendendo le loro più nobili riflessioni che la distanza del tempo e l’incuria degli uomini avevano fatto dimenticare» -, prende avvio l’intervento del cardinale Scola: «Ci mettiamo sulle spalle dei giganti per strappare dall’oblio e dalla morte ciò che può rinnovare noi stessi e la fase di storia e di civiltà che stiamo attraversando. Appunto qui si trova la cornice per inserire questa iniziativa ascoltando la storia. È qualcosa che è dovuto non solo ai milanesi, ai cristiani, ma realmente a tutti i cittadini del mondo».

Tre gli elementi per delineare la “cornice” di questa impresa: «Il riconoscimento della grande personalità cristiana e sacerdotale del cardinale Martini; l’attenzione accurata al suo vario percorso di vita, caratterizzato da elementi di forte discontinuità dal punto di vista del compito e del lavoro che si trovò a svolgere e che lo hanno costretto a tornare continuamente sulla ragione della sua azione». «Uno dei fattori distintivi di Martini – continua Scola, che ricorda anche un incontro “a tu per tu”, in cui fu incoraggiato nel suo ministero ambrosiano appena iniziato – è stata la ricchissima trama di relazioni e la non scontata modalità di viverle. Qui possiamo vedere in atto la nuzialità tra la Grazia di Dio e la libertà degli uomini. Questo è il nesso che un Archivio ben interpretato deve mettere in luce».

Infine, il compito della testimonianza «che mette in campo un altro rapporto, quello tra i testimoni della storia e gli attori del presente. Siamo in un momento di transizione in cui viviamo il travaglio e siamo un poco “impagliati”, come diceva Eliot».  Per questo «è importante l’ascolto dei grandi del passato per il nostro essere e diventare testimoni: non nel senso di dare solo il buon esempio, ma in una logica di ascolto della realtà e di coloro che vi operano, giocandosi in prima persona. In tale contesto, il cardinale Martini, per come ha vissuto, rappresenta un patrimonio straordinario, perché è evidentissimo che ha assorbito lo spirito ambrosiano fino in fondo, con un magistero capace di incidere sul duplice ambito della società civile e della Comunità ecclesiale come fu di Ambrogio».

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