Il Cardinale Scola ha presieduto, a Settala nella chiesa di Sant’Ambrogio per la Comunità Pastorale intitolata a San Giovanni Paolo II, la Celebrazione Eucaristica nel primo anniversario della Canonizzazione di papa Wojtyla

di Annamaria BRACCINI

Scola settala 2015

Comprendere il cambiamento di questo nostro tempo tormentato, per rispondere, come cristiani sempre più consapevoli e culturalmente attenti, alle sfide di oggi. E farlo, con uno stile capace di comunicare, la bellezza dell’appartenenza al Signore in ogni ambiente della vita quotidiana.

Il cardinale Scola è a Settala, paese cresciuto negli anni, ma sempre a misura d’uomo e circondato dalle feconde campagne della Bassa. Paese di Vescovi ambrosiani, San Senatore nel V secolo ed Enrico da Settala nel XIII; Comunità pastorale, intitolata a un santo, Giovanni Paolo II, nel cui primo anniversario di Canonizzazione si celebra, appunto, l’Eucaristia presieduta dall’Arcivescovo che, per l’occasione, indossa il cingolo appartenuto a papà Wojtyla, donato a don Gilberto Orsi, responsabile della Comunità. È lui che dice, salutando il Cardinale di cui è stato compagno di studi in Seminario: «Carissimo Angelo, la nostra Comunità pastorale, nata il 7 dicembre 2011, ti accoglie con affetto grande. Oggi vogliamo ricordare, con il primo anniversario di San Giovanni Paolo II, anche il centenario della chiesa dedicata a Sant’Ambrogio – fu consacrata dal cardinal Ferrari il 22 agosto 1915 –, il quarantesimo di presenza di don Giovanni Brovelli e il cinquantesimo di ordinazione di don Mario Marangoni. Più volte interrotto dagli applausi, don Gilberto, con la sua bella stola multicolore da lui stesso disegnata, conclude: «come vedi le occasioni di festa non mancano».

Nell’invito a «cogliere il richiamo che la Parola di Dio ci offre», il Cardinale avvia la sua riflessione, rivolta ai tanti fedeli che si affollano fino sul sagrato, in quello che definisce il «clima familiare di queste realtà locali, capillari, in cui ci si conosce e, per l’aiuto della fede e della morale cristiana, prevale la solidarietà».

In questo senso, continua, «siete decisivi per il futuro delle nostre terre e per il destino metropolitano della città di Milano all’interno della realtà Europea, nelle stanchezze che tutti tocchiamo con mano, nelle tragedie, nel difficile rapporto con il mondo musulmano e nello smarrimento generale riguardo a quello che sono stati e sono i valori portanti della nostra civiltà».

Una prima indicazione viene dal significato del gesto che si compie radunandosi attorno all’Eucaristia come chiesa «parola che denota, appunto, questa convocazione».

«L’Eucaristia è il permanere del Signore e del sacrificio che egli ha voluto lasciare nel tempo, anticipando, nell’ultima Cena il suo sangue donato. Come Cristo ha potuto anticipare il sacrificio per i Suoi, anche noi possiamo viverlo dopo, ossia ora».

Il pensiero è alla domenica del Buon Pastore «in cui il Signore ci insegna il modo con il quale unirci tra noi» a partire «dal rapporto eucaristico con Cristo che vince la paura della morte e il nostro timore che tutto finisca nel nulla. Un rapporto che si fonda su quello esemplare e permanente tra il Padre il Figlio, secondo cui dobbiamo sperimentare tutti i legami, nella famiglia, con la Comunità Cristiana e nella realtà civile».

Da qui nasce la conseguenza che Scola lascia come raccomandazione poiché «è necessario che l’Eucaristia raggiunga il suo scopo pieno: viverla ogni giorno negli ambienti in cui vive l’uomo. Occorre muoversi come Chiesa in uscita, percorrendo tutte le vie verso l’umano, anzitutto verso i più bisognosi. Così cresciamo in pienezza»

In quella dimensione che Paolo indica, nella seconda Lettura appena prima proclamata, al giovanissimo Vescovo Timoteo, con esempi concreti su cui vi invito a ritornare». Magari senza – suggerisce il Cardinale – quelle tante «chiacchiere inutili che hanno affossato l’Europa di fronte a drammi del mondo che adesso dovremo comunque accettare, sperando che ciò che non abbiamo saputo fare nel momento della stabilità, Dio non ci chieda di farlo ora nella prova». In gioco c’è «una vita nuova che potrà fiorire anche in queste terre così benedette».

Questioni sulle quali, al termine della Celebrazione, il Cardinale torna sottolineando, appunto, la sfida che nasce dalla modernità con le nuove forme della società detta liquida, nella quale bisogna, come cristiani, «essere capillarmente vicini a tutte le case percorrendo tutte le vie. Questa diversa energia missionaria, questa capacità ci permette di portare meglio agli altri la bellezza della nostra fede». E tutto questo con alcuni punti di attenzione specifica, come la famiglia, «chiesa domestica, non solo oggetto di cura da parte dei sacerdoti, ma soggetto capace di fare emergere lo sguardo della fede»; l’educazione all’amare specie per i giovani, «qualsiasi sia la loro vocazione, al matrimonio o nell’inclinazione a consacrarsi interamente a Dio»; l’approfondimento culturale. Insomma, «si tratta, non moltiplicare le iniziative, ma di tenere vivo lo spirito di fede».

E,a proposito di cultura, arriva anche l’annuncio, da parte dell’Arcivescovo, che proprio a questo tema verrà dedicata la prossima Lettera pastorale, «perché pur nella grande bellezza di tanta azione caritativa presente nella nostra Diocesi – come l’Associazione assistenziale “Pantonoikia”, la Casa di tutti, fondata qui nel 1983 – manca la cultura, parola che ha la stessa radice dei termini “coltura” e “culto”. Dobbiamo imparare a giudicare le cose tenendo conto della nostra fede, dicendo che la vita va rispettata dal suo inizio al suo termine naturale, affrontando con serietà il matrimonio la famiglia che hanno una dimensione pubblica e sono fondamento della Chiesa e della società civile».

Infatti, il Cardinale, firmando il volume “La storia di Settala”, ricostruzione insieme religiosa e civile, elogia questa scelta e, visitando la mostra didattica e formativa “I mosaici di Ravenna”, ne nota il significato culturale.

Un ultimissimo richiamo è per Expo, per la grande occasione di crescita che può essere, per i ragazzi e gli oratori, il tema del nutrimento e i contesti evidenziati dal Padiglione della Santa Sede, “Non di solo Pane”, e dall’Edicola di Caritas ambrosiana; Senza dimenticare il grande evento del 18 maggio in piazza del Duomo, “Tutti siete invitati” che inaugurerà la presenza ecclesiale all’Esposizione. Avvenimento, non a caso, di fede e cultura.

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