È stata grande l'attesa per l’arrivo del cardinale in occasione dei festeggiamenti per la consacrazione della chiesa prepositurale, dei 90 anni dell’oratorio e del 70esimo di sacerdozio di mons. Castiglioni

di Veronica TODARO

Angelo Scola Seveso

C’erano più di 500 persone questa mattina, nella chiesa prepositurale dei SS. Gervaso e Protaso a Seveso, ad aspettare l’arcivescovo Angelo Scola, invitato dalla Comunità pastorale San Pietro da Verona per i festeggiamenti di tre importanti ricorrenze. A dargli il benvenuto il parroco don Paolo Ferrario, impegnato per tutta la settimana con le celebrazioni che hanno reso omaggio a San Luigi Guanella, la cui urna con le spoglie mortali ha fatto tappa in città nel corso della peregrinatio.
E’ stato il cardinale Scola nell’omelia a ricordare i motivi di festa che l’hanno portato a Seveso: i cento anni della consacrazione della chiesa prepositurale, ad opera del beato cardinale Carlo Andrea Ferrari, i festeggiamenti per i 90 anni dell’oratorio Paolo IV e la ricorrenza del 70esimo di sacerdozio di mons. Giuseppe Castiglioni, «immagine di Cristo – come ha sottolineato il parroco – buon pastore della città».
Rivolgendosi ai presenti, l’Arcivescovo ha iniziato la sua omelia parlando del giorno di festa: «Come tutte le domenica voi avete lasciato le vostre case per convenire in questa chiesa. Avete fatto quindi una scelta personale e libera, libera di andare in profondità perché la Chiesa rappresenta la modalità che Gesù ha individuato perché voi lo possiate seguire. Il primo e più importante significato da dare alla parola chiesa non è tempio inteso solo come spazio. Il tempio è il luogo in cui le pietre vive che sono i battezzati si incontrano».
L’Arcivescovo, poi, ricordando le parole del Papa all’incontro mondiale con le famiglie ha ribadito «il valore della domenica come giorno necessario del riposo e della festa». Poi ha spostato l’attenzione su un altro argomento: «C’è un grande tema, molto importante da recuperare oggi: è il tema della creazione e il significato del nostro essere creature. La relazione della creazione non è solo il mettere in moto l’orologio del mondo. Ciascuno di noi è creato in questo momento, Dio ci tiene in vita attraverso la sua onnipotenza, ci consente di andare avanti e mantiene nella vita».
Riferendosi invece alla Liturgia della Parola odierna, il Cardinale ha parlato della scienza. «Siamo ammirati dalle scoperte della scienza da cui traiamo vantaggio anche per la salute. Anche il Papa ha cercato di spiegare ai cresimandi di San Siro la profondità della scienza, che cerca nel creato l’impronta di Dio, bisogna capire che dietro a tutto c’è una profondità. Dietro a tutte le iniziative dell’uomo rimane Dio, il tenace vigore di tutti gli esseri».
Commentando la Lettera di San Paolo apostolo ai Romani, il Cardinale ha sottolineato: «L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia, poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto. Non possiamo conoscere tutto di Dio, ma quello che conosciamo lo possiamo conoscere tutti. Dio c’è e il Dio che c’è è il Dio vicino. Dobbiamo rimettere Dio al centro. Dobbiamo riscoprire il Dio vicino, il Dio tra noi, colui del quale non possiamo fare a meno. Il Vangelo è potenza di Dio per chi crede».
Infine commentando il Vangelo e con una parola per i terremotati, l’arcivescovo Scola ha riaffermato il concetto del «Dio vicino che non verrà mai meno».

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