Il Cardinale ha presieduto l’Eucaristia davanti ai moltissimi fedeli riuniti nella parrocchia “Sacra Famiglia”, ha raccomandato il compito dell’unità

di Annamaria BRACCINI

Peschiera Borromeo

«Visitando le periferie e l’hinterland di Milano, vedo che c’è tanta vita e che da qui verrà il futuro, perché il Paese si riprenderà a partire da zone come le vostre». Ne è convinto il cardinale Scola che lo dice apertamente a conclusione della sua visita a Peschiera Borromeo, prima di salutare i moltissimi fedeli dell’intera città che si sono raccolti nella parrocchia “Sacra Famiglia” nella frazione Bettola, facente parte della Comunità Pastorale San Carlo Borromeo e di incontrare i sacerdoti del Decanato omonimo.

E appunto nel nome e nella memoria del grande Vescovo, eletto da Peschiera proprio patrono, giunge l’Arcivescovo per la Messa concelebrata da una quindicina di presbiteri, tra cui il responsabile della Comunità, monsignor Gianni Cesena e il Decano, don Claudio Carboni, che, in apertura, dà voce alla gioia condivisa della gente.

«Siamo proprio contenti di averla tra noi a presiedere questa Eucaristia in onore di San Carlo Borromeo», spiega, infatti. «Le chiediamo di vivere sempre con maggiore coraggio la comunione soprattutto tra le frazioni della nostra amata Peschiera Borromeo. La proposta della Comunità educante che lei domanda alla Diocesi, è anche il desiderio di tutte le nostre comunità. Affidiamo a San Carlo il cammino cittadino e il suo ministero di Pastore della nostra Chiesa milanese».

E di «gratitudine, anzi di vera e propria gratificazione» parla il Cardinale per il quale  «nulla e più gratificante che celebrare l’Eucaristia insieme al suo popolo. Niente delle tante occupazioni del Vescovo tocca di più il mio cuore e la mente», aggiunge di fronte ai rappresentanti delle Istituzioni che sono in prima fila con il sindaco, Luca Zambon, ai giovani, ai molti scouts e ai volontari delle tante Associazioni presenti su questo vivace territorio a sud est di Milano.

«La Chiesa non si qualifica solo nell’impegno che pure vi ha portato qui così numerosi, ma “è” il gesto che avete compiuto di essere convocati dalle diverse parrocchie della vostra città per prendere parte a quell’anticipo di risurrezione che è l’Eucaristia. Questo avvenimento ci dice che già nella nostra esistenza quotidiana è anticipato il nostro destino eterno», riflette Scola, il cui pensiero va alla Peschiera Borromeo «fatta di molti nuclei» che, «seppure non abbia più i caratteri rurali del passato, cerca e vuole una sua precisa unità»; la città della quale «nessuno meglio San Carlo può essere emblema», come peraltro testimonia il Gonfalone comunale su cui spicca il motto borromaico “Humilitas”.

Una preoccupazione, quella dell’unità, ben definita come compito dal Vangelo giovanneo riguardante il dialogo tra Gesù e Pilato. «Dialogo che documenta che  chiunque prenda contatto con il Signore non può restare indifferente, dovendo prendere posizione», duemila anni fa a Gerusalemme come oggi nella cintura milanese, suggerisce il Cardinale.

La risposta di Gesù alla domanda di Pilato “Tu sei re?” deve essere anche la nostra, “Il mio regno non è di questo mondo… Sei tu a dire che io sono re, ma io per questo sono nato e per questo sono venuto al mondo: per dare testimonianza alla verità”.

«La verità è l’amore di Dio per la famiglia umana,  il bene che la Trinità ci vuole fino da prima del nostro concepimento, il bene che ci porta al destino di pienezza. Ed è così potente questa diversa natura del regno di Cristo, che il suo vero re si vede nella croce, nel sacrificio dell’innocente impotente che si rende presente anche qui stasera, perché ciascuno di noi possa crescere nella conoscenza di Dio, essere liberato dal potere delle tenebre e partecipare al Regno nella luce dei Santi».

Da qui la consegna: «La vostra assemblea offre un’idea di unità nella ricchezza delle diversità e della varietà consapevoli di questo amore deve cambiare il nostro modo di vivere, di amare, di celebrare la domenica, di educare. Gesù genera una nuova parentela che non annulla, ma rende più “larga” di quella di sangue. Così, diveniamo autentica comunità di credenti e, come le debite distinzioni, buoni cittadini. Di questo ha bisogno l’Italia e le nostre terre. Occorre orientare e ordinare il cambiamento vivendo l’equilibrio tra i diritti e i doveri nella legge».

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