L’Arcivescovo ha trascorso con i carcerati il pomeriggio di venerdì 13 giugno. Un’esperienza di ascolto e dialogo sui temi della pena, dell’espiazione, delle relazioni, della fede. «Mi ha colpito la profondità dei loro interventi e delle riflessioni che hanno posto». Chiesta al Cardinale una zona franca per ricominciare

scola san vittore 2014

«In questo incontro con i detenuti si impara come si fa a cambiare interiormente, a convertirsi. E questo non vale solo per i detenuti ma per me e per tutti». Così l’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, ha commentato il pomeriggio di venerdì 13 giugno trascorso con i detenuti di San Vittore. Un’esperienza di ascolto e dialogo sui temi della pena, dell’espiazione, delle relazioni, della fede. «Mi ha colpito la profondità dei loro interventi e delle riflessioni che hanno posto».
Scola ha lodato «i nostri cappellani, le religiose, i volontari che fanno un lavoro straordinario di accompagnamento umano e spirituale con i carcerati». E infine il cardinale Scola ha rivelato: «I detenuti hanno chiesto a me di istituire una “zona franca” dove riprendere a lavorare e tornare a sperimentare le proprie capacità di essere a servizio della società. Studieremo subito come rispondere a questa loro esigenza così importante mettendo a disposizione le risorse del Fondo famiglia-lavoro».
Il cardinale Scola è arrivato alla Casa circondariale di San Vittore intorno alle ore 16. Ha avuto un colloquio prima con le donne nel reparto femminile, poi ha portato il suo saluto ai ricoverati del centro clinico presente all’interno del carcere, infine è sceso alla “Rotonda” dove si è intrattenuto con gli ospiti di tutti gli altri raggi. La visita è durata due ore e mezza.
«Tre donne e cinque uomini hanno rivolto ognuno una domanda al Cardinale e lui ha risposto in un clima molto intimo e personale, come era nell’intenzione dell’incontro che per tale ragione si è scelto di mantenere riservato», ha riferito il cappellano del carcere, don Marco Recalcati, che ha accompagnato il cardinale Scola durante la visita. «È stato un gesto di attenzione molto bello da parte dell’Arcivescovo, la dimostrazione, come lui stesso ci ha indicato nella lettera pastorale, che il campo in cui noi cristiani siano chiamati a operare è veramente il mondo, tutto il mondo, compreso questo angolo della città», ha concluso il cappellano.

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