Presiedendo a Brivio la Celebrazione Eucaristica nella chiesa dei Santi Martirio, Sisinio e Alessandro, e incontrando i sacerdoti del Decanato, il cardinale Scola ha sottolineato la necessità di portare la bellezza della fede in ogni ambiente

di Annamaria BRACCINI

scola brivio 2015

Un giorno di festa e di responsabilità che non finisce con la visita dell’Arcivescovo. Lo dice don Fernando Gatti, parroco della prepositurale di Brivio, intitolata ai Santi Martirio, Sisinio e Alessandro che, con Santa Margherita e San Simpliciano in Beverate, costituisce la Comunità Pastorale Beata Vergine Maria.

Sul sagrato ad accogliere l’Arcivescovo, in un bel pomeriggio di sole, ci sono il decano don Carlo Motta con gli altri sacerdoti del Decanato “Brivio” – incontrati al termine della Celebrazione -, il vicario episcopale di Zona, monsignor Rolla, i sindaci del territorio, ma soprattutto la gente e tanti ragazzi e bimbi con in mano le bandierine di benvenuto. Moltissimi i fedeli si trovano già nella bella e ampia chiesa alla quale il Rito della luce iniziale conferisce una suggestione particolarissima. Quella, appunto, con la quale si accoglie il Pastore per la sua presenza, definita dal parroco, «un dono di Dio».

«Ci sono incontri che mutano la condizione dell’uomo e diventano determinanti per una vita buona. In questa occasione prego per tre benefici: che i cristiani di questa comunità e di questo territorio vivano l’esplosione della fede uscendo dall’anonimato e si facciano testimoni visibili in tutte le relazioni umane; che i credenti abbiano un nutrimento solido della propria fede aprendosi alla Parola di Dio e al Magistero della chiesa universale e locale – in questo momento dell’Expo noi cristiani sappiamo bene dove attingere il cibo per la fame spirituale -; e, infine, conclude don Gatti, chiediamo la vicinanza alle fragilità umane». Quelle inevitabili condizioni di oggi che tornano più volte nell’omelia dell’Arcivescovo «lieto è commosso di poter celebrare, qui, la Santa eucaristia nella vigilia della Domenica della Divina Misericordia, in contemporanea alla donazione della Bolla della Misericordia che il Papa sta offrendo in San Pietro».

«Da venticinque anni faccio l’esperienza della visita alle Comunità cristiane che incarnano la fede in Gesù e questo è certamente il momento più bello per me, quello nel quale il Signore aiuta il Vescovo a superare le sue fatiche», aggiunge il Cardinale.

Il volto della Misericordia – Misericordiae vultus -, «il volto del Signore che videro, pieni di gioia, i suoi discepoli», è il filo rosso che lega tutta la riflessione. «Non c’è opera più grande di quella del Figlio di Dio che, annunciando il Regno, è passato tra noi e ha accettato liberamente la Passione perché fossimo strappati dal male».

Da qui il richiamo a «non perdere il senso della presenza di Gesù» nel gesto eucaristico, «ma anche in ciò che consegue, perché, essendo figli di un Dio incarnato, siamo chiamati a portare in tutti gli ambienti della vita cristiana, la bellezza, la bontà, la verità e la pienezza che la fede comporta». E questo, «dalla famiglia – che deve diventare soggetto primario dell’annuncio – al mondo della scuola e del lavoro, di fronte all’ingiustizia sociale e nella tensione di costruire una società giusta».

Questo è il punto fondamentale, suggerisce Scola, di ogni autentica testimonianza perché «Cristo non deve essere solo una spinta generica per uno slancio generoso verso la scelta di costumi ancora solidamente validi e comportamenti accettabili». Al contrario, Gesù che è «il centro della nostra vita, il “per Chi” del nostro vivere e amare», domanda a noi la libertà e, insieme, la responsabilità di essere riconosciuto come tale, mentre fin troppo spesso il nostro atteggiamento è quello di Tommaso.

«Quando viviamo le giornate dimenticandoci di Cristo, senza farci nemmeno un segno di croce, quando non rivolgiamo a Lui qualche momento di preghiera, quando veniamo meno con l’esperienza del peccato, allontanandoci dalla sua presenza amabile, sprofondando in un individualismo che spesso produce violenza, siamo un po’ tutti Tommaso», dice in riferimento alla pagina evangelica.

E questo accade, per usare l’espressione paolina, perché non viviamo «il pensiero di Cristo», dimenticando che solo il Signore è la nostra forza: «È come se la fede non incidesse, non diventasse un criterio con cui valutare ogni cosa. In Gesù abita la pienezza di Dio che sta sopra ogni potenza, sopra tutti i ragionamenti degli intellettuali, tutte le interpretazioni di terribili espressioni di male come ciò che è accaduto nei giorni scorsi in Tribunale a Milano».

E, arriva, allora l’auspicio: «Camminiamo secondo Cristo e non secondo il pensiero dominante con un fondamentale lavoro catechetico al fine di formare cristiani che possano dare un lavoro contributo in questa società plurale».

Infine, ancora un ringraziamento per la grande e artistica icona – in cui sono raffigurate, oltre il Duomo, anche le chiese di Brivio e Malgrate – donatagli e un pensiero ai Martiri Anauniensi cui è dedicata la chiesa – «mi sono molto cari» e alla beata Maria Anna Sala, suora Marcellina e apostola dell’educazione. «È sotto gli occhi di tutti in quanto l’educazione sia oggi necessaria come educazione cristiana e, con le debite differenze, civica che faccia del nostro Stato unica nazione, entrando definitivamente in un orizzonte europeo e universale. Non ci si può lamentare della corruzione e della violenza ingiustificata quando manca una tale educazione e uno stile di vita capace di accogliere e valorizzare la società civile. Come milanesi abbiamo la responsabilità di ritrovare l’anima del futuro, superando ogni frammentazione. Coltivate la famiglia come soggetto di evangelizzazione, l’oratorio che rimane realtà cruciale per la crescita, la catechesi, l’Associazionismo così vivo in queste terre soprattutto nel sostegno ai più deboli».

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