In occasione della tradizionale Festa del Perdono l’Arcivescovo guida la processione dal cimitero e presiede la celebrazione eucaristica in parrocchia. Ne parla don Maurizio Memini, responsabile della Comunità pastorale San Giovanni Paolo II

di Cristina CONTI

Domenica 2 aprile il cardinale Angelo Scola si recherà nella comunità pastorale San Giovanni Paolo II di Pero (Milano). A partire dalle 15.30 guiderà la processione dal cimitero e successivamente presiederà la celebrazione eucaristica nella chiesa parrocchiale (piazza Visitazione 1).

«Da diversi anni qui a Pero si celebra la Festa del Perdono in cimitero in ricordo dei defunti – spiega don Maurizio Memini, responsabile della Comunità pastorale -. Nel 1997, inoltre, venne istituita l’indulgenza plenaria per il suffragio dei defunti e la conversione personale. Nel 2002 San Giovanni Paolo II la rese definitiva e per questo motivo la Comunità pastorale è a lui intitolata. È una tradizione molto valida e molto ricca. In settimana ci siamo preparati con gli esercizi spirituali e con alcune personalità che ci hanno aiutato a riflettere. Avevamo invitato l’Arcivescovo anche lo scorso anno, poiché la celebrazione si coniugava bene con l’Anno Santo della Misericordia, ma non era stato possibile. Così viene ora, a pochi giorni di distanza dalla visita a Milano di papa Francesco. Siamo molto contenti: due eventi eccezionali per prepararci alla Santa Pasqua».

Come siete organizzati nel vostro territorio?
Pero è molto vicina a Milano. La Comunità pastorale è formata da due parrocchie, quella di Pero e quella di Cerchiate. Un territorio molto segnato dall’immigrazione, fin dagli anni Cinquanta e Sessanta, quando le persone, oggi ben inserite, provenivano soprattutto da Calabria, Centro Italia, Piacentino, Veneto… Si sono aggiunti poi gli stranieri di seconda generazione, provenienti in gran parte dall’America Latina, e alcuni copti: qui infatti si trova una loro chiesa, con cui lavoriamo bene. Dopo la visita pastorale abbiamo cercato di dare maggiore attenzione ai migranti e di valorizzare la vita familiare e la famiglia come soggetto di pastorale. Un riguardo particolare cerchiamo di darlo anche all’emergenza educativa: abbiamo diverse realtà che collaborano dal punto di vista dell’educazione scolastica.

La partecipazione alla vita ecclesiale è buona?
Sì, è buona. C’è un buon nucleo di persone che frequentano regolarmente. Vorremmo coinvolgere maggiormente anche chi con la Chiesa non vuole aver a che fare. Il Vangelo è una proposta che fa bene a tutti: ci piacerebbe che tutti potessero ascoltarlo. Poche persone non fanno il funerale in chiesa, ma molti non pensano di far battezzare i loro figli.

E i giovani?
C’è un buon nucleo che partecipa. Don Giacomo Beschi, uno dei vicari, si occupa della Pastorale giovanile e li segue nel loro cammino. Vorremmo, però, che in generale i giovani fossero maggiormente coinvolti.

La crisi economica si è sentita molto?
Si è sentita. In passato qui molte persone lavoravano nella raffineria sulla cui area poi è stata costruita la Fiera. Qui si trovavano molte fabbriche e c’era un polo che raggruppava diverse aziende commerciali. Ma tante hanno chiuso da un anno con l’altro e gli edifici sono rimasti vuoti. Me ne sono accorto quando sono andato a fare le benedizioni natalizie: prima erano il doppio. Nel mondo del lavoro oggi si fa molta fatica e la ripresa è lenta.

 

    

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