Il cardinale Scola ha benedetto la Cappella Palatina di San Gottardo in Corte, ritornata a splendere dopo un restauro radicale, dalle fondamenta ai decori, realizzato dalla Veneranda Fabbrica del Duomo

di Annamaria BRACCINI

san gottardo in corte 2015

Un luogo di bellezza, cultura, arte e fede, che, riportato a splendore, racconta la sua storia pluricentenaria, e si apre al futuro come spazio privilegiato nel cuore di Milano. 
È la chiesa di San Gottardo in Corte, che come cappella palatina, annessa prima al Palazzo ducale e poi reale, viene inaugurata proprio nel giorno in cui ricorre la memoria liturgica di San Gottardo. Sono quattro giorni che Expo è iniziata e, ovviamente, anche questa è una “tessera” che torna a rendere bello e visibile il grande arazzo della Milano sacra e civile. 
Sì, perché la chiesa, poco conosciuta – mentre è notissimo il campanile di Francesco Pecorari (l’architetto progettista) datato 1336 – in qualche modo è anche un simbolo di antiche tradizioni e di nuove collaborazioni, come quelle di oggi tra il Comune di Milano, cui appartiene il Palazzo e la Chiesa ambrosiana. Tanto che, come dice l’Arciprete della Cattedrale, monsignor Borgonovo – alla Veneranda Fabbrica si deve il restauro – si è pensato di inserire San Gottardo nel percorso museale del Grande Museo del Duomo, ma salvaguardando la possibilità che venga, talvolta, celebrata qui  l’Eucaristia. E il valore di questo restauro, che parla di cultura, viene sottolineato anche dal  cardinale Scola che benedice la chiesa, stata per tanti anni Rettoria e area di privilegiato dialogo e amicizia tra le fedi. «Un elemento pacificatore», insomma, di cui si ha, oggi, più che mai «bisogno», un luogo «in cui il culto si trasformi in dato culturale e che possa rappresentare, per i visitatori, uno sguardo più intero. Infatti – osserva l’Arcivescovo – Milano sta cambiando volto anche dal punto di vista artistico, come indicano le tante iniziative di arte che avremo modo di scoprire con Expo».
Un ruolo, questo, evidenziato anche dal sindaco di Milano, Pisapia, dal presidente della Regione Lombardia, Maroni e dal prefetto della città, Tronca, intervenuti all’inaugurazione. «Qui si incontrano tradizioni civili e religiose: una delle grandi ricchezze di Milano è fare sinergia. Oggi è un altro momento intermedio di un percorso di collaborazione, già iniziato tra Comune e Fabbrica, che racconta la capacità di accogliere della nostra città. Chi verrà a Expo e vorrà fermarsi a riflette, troverà qui un luogo», scandisce il Sindaco cui fa eco il Prefetto. «Sono giorni meravigliosi, ciascuno con la sua storia e con il suo carico di importanza. Ecco la vera Milano, il patrimonio di una metropoli che vuole essere protagonista non di una retorica vuota, ma di una realtà fatta di meraviglie. Abbiamo tutti bisogno di positività. Quello che vince, alla fine, è sempre la cultura: respiriamola a pieni polmoni». 
Alla collaborazione già da tempo avviata tra la Veneranda Fabbrica e la Regione, fa riferimento anche il presidente Maroni, che annuncia che San Gottardo ospiterà un mostra, al via il 19 maggio, di statue barocche e farà parte del Padiglione delle Arti esterno al sito espositivo. «Perché il vero Padiglione Expo della Lombardia è la Lombardia stessa». 
Insomma, un bella opportunità, condivisa – sono presenti anche gli assessori alla cultura di Regione e Comune, autorità militari, civili e delle Soprintendenze, restauratori – per dire insieme la bellezza di un nuovo scrigno che, nella luce del restauro in tempi record, durato appena nove mesi, si rende alla città e al mondo. Nella evidente magnificenza dei marmi perfetti, dei colori tenui, dal bianco al rosa, degli stucchi, dell’elegante linea architettonica trecentesca, dello splendido lacerto di affresco che si deve a Giotto, di passaggio a Milano, del mausoleo di Azzone Visconti, che volle la Cappella, nelle dorature finalmente riapparse. Lui, signore potente, ma malato di gotta che al protettore dei gottosi, appunto San Gottardo, volle dedicare il piccolo tempio – una intitolazione precedente era alla Vergine Maria, anche se, con ogni probabilità, nel sito era già presente una precedente struttura di culto  – non immaginando, forse, che sarebbe arrivata fino ai giorni, nel terzo millennio, di un’Esposizione di respiro mondiale

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