Il Cardinale ha presieduto in Basilica la celebrazione per la Professione dei Voti perpetui di quattro religiose impegnate in diversi campi di apostolato

di Annamaria BRACCINI

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«Siete, con il carisma delle famiglie religiose, un grande dono, una ricchezza preziosa per la Chiesa tutta e per la nostra Comunità ambrosiana in particolare. Dobbiamo essere grati alle nostre sorelle che operano oggi una scelta tanto coraggiosa. Non importa la quantità, ma la qualità».
Le parole del Cardinale risuonano nella basilica di Sant’Ambrogio, la ’secolare abbazia’, come viene definita in apertura della Celebrazione eucaristica che, appunto, l’Arcivescovo presiede per la Professione religiosa dei Voti perpetui di quattro suore, Ednaildes Costa da Silva, Marigilsa Dias Pinheiro Santos, Soheli Lima de Souza, tutte di origine brasiliana, Suore missionarie del Redentore e Dámaris Rodriguez Elizondo, nativa del Messico, appartenente alle Marcelline.
Circondato dai sacerdoti concelebranti, tra cui monsignor Vincenzo Di Mauro e il Vicario episcopale per la Vita consacrata, monsignor Ambrogio Piantanida e di fronte a moltissime religiose e fedeli, l’Arcivescovo dice la gioia di tanti – idealmente dell’intera Chiesa – che qui si raccolgono per un giorno di festa e preghiera. «Il Salmo», dice, infatti, «dà voce al sentimento di lode a Dio che si leva dalla nostra Assemblea, perché quattro donne scelgono il per sempre dell’amore».
Quel ’per sempre’ «che è la sequela in senso stretto di Gesù, casto, povero e obbediente. Essenza dell’amore nella sua piena totalità, da vivere chi nel matrimonio cristiano, chi nella consacrazione religiosa e nella scelta del celibato sacerdotale». Un amore che è il dono alla nostra libertà dell’amore eterno, oggettivo ed effettivo di Dio che realizza l’incontro con il Signore e che ci permette di non rimanere mai isolati.
«Sempre nella nostra vita, attraverso i rapporti, le circostanze, il Signore ci sorprende e ci spiazza, ci costringe ad approfondire il rapporto con Lui. Così è accaduto a queste nostre quattro sorelle».
Tuttavia, sottolinea il Cardinale rivolgendosi direttamente alle Neoprofesse, «Non basta la generosità dell’azione, connessa ai carismi specifici delle vostre famiglie religiose, occorre l’amore di Dio. Se essa non ha come movente la vita in Cristo, non trasmette tutta l’esperienza d’amore fecondo che pure avete sperimentato». Un vissuto di ‘farsi prossimo’ che, per suor Marigilsa si è svolto nel reparto per malati terminali dell’ospedale Niguarda, per suor Soheli si è fatto servizio come animatrice presso l’oratorio di Santa Giustina in Affori, mentre Suor Ednaildes è stata impegnata in alcune comunità educative e suor Damaris collabora nella scuola e come catechista nella parrocchia milanese di San Paolo.
Insomma, come scriveva la beata Eugenia Picco, di cui proprio il 7 settembre ricorre la memoria liturgica, «L’uomo o vive di amore purissimo ed è allora armonico, o vive di amore impuro e allora è pienamente disarmonico». Esattamente quello a cui siamo esposti tutti i giorni.
Poi, i momenti sempre suggestivi del rito di Professione per le religiose accompagnate dalle rispettive Superiore, Madre Elisabetta Giussani, della Congregazione di Gesù Redentore e Madre Mariangela Agostoni delle Marcelline.
A conclusione della Celebrazione, un grande applauso e il Cardinale che ancora esprime il ringraziamento della Chiesa ambrosiana, evidenziando come la provenienza da lontane parti del mondo delle Consacrate sia segno del «cambiamento in atto, quello su cui riflettiamo nella lettera pastorale “Il campo è il mondo”, la cui lettura raccomando».

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