Il cardinale Scola è intervenuto al 27° Seminario Internazionale delle Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione. Nella parrocchia di Sant’Eustorgio, davanti a oltre 200 Delegati e partecipanti, ha richiamato il dovere fondamentale di essere Chiesa viva e, dunque, capace di evangelizzazione

di Annamaria BRACCINI

Cellule evangelizzazione Sant'Eustorgio

Un saluto «con cordialità e gratitudine per lo stile missionario che in tante chiese, non solo italiane», esprimono le Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione. Questi sono i sentimenti a cui dà voce il cardinale Scola che, nella parrocchia di Sant’Eustorgio, arriva per il Assise che, in questo Anno straordinario dedicato alla Misericordia, approfondisce i temi indicati da papa Francesco, con la presenza e il confronto di molti aderenti. Qualcuno, come la delegazione pakistana, pur attesa per la prima volta, non è a Milano, perché è stata bloccata nel Paese di origine e sostanzialmente impedita a partecipare. Accanto all’Arcivescovo ci sono il fondatore e presidente dell’Organismo Internazionale di Servizio per le Cellule Parrocchiali, don Pigi Perini, il vicepresidente don Paolo Fenech, maltese, il cardinale Paolo Romeo, arcivescovo emerito di Palermo – che presiede l’Eucaristia in serata –, il teologo dell’Organismo stesso, abbé Mario St-Pierre, il parroco don Giorgio Riva e alcuni laici appartenenti al Comitato esecutivo. Tutti, già dal giorno precedente, impegnati nei Lavori che hanno visto anche la predicazione di mons. Pietro Fragnelli, vescovo di Trapani dal 2013. Nell’aprile 2015 l’Organismo Internazionale di Servizio per le C. P. E. ha ricevuto il Riconoscimento definitivo dal Pontificio Consiglio per i Laici e ha suggellato questa importante tappa del suo lungo percorso, con l’incontro con papa Francesco del settembre 2015 nella sala Paolo VI, cui hanno partecipato circa 5000 “cellulini”, provenienti da tutti i continenti.
E proprio dall’Esortazione apostolica del beato Paolo VI Evangelii Nuntiandi, prende avvio la riflessione  del Cardinale che, sia quando era Patriarca di Venezia che come Arcivescovo di Milano, ha conosciuto l’azione, appunto, evangelizzatrice delle “Cellule”, «quale elemento decisivo per il mio Ministero episcopale», sottolinea.     
“Evangelizzare è la grazia, la vocazione della Chiesa e la sua identità più profonda” scriveva Montini e di questo è profondamente convinto anche Scola, che si rivolge direttamente ai Delegati presenti. «Ritengo che il vostro carisma stia avverando questa verità che il beato Polo VI ha annunciato in termini così chiari». 
La questione è quella cruciale, tante volte emersa anche in questi anni del Terzo millennio, dell’antica e nuova evangelizzazione: l’identità profonda del Chiesa. Infatti, quando essa «non evangelizza e non ha più il coraggio di annunciare, in ogni ambiente dell’umana esistenza, che Cristo è il Salvatore, che ha dato la vita per noi, diventa stanca, si riduce a religione e perde la forza dell’avvenimento che sorprende». Al contrario – suggerisce il Cardinale –, «una Chiesa viva è quella che risorge dai cuori» come diceva Romano Guardini.
E, poiché ogni donna e uomo dice «ciò che è», se «Cristo è il centro della sua esistenza, lo comunicherà in ogni aspetto del quotidiano: nel lavoro, nel riposo, nella festa». 
Il riferimento è alla Lettera pastorale “Educarsi al pensiero di Cristo” e ai pilastri fondamentali della vita ecclesiale, secondo le modalità vissute dalla Chiesa delle origini, descritte in Atti. 2, 42- 47, quale modello per ogni comunità. Ossia l’approfondimento del Signore attraverso l’Eucaristia e tutti i Sacramenti illuminati dalla Parola di Dio, l’ascolto dell’insegnamento degli Apostoli, per educarci ad avere la stessa mentalità di Gesù nel quotidiano;  l’educazione al gratuito, al dono totale di sé e la missionarietà, in modo che nessun uomo perda la passione e la possibilità dell’ incontro con il Signore. «Potete, quindi, capire come le “Cellule” rappresentino una forma adeguata per la donna e l’uomo contemporanei». 
Come a dire, l’Organismo svolge «una modalità molto accurata, messa a punto negli anni anche a livello internazionale, che chiede una testimonianza personale e comunitaria, perché l’evangelizzazione stessa è la testimonianza di ciò che si è visto e capito della gioia ricevuta dall’annuncio del Vangelo». Cosa che, evidentemente, è assai differente da chi pretende di «convincere con la forza», magari in maniera intellettuale, della bellezza dell’essere cristiani. Una  sequela di Cristo che si pone «come un coinvolgersi con gioia e partecipazione nell’esperienza del Signore, quale tratto indispensabile per portare Gesù al cuore e alla mente dell’uomo di oggi». 
Chiara la constatazione dell’Arcivescovo: «Se le nostre comunità diventano noiose difficilmente coinvolgono». 
«Spesso che, nelle nostre Chiese del nord del pianeta, la partecipazione eucaristica domenicale è convinta, vedendo ancora un numero relativamente nutrito di fedeli. Si nota anche l’esistenza di un sensus fidei tenace, istintivo, legato alla nostra storia, ma si vede che quando si lascia la chiesa e si entra nella vita di tutti i giorni, il riferimento alla mentalità e al cuore di Gesù sparisce e si tende a giudicare secondo le opinioni dominanti. Si scopre così un frattura tra la fede e la vita, per cui si è incapaci di incidere negli aspetti fondamentali, come è la famiglia». 
Da qui, la sottolineatura delle famiglie come soggetto prioritario di evangelizzazione e il compito che il Cardinale affida: «La famiglia impari dall’esperienza delle “Cellule”. Ciò permetterà anche di dare i fedeli laici il loro giusto peso attivo, come ha detto il Concilio. I laici non sono, infatti, clienti della Chiesa perché tutti abbiamo la responsabilità dell’evangelizzazione. Aiutate la famiglia a essere chiesa domestica, fate che i nuclei familiari si riuniscano nelle case, partendo sempre da un bisogno concreto e cercando insieme un giudizio di fede che conduce a quella conversione che è così necessaria oggi». 
Una conversione del cuore che i Delegati chiederanno sabato 21 maggio compiendo il gesto del passaggio della Porta santa in Duomo e con la Celebrazione Eucaristica vigiliare sempre in Cattedrale. Domenica, infine, la conclusione dell’Assise anche nell’agape fraterna. 

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