Il cardinale Scola ha presieduto, presso l’abbazia di Chiaravalle, la Celebrazione Eucaristica per la 64esima Giornata Nazionale del Ringraziamento. Presenti i vertici e gli aderenti alle organizzazioni cristiane del mondo agricolo ha detto, «Non si può separare l’ecologia della natura dal rispetto per l’uomo»

di Annamaria BRACCINI

Chiaravalle

Un rendere grazie per il dono della terra che diviene richiamo alla responsabilità per lo sviluppo sostenibile e per la sobrietà negli stili di vita. Per quel «nuovo modo di fare la storia», che si sintetizza in un’unica parola: solidarietà.
Lo dice il cardinale Scola nell’abbazia di Chiaravalle dove presiede l’Eucaristia per la 64esima Giornata Nazionale appunto del Ringraziamento, portando il saluto dell’intera Chiesa ambrosiana ai moltissimi che fin da ieri hanno partecipato ai Lavori della Giornata promossa dalla CEI, quest’anno a Milano, in vista di Expo 2015.
E la Celebrazione, per la quale si è volutamente scelta la splendida cornice dell’Abbazia fondata da San Bernardo nel 1135, ancora oggi simbolo di lavoro e di preghiera, è come un intero canto di rendimento di grazia al Signore a ciò che Egli ha donato gratuitamente all’intera famiglia umana. Anche perché vi è la coincidenza con la Festa della Dedicazione della Basilica Lateranense, madre e capo di tutte le Chiese dell’urbe e dell’orbe, cioè di Roma e del mondo intero. «E, allora, – osserva il Cardinale – il nostro rendimento di grazie si dilata alla Chiesa nostra madre e maestra. Noi amiamo la Chiesa perché ci accompagna nel vivere gli affetti, il lavoro, il dolore, il riposo, l’educazione, l’edificazione della giustizia, la festa».
La riflessione è, anzitutto, per la terra e i suoi frutti, che, proprio perché donati da Dio, non possono essere fonte di disuguaglianza, oggetto di sfruttamento indiscriminato, luogo di guerra in nome del Dio denaro. Oltre venti sacerdoti concelebrano la Messa, tra cui il priore della Comunità cistercense che conta diciotto monaci, padre Stefano Zanolini, monsignor Fabiano Longoni e don Walter Magnoni responsabili rispettivamente dell’Ufficio per i Problemi Sociali e il Lavoro della Conferenza Episcopale Italiana, e di quello Diocesano.
Si rivolge direttamente ai fedeli presenti, l’Arcivescovo, che con un’espressione paolina definisce i lavoratori impegnati nell’agricoltura, «collaboratori di Dio e campo di Dio». «Con il vostro lavoro voi garantite il sostentamento primario. Il lavoro della terra è e resterà pilastro insostituibile alla vita buona sia nelle complesse società opulente come le nostre sia, e soprattutto, nelle nazioni che sono duramente provate per la fame, la violenza, la guerra, la persecuzione e talora il martirio dei cristiani, degli uomini delle religioni e dei giusti, per cui dobbiamo almeno pregare».
A tutti – in prima fila siedono i responsabili ai massimi livelli della cinque organizzazioni di ispirazione cattolica che raggruppano gli agricoltori – il Cardinale ricorda il passo del Vangelo di Giovanni, appena proclamato, dedicato alla purificazione del Tempio da ogni idolatria, perché «il Signore non può tollerare il culto reso agli idoli, in particolare al dio denaro. Parliamo di terra, di lavoro, di casa. Parliamo di lavorare per la pace e di prendersi cura della natura. Ma perché allora ci abituiamo a vedere come si distrugge il lavoro dignitoso, si sfrattano tante famiglie, si cacciano i contadini, si fa la guerra e si abusa della natura?», si chiede con le parole di papa Francesco. Evidente la risposta: proprio perché in un mondo «orfano di Dio si rende un culto idolatrico al denaro».
Da qui il ruolo dei cristiani, testimoni, anche come lavoratori della terra, del compito ricevuto con il battesimo che «è medicina che risana e nutre la vita» in cui «la fecondità naturale dell’acqua acquista un valore pieno nell’acqua benedetta che la Chiesa dispensa in nome di Cristo».
In quanto battezzati, «partecipando ogni domenica all’Eucaristia», occorre, infatti, imparare «il dono ed il perdono, che sono le due espressioni essenziali dell’amore come legge della vita. Noi cristiani siamo chiamati in tal modo ad essere donne e uomini capaci di uno stile di vita solidale. Quando noi ci apriamo a un’autentica solidarietà, consapevoli del legame stretto tra i diritti e i doveri e facciamo leggi che rispettino tale legame, contribuiamo alla giustizia, all’edificazione di quell’amicizia civica della quale hanno tanto bisogno la nostra Italia e la stanca Europa in questo tempo di cambiamento», conclude Scola.
Poi, la benedizione degli agricoltori e dei mezzi agricoli sul sagrato dell’Abbazia, sotto un timido sole e immersi in un orizzonte rurale della “Bassa”, immutato da millenni con il Cardinale che, salutando i presidenti nazionali e locali delle sigle del mondo agricolo – Acli terra, Coldiretti, Fai Cisl, MCL Feder.Agri, Ugc-Copagri –, nota: «Siete la forza del Paese, vi raccomando di lavorare uniti e di formare i giovani».
Temi sui quali l’Arcivescovo torna, a margine, con i giornalisti: «Il comparto agricolo è fondamentale, anche perché, seppure di poco, continua a incrementare l’offerta di lavoro e questo dimostra quanto abbiamo e avremo sempre bisogno della terra. È molto bello e di straordinaria importanza che, anno dopo anno, si mantenga la Festa del Ringraziamento che rischia da noi di essere un poco dimenticata, mentre sappiamo quanto sia rilevante in altre culture, come quella statunitense.
Come ci ricorda il Papa Francesco crediamo di potere comperare tutto attraverso il danaro, mentre il creato richiama immediatamente la dimensione del dono, che sfugge alle nostre anche più sofisticate tecnologie. Ritengo che i lavoratori del settore agricolo abbiamo, in questo, un ruolo centrale perché, non solo, possono aiutare a uscire dalla crisi – da cui usciremo –, ma soprattutto sono primari per affrontare il travaglio presente. Occorre, però, comprendere bene cosa significhi l’ecologia della natura, perché non si può continuare a pensare alla terra come a una miniera senza fine, ma si deve abitare la dimora del mondo con consapevolezza, coltivando il “giardino” della creazione. Tuttavia, ciò diventa difficile se non sviluppiamo, al contempo, un’ “ecologia umana”, guardando a un nostro modo di amare, di generare i figli, di essere fecondi, di stare nella società che sia rispettoso fino in fondo della dignità di ogni uomo».
In riferimento al titolo della 64esima Giornata, “Benedire la Terra e nutrire il Pianeta”, scelto in evidente consonanza con quello di Expo, “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, l’indicazione finale dell’Arcivescovo: «Bisogna dare spazio, in questi mesi che ci separano dall’inizio dell’Esposizione, ai contenuti legati al nutrimento e all’uso dei frutti della terra, ma questo implica una precisa solidarietà tra gli uomini. Il punto critico è sempre l’ “insieme” oltre la tentazione, oggi molto forte, del narcisismo. Ritengo che, in questo contesto, siano decisivi i Corpi intermedi, la cui sottovalutazione, da parte dei politici, sarebbe un gravissimo errore, proprio perché essi riflettono la società civile e rendono possibile quella amicizia civica senza la quale non c’è legge che tenga».
 

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