Messaggio dell’Arcivescovo ai funerali dei due milanesi uccisi nell'attentato: Mario Casati (90 anni) e Maria Grazia Ascoli (79 anni). I tragici eventi di questi giorni «non devono solo impressionarci, dobbiamo spingerci a carità e condivisione, passando da spettatori a protagonisti»

Scolai Nizza

«Mi rendo presente con la preghiera e con l’affetto alla dolorosissima prova del barbaro trapasso del vostro caro Mario e della vostra cara Graziella. La Chiesa di Milano, l’Arcivescovo e i sacerdoti suoi collaboratori vi sono vicini in questo tragico momento. Affidano con voi a Dio Padre e al suo abbraccio carico di misericordia e tenerezza il carissimo defunto e la carissima defunta». Il cardinale Angelo Scola ha inviato un messaggio di cordoglio ai familiari delle vittime milanesi del tragico attentato terroristico di Nizza, letto durante i funerali che si sono svolti oggi, sabato 23 luglio. «Il momento grave che stiamo vivendo anche in Europa chiede infatti a ciascuno una invocazione e una preghiera speciale allo Spirito di Gesù risorto perché risvegli la nostra fede troppo assopita e ci renda attivi costruttori di una civiltà degna della nostra storia e soprattutto capace di prospettiva, di ridarci una speranza affidabile».
Le esequie di Mario Casati, 90 anni, originario di Besana Brianza, ma residente a Milano, si sono tenuti questa mattina nella parrocchia dei Santi Nabore e Felice, presieduti dal vicario episcopale per la città di Milano mons. Carlo Faccendini e l’omelia è stata pronunciata dal parroco fra Giuseppe Panzeri. Mentre per l’amica Maria Grazia Ascoli, 79 anni, anche lei milanese, si sono svolti nel pomeriggio nella parrocchia Mater Amabilis, anch’essi presieduti da mons. Faccendini, con l’omelia di don Giovanni Giavini. Il Comune di Milano ha proclamato il lutto cittadino.

Casati era l’ex titolare di una piccola azienda manifatturiera, mentre Ascoli era un’ex impiegata Mediaset. Entrambi vedovi, si erano conosciuti in tarda età. Si recavano spesso a Nizza, dove Casati aveva acquistato un appartamento.

L’Arcivescovo era già intervenuto sui tragici fatti capitati in Puglia, a Nizza e in Turchia in un passaggio dell’omelia della Messa festiva celebrata domenica 17 luglio a Lorentino di Calolziocorte (Lc). 

«Oggi corriamo il rischio di fermarci alla superficie delle cose. Potendo, con l’aiuto della tecnica, quantificare tutto, rischiamo di badare sono all’apparenza e di dimenticare il cuore, fermandoci a ciò che possiamo dominare e controllare. Ciò che non è sotto il nostro potere e controllo spesso è come se non esistesse, come se lo Spirito Santo non potesse irrompere per trasformare le cose. Questa apertura allo Spirito è un criterio per vivere questo tempo di tragedia in cui siamo immersi. I drammi che si sono susseguiti in questi giorni – molto diversi tra di loro – ci hanno turbato fino a toglierci il fiato. I morti nel disastro ferroviario in Puglia, il massacro di Nizza, il subbuglio politico in Turchia e le persone uccise: questi fatti violenti mettono davanti ai nostri occhi la realtà ineluttabile della nostra morte. E ci impongono una domanda: come intendiamo la morte? Come il passaggio da questa vita all’abbraccio amoroso del Padre, oppure con la paura di finire nel nulla? Tutti possono raggiungere la salvezza nel paradiso: “Se moriamo con lui, con lui vivremo” dice San Paolo».

«Come possiamo reagire a questi fatti terribili? – ha continuato Scola -. Anzitutto passando da spettatori di questi drammi ad attori responsabili. Ė decisivo, per porre rimedio a queste tragedie, non limitarci a trovare chi ne è colpevole – cosa che è comunque da fare – ma metterci in gioco. La vita non è fatta solo di lavoro, vita familiare, riposo, divertimento, cura del nostro corpo… La tragica realtà che la cronaca ci consegna, ci domanda di metterci in gioco, di diventare consapevoli che dobbiamo costruire una nuova civiltà. E questo avviene – ad esempio – amando in famiglia in modo diverso, educando i figli in modo nuovo, affrontando il lavoro e il problema della disoccupazione in modo solidale. Dobbiamo cambiare nel quotidiano, così da rigenerare la nostra Chiesa e da costruire vita buona nella società. I drammatici fatti di questi giorni non basta che impressionino i nostri sentimenti: devono muovere l’intelligenza e spingerci alla carità e alla condivisione. La Parola di Dio non ė stata incatenata: Dio è il Signore amoroso della storia e vuole il bene di tutta la famiglia umana. Questa convinzione deve spingere ognuno di noi ad assumere un impegno ecclesiale e sociale diretto. Non possiamo più essere solo clienti della Chiesa o solo spettatori critici della vita sociale. Dobbiamo essere attori per ridare corpo vitale della chiesa e sostanza alle nostre democrazie. Dobbiamo, nella verità, realizzare le libertà, non basta conclamare a parole i valori».

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