Il cardinale Scola ha presieduto l’Eucaristia nella Casa di Reclusione di Opera e ha visitato la Mostra “Vangelo Filatelico”, realizzata dai detenuti. L’Arcivescovo ha portato ai reclusi il saluto speciale di papa Francesco

di Annamaria BRACCINI

Scola Opera francobolli

Ne ha parlato con il Papa poche ore fa a Roma, dicendo che avrebbe celebrato l’Eucaristia nel carcere di Opera. E così il Santo Padre, attraverso il cardinale Scola, manda il «suo saluto del tutto speciale». A dirlo ai moltissimi detenuti riuniti nel teatro della Casa di Reclusione alle porte di Milano, annunciando che nel suo viaggio milanese, probabilmente a primavera, il Papa non mancherà di fare visita a una Casa di reclusione, è l’Arcivescovo stesso che presiede la Celebrazione, dopo aver visitato una bella Mostra filatelica, ispirata a una collezione di francobolli donati a papa Francesco e giunti per suo volere a Opera tramite l’elemosiniere pontificio, l’arcivescovo Konrad Krajewski. La Mostra “Vangelo Filatelico” è il frutto del lavoro realizzato dal Gruppo filatelico, da oltre due anni attivo all’interno della Sezione AS1 (Alta sicurezza) del carcere. Viene anche presentato il francobollo “Visitare i carcerati”, emesso dalla Città del Vaticano e inserito nella più ampia emissione filatelica dedicata alle Opere di misericordia corporale. Nell’occasione, inoltre, sono allestite postazioni dell’Ufficio Filatelico e Numismatico della Città del Vaticano e di Poste Italiane, che bollano la corrispondenza in partenza con annulli appositamente realizzati per la Mostra.
Accompagnato dal direttore della struttura, Giacinto Siciliano, dalla Presidente di Poste italiane Luisa Todini, e da Mauro Olivieri, direttore dell’Ufficio Filatelico e Numismatico dei Musei Vaticani, dai detenuti, il Cardinale percorre il lungo corridoio dove si sofferma sui tanti pezzi della rassegna.
Claudio Savi, diacono permanente, medico, impegnato nel carcere – concelebrano otto sacerdoti, tra cui il cappellano, don Loi, il vicario episcopale di Zona pastorale VI, monsignor Elli e tre Decani di Decanati vicini al Penitenziario – in apertura dice: «Benvenuto nella nostra realtà di periferia che può essere dimenticata e contrastata, ma che è anche fonte di scoperte incredibili. Qui molti hanno trovato, o ritrovato, un percorso che li ha avvicinato alla Chiesa. Vogliamo unirci in comunione con tutte le periferie del mondo».
«Oggi è nato, in me, un atteggiamento di gioia e di speranza vedendo quale espressione creativa avete realizzato con questa esposizione filatelica, con i vostri commenti, i disegni, la bella dedica al Papa. Ciò che qui si sta facendo rompe le sbarre di ferro, perché è vero che l’uomo comunica con il corpo, ma la sua capacità di spostamento è legata allo Spirito che permette di entrare in relazione con chi è lontano nello spazio e nel tempo».
Il ringraziamento agli ospiti della Casa si fa specifico: «In questo che è un periodo inevitabile di espiazione, se ovviamente giusta e proporzionata, avete trovato la strada di investire questo tempo e non di subirlo, vivendolo come un presente che cambia e converte la vostra vita fin da ora. Così, come testimoniano i vostri lavori che speriamo ricevano sempre di più fisionomia e non siano solo un palliativo, il momento della prova diventa di edificazione».
L’appello è alle Istituzioni civili e alla Chiesa stessa: «Insistiamo perché comprendano, in profondità, l’importanza della modalità con cui attraversate questo tempo e la favoriscano in tutti i modi cosicché il vostro lavoro sia oggettivamente tale. Questa è certamente la strada per un riconoscimento della colpa, per l’attraversamento della pena e per quel reinserimento a cui agognate e del quale la società civile ha bisogno». 
«Devo dire che da questo punto di vista, nei miei venticinque anni di Episcopato, ho visto un cambiamento buono. Abbiamo tanti problemi in un’Europa che rischia la chiusura, ma ci sono anche segni di edificazione civile e, per alcuni di voi, ecclesiale».
Dalla Lettura, complessa e «dura» del Vangelo di Luca al capitolo 19, il riferimento è alla libertà personale: «Se andiamo profondità, scopriamo che Gesù ci vuole liberi e non schiavi, attori con Lui della nostra vita, co-agonisti. La sua severità provoca la nostra libertà, perché solo se questa si esprime possiamo realizzare fino in fondo la persona. In ciò, la colpa e il peccato non rappresentano un’obiezione perché Gesù è venuto a restaurare radicalmente la possibilità di essere se stessi, anche recuperandoci dal male che tutti, in forza della fragilità umana, commettiamo. Per questo auspichiamo un’azione di miglioramento della vostra condizione. Pur non essendo un “tecnico” del Diritto, mi auguro che la questione dell’ergastolo ostativo possa essere ripensata in profondità». Dopo l’applauso che nasce spontaneo, l’auspicio: «Questo ergastolo non può essere una “tomba anticipata” (in una sua creazione un detenuto l’ha così raccontata attraverso un piccolo plastico con una cella che pare una sepoltura): se camminiamo insieme, se restiamo uniti possiamo realmente far procedere la nostra civiltà e cultura. Quello che fate qui sta costruendo società nuova. Sentitevi attori sociali e non solo personali. Dovete vivere e l’uomo vive solo nel presente. Fate la mattina un segno di croce, che porta in sé il segno perfetto della Trinità, e la sera recitate un’Ave Maria: Ricordatevi della Madonna – Myriam più o essere pregata anche dai nostri fratelli musulmani che la venerano – perché è una madre che ci porta suo Figlio».
Poi, ancora il grazie ai volontari a Opera attivissimi e al personale di Polizia penitenziaria, presente il Comandante del Reparto Amerigo Fusco: un Corpo circa 600 agenti per 1300 detenuti, tra i quali il 30% di stranieri, prevalentemente marocchini e albanesi..
All’offertorio e alla Comunione non possono mancare le ostie prodotte nella struttura e utilizzate anche nelle grandi Celebrazioni in Duomo. Alla fine, al Cardinale vengono donate le poesie e le nuove preghiere dei detenuti impegnati nel Laboratorio di Lettura e Scrittura creativa. Particolarmente bello e commovente l’omaggio di una riproduzione, incompiuta, della “Madonna della Tenerezza”, dipinta da un ergastolano.
Parlano don Loi e il direttore Siciliano che spiega, rivolto al Cardinale: «Lei ci invitò a pranzo il giorno dell’Epifania di due anni fa, da quel momento è iniziato un cammino e tante cose sono cambiate. Questo è l’Anno del Misericordia e abbiamo voluto fare in modo che il mondo incontrasse il carcere, incrementando gli incontri con le famiglie, i colloqui, il Laboratorio delle ostie. Porteremo dal Papa il nuovo spettacolo ispirato alla parabola del Figliol Prodigo. Tra i tanti percorsi che si sono avviati c’è il concetto del perdono: abbiamo lavorato perché i detenuti imparassero a perdonare soprattutto loro stessi e a comprendere che si può diventare diversi, perché il carcere possa essere non un peso per la società, ma una grande risorsa».
 

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