Il cardinale Scola ha incontrato nella storica sede milanese della Confcommercio i rappresentanti di 150 associazioni che riuniscono 40.000 imprese diffuse nel territorio. Ai moltissimi presenti ha detto, «siate portatori di relazioni e di un consumo creatore di equità»

di Annamaria BRACCINI

 Confcommercio

«Il riposo domenicale è un elemento assolutamente decisivo perché è il fattore che dà equilibrio, che ritma gli affetti e il lavoro. Quello che stiamo rischiando di dimenticare, sganciando il lavoro dalla sua cultura, è appunto la dimensione sociale del riposo. Dobbiamo rispettare il valore della domenica».
Lo dice chiaro il cardinale Scola, mentre scroscia l’applauso, nella grande sala dei Convegni della Confcommercio, dove per ascoltarlo si danno appuntamento centinaia di rappresentanti e associati di Milano, Monza Brianza e Lodi e dei comuni compresi nel territorio della Diocesi.
Ma, la di là della questione tanto dibattuta della domenica, è l’intero intervento dell’Arcivescovo a definire «il lavoro come dimensione centrale della vita, proprio perché siamo figli di un Dio incarnato e per questo tutto ciò che riguarda l’uomo ci interessa così che tutti si possa realmente concorrere alla giustizia e alla pace».
In questa realtà storica del Commercio, che riunisce 150 associazioni in rappresentanza di 40.000 imprese, la visita dell’Arcivescovo di Milano, nel tempo che avvicina al Natale, si inserisce, peraltro, in una consolidata tradizione risalente fino al cardinale Schuster.
Certo, i tempi sono molto mutati attraverso i decenni e, soprattutto, negli ultimi anni, e, dunque, il pensiero del Cardinale è tutto orientato alle sfide del presente e alle speranze per un futuro umanamente ed economicamente più equo. Quello in cui ha fiducia anche il presidente Carlo Sangalli che apre l’incontro con un vibrante intervento.
«In questa crisi perdurante, siamo disorientati sul senso stesso di fare impresa. Nel 2014, per una attività del Terziario che apre, due chiudono. Questo è un tempo duro che ci interroga ma che sembra muto nelle risposte. Dove la libertà personale è gonfiata da mille possibilità, ma lo spazio della scelta sembra assottigliarsi giorno per giorno, fare associazionismo ha un valore in più. Bisogna vincere la paura, anche perché il disagio è una malattia multiforme, ma l’antidoto non è lontano dalla nostra portata, se pensiamo a progetti che coinvolgano istituzioni e privati, con sostegno e sinergie reciproche», osserva Sangalli .
«Il senso della mia presenza perché, strappandola al rischio del formalismo, possiate sentirla come sostanziale e decisiva per l’Arcivescovo stesso è questo interesse al lavoro», spiega, rivolgendosi ai presenti il Cardinale che propone subito alcune domande e punti fermi utili per la riflessione comune.
La “Milano da bere”, anni Ottanta con i suoi idoli e riti di vita senza regole, diviene così il riferimento a una prospettiva di intendere la realtà che non può che portare all’ingiustizia «Se affrontiamo la questione del consumo con un atteggiamento simile non potremo leggerlo mai come fattore di equità, un elemento tanto più necessario in mondo che registra situazioni di povertà inimmaginabili fini a qualche anno fa. Il criterio per orientare il consumo in maniera equa è un’adeguata cultura del lavoro», scandisce Scola che di fronte ai tanti rappresentanti di piccole imprese, a carattere familiare, aggiunge: «Non possiamo ignorare il binomio famiglia-lavoro come edificatore di vita buona e, nella crisi, di solidarietà».
Insomma, non possiamo rassegnarci a «una corsa ‘al consumo per il consumo’, ma occorre recuperare comportamenti adeguati ai bisogni nel rispetto della dignità dell’uomo e di tutto ciò i che lo costituisce».
A fare da guida e ’stella polare’ di un secondo aspetto puntualizzato dal Cardinale, la prima Enciclica di Papa Benedetto, “Deus Caritas est”, che già nel 2005, evidenziava la necessità «di allargare la ragione economica, attraverso la dimensione del gratuito. Non mi pare – nota l’Arcivescovo – che questo appello del Santo padre sia stato assunto, forse perché non è stato capito, mentre è proprio la cultura del lavoro, come esperienza piena di ciò che si fa, che può aiutarci nella crisi».
Ovvio che ’gratuito” non voglia dire gratis, ma sia la modalità con cui si cura, si fa attenzione a ciò che si crea, basti pensare al lavoro invisibile degli artigiani perché i loro oggetti non siano solo sedie o tavoli, ma belle sedie e bei tavoli.
Parole che non possono che convincere in terre di grande tradizione lavorative come le ambrosiane. Lo dice il Cardinale: «la cultura del lavoro, gratuita, che allarga la ragione economica e che risponde alla domanda del consumo in maniera equa è ciò di cui dovete farvi portatori. Fatevi interpreti di un bisogno che si amplia al desiderio, che non si piega alla sola istanza pulsioniale. Considerate la possibilità di costruire quella domanda di consumo equa che sarà sinonimo di sviluppo vero».
Chiara, in questo contesto, l’importanza della valorizzazione dei corpi intermedi – «che oggi nella cultura dominante non ricevono più il riconoscimento che meritano» – come già aveva sottolineato Sangalli, definendo Expo 2015 un «volano di speranza».
«Le nostre terre, in modo particolare, sono miniere di una società civile ricca che è una risorsa fondamentale per il Paese, come testimoniano le tante associazioni che vedo visitando le parrocchie. La nostra popolazione ancora si mobilità sui bisogni e si sforza di dare spazio, attraverso l’affronto comunitario, ai desideri», racconta l’Arcivescovo.
Poi, appunto, la questione del riposo e, quindi, dell’apertura domenicale, soprattutto nella grande distribuzione, degli esercizi commerciali. La rispondenza sul tema della salvaguardia della domenica è sottolineata dall’applauso convinto dei presenti. «Sono contento di trovare questa rispondenza, perché credo che sul tema del senso del riposo nella sua pienezza si misurerà il grado di civiltà delle nostre società che oggi paiono privilegiare l’individualismo. Se leviamo il valore sociale del riposo perdiamo un valore sostanziale, soprattutto nel rapporto educativo e tra le generazioni, che renderebbe la metropoli meno vivibile e affrontabile.
La domenica non è solo la Messa, ma è anche un modo di stare insieme, portando l’esperienza umana in comune, un modo di vivere qualche gesto solidale: pensiamo agli oratori dove tante famiglie si coinvolgono per il bene dei figli, scoprendo relazioni preziose e solidali; pensiamo alla cura degli anziani, spesso visitati di domenica. Vi prego di promuovere e salvaguardare tutto questo».
Ma sul filo del ragionamento coerente nasce, da qui, anche una richiesta e una consegna più ampia: «Superate il rischio dell’egoismo, la concorrenza, le logiche corporative, inseguite l’interesse – che letteralmente significa “stare nel mezzo” – sapendo rispondere ai bisogni della gente secondo l’ampiezza del gratuito e del desiderio che è nel cuore di ogni uomo. Voi siete fattori del nuovo umanesimo perché siete fattori di amicizia civica. Costruite trame di relazioni e rapporti».
Infine, un breve dialogo con due domande da altrettanti rappresentanti della Confcommercio, in primis, sul turismo.
«Noto che si vanno creando reti che uniscono monumenti, antiche basiliche, Sacri monti, le vie delle Abbazie. Sono un segno positivo così come il numero in continua crescita dei visitatori della Cattedrale e del Museo del Duomo. Speriamo che tali percorsi posano essere ben spiegati ai visitatori di Expo.
Credo che il turismo possa crescere, ma questo stesso turismo, per essere consapevole, ha bisogno della cultura dell’incontro, come dice papa Francesco. Non si tratta di trovare una scaltrezza nella presentazione del prodotto, ma occorre avere uno sguardo attento alla persona. Se caliamo la cultura dell’incontro nella situazione globale in ci troviamo, arriviamo a un’economia umana che è base dell’ecologia anche in senso stretto. Un rapporto equilibrato con il pianeta chiederà a miliardi di uomini di cambiare centinaia e centinaia di piccole abitudini. Questa è la vera rivoluzione: un nuovo stile di vita che va dagli affetti al riposo e al consumo. La carità più l’intelligenza fanno la genialità.
E al presidente dei Giovani imprenditori, Andrea Colzani, che chiedeva, appunto, della speranza per i suoi coetanei, il Cardinale dice convinto: «La sfida del nuovo millennio ha assunto il carattere della scommessa, ossia chi vuole essere l’uomo contemporaneo. Solo il pensarsi in relazione può essere la base della nuova amicizia civica che farà di Milano la città di mezzo rendendola adeguatamente all’altezza della sua tradizione e in grado di affrontare il futuro come pluriformità nell’unità.
Nel passato il “padrone” era tutto in un’azienda, mentre oggi sarebbe giusta una partecipazione azionaria del lavoratore nell’impresa. Se c’è un fattore che impedisce questo passo, è il ruolo predominante della finanza che schiaccia tutto. Questo dimostra quanto restino decisivi i rapporti umani. Il tema della relazione, che voi vivete normalmente, può in questo aiutare molto».

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