In Duomo il cardinal Scola incoraggia i giovani che nella Redditio symboli hanno presentato la propria “Regola di vita”

di Claudio URBANO

Redditio Symboli

Lo sguardo di Gesù su di noi ci cambia la vita, a cui possiamo guardare con speranza. Incoraggia i giovani che riempiono il Duomo per la Redditio Symboli e “gioca” con le parole del Vangelo il cardinal Scola, rivolgendo ai ragazzi le stesse frasi della chiamata di Gesù a Pietro: «tu sei Giuseppe, tu sei Maria, sei Francesco. E io ti cambio il nome, ti cambio la vita». Ecco perché, continua, si può rispondere a Gesù: “Signore, sai che ti voglio bene”, proprio come ha fatto Pietro». 
Speranza e amore fanno da filo conduttore alla celebrazione in cui i diciannovenni della diocesi – quest’anno erano più di 400 – consegnano la propria Regola di vita nella mani del Vescovo, per iniziare a camminare nella fede e nel mondo degli adulti «lasciandosi educare dal Signore».

La speranza è quella testimoniata da suor Maddalena Honkisz, in Italia dal 2001 per seguire gli emigranti polacchi a Milano e Torino, che racconta la propria vocazione dagli anni del regime comunista alla sua prima Giornata Mondiale della Gioventù nel 1991 con Giovanni Paolo II a Czestochova, dove la GMG si ripeterà proprio quest’anno (questa sera esposti in Duomo ci sono anche le copie della statua della Madonna di Loreto e del Crocifisso di San Damiano, che i giovani ambrosiani porteranno in dono alla diocesi di Cracovia, quest’estate), fino alla consacrazione: «le sue parole ci hanno cambiati, hanno formato una generazione coraggiosa», racconta del papa polacco. «Oggi ci vuole molto più coraggio anche rispetto a dieci anni fa per scegliere per la consacrazione o il matrimonio – confida ai giovani presenti – ma il desiderio di vivere più radicalmente e rispondere al Signore è sempre vivo, ci sono ancora tanti cuori pronti a rispondere come l’apostolo Pietro».

La stessa rassicurazione arriva dal cardinal Scola: «da amico ad amici – si rivolge ai giovani –  quante volte abbiamo detto a Gesù “ti voglio bene”, come ha fatto Pietro? Ma è Gesù che per primo fissa lo sguardo su ciascuno di noi, qualunque sia la nostra condizione attuale, e chiama dal nostro profondo la risposta, al di là delle fragilità e del nostro peccato. Gesù ci vuole bene e ha dato la sua vita per noi, un fatto che nell’Eucarestia è sempre presente», spiega il Cardinale. «Questa sera iniziamo a dire: “Signore, voglio volerti bene, tu mi aiuterai». 

La risposta dei ragazzi è già nelle “Regole” che hanno consegnato: «Il mio cammino spirituale è ripreso da un anno e mezzo, vivo con immensa gioia il momento in cui parlo col Signore. Confido a lui i miei pensieri, le mie preoccupazioni, le mie speranze, come potrei fare con un amico, ma con più umiltà e cercando di imparare io stessa ad essere umile nella vita di tutti i giorni», scrive Silvia. «Vorrei mettere nelle mani del Signore questa Regola di vita, perché sia Lui a disporne come vuole, perché io possa crescere accogliendo l’Amore nella mia vita e sapendolo donare gratuitamente agli altri», è il desiderio di Federico. 

Un amore che i ragazzi cercano nelle relazioni, tanto che i “ti voglio bene” si sprecano, osserva Scola. «Fissando lo sguardo su Gesù impariamo ad amare», è dunque il secondo passaggio che  propone ai giovani, invitandoli a cercare nella propria vita l’esperienza del “bell’amore”.
L’Arcivescovo li tocca con esempi concreti: le difficoltà dei sentimenti, lo studio, il lavoro, la velocità dei nostri giorni che chiede di essere sempre connessi, fino ai grandi temi come le migrazioni che interpellano l’Europa. Come guardare al futuro senza il vero amore? «Questo non è mai ovvio, al contrario di quanto la mentalità dominante ci fa credere», riflette Scola. «Nei nostri oratori, nelle nostre associazioni, nei movimenti chi vuole può imparare ad amare». 

Scola indica ancora Gesù, «che ama per primo, senza chiedere nulla in cambio, e in ogni momento come se fosse l’ultimo». Al termine del suo discorso Scola vuole condurre i giovani proprio alla scoperta della dimensione del tempo, che è anche quella delle vocazioni: «Alla nostra società manca la dimensione del “per sempre”, ma se l’amore tra un uomo e una donna non è per sempre può essere vocazione?». 
È una ricerca difficile, ammette il Cardinale, che richiede di «capire» al di là dell’immediato. Una ricerca che questa sera in Duomo si è però riempita di parole calde e di speranza. Se siamo qui – è il suo ultimo incoraggiamento – l’inizio del bell’amore è già in ognuno di noi».

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