Nella Giornata mondiale del Malato l’Arcivescovo ha guidato la processione “aux flambeaux” in Santa Maria di Lourdes: «Questo gesto è un dono di Dio e un parafulmine per la nostra metropoli»

di Annamaria BRACCINI

Santa Maria di Lourdes Scola

Abbiamo bisogno della tenerezza della Madre del Signore e di porre ai suoi piedi le nostre sofferenze e quelle del mondo. «Questo è un gesto la cui semplicità è paragonabile solo alla sua profondità»: a dirlo è il cardinale Angelo Scola nella parrocchia di Santa Maria di Lourdes gremita di fedeli, con molti sofferenti e anziani che, nonostante la sera fredda, non hanno voluto mancare alla tradizionale processione aux flambeaux che a Lourdes conclude ogni giornata dei pellegrini.

Nella Giornata mondiale del malato Milano e la cittadina dell’apparizione sono così unite da un ponte invisibile, ma fortissimo. Quello delle tante fiammelle colorate portate nelle mani dai partecipanti alla processione che si snoda per le vie vicine alla parrocchia. Si recita il Rosario, si leggono brani della Lettera di indizione del Giubileo di Papa Francesco, si canta l’Ave Maria. «Vogliamo camminare per le strade della città e dire a tutti che il Signore è misericordioso», sottolinea nel suo saluto iniziale il parroco don Sergio Gianelli.

«Questa è la strada per cui la Madonna ci conduce a Gesù, con i nostri limiti e in quanto di gioia c’è nella vita, così come nella prova fisica e nel dolore morale – riflette l’Arcivescovo -. Affidiamo alla Vergine gli ammalati, coloro che sono nell’ombra della morte, chi è passato all’altra riva, soprattutto di recente. Tutto abbandoniamo ai piedi di Maria, perché è lei che ci porta al volto della Misericordia che, come dice il Papa, è Gesù stesso. Chiediamo il dono della fede e la misericordia di Dio per ognuno, per i battezzati che hanno perso la strada di casa, per chi è vittima di ingiustizia – il pensiero va alle donne e ai bambini schiavi della tratta -, per quanti sono nella povertà, per chi vive situazioni di quartiere problematiche che creano tante contraddizioni anche nella nostra Milano», conclude Scola che, seguendo la statua della Vergine, guida la processione accompagnato dal parroco, dai sacerdoti del Decanato, dai fedeli venuti da ogni parte della città, tra cui tanti appartenenti alle Cappellanie straniere, mentre la gente si affaccia ai balconi.

Il profilo del modernissimo skyline metropolitano, che fa da contrasto alle strade dove si respira ancora la “vecchia” Milano del primo Novecento, non può far dimenticare la storicità di questo quartiere, al cui centro ideale e concreto è la “Lourdes”, come tutti chiamano la parrocchia. 

Si entra nel grande complesso del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco dove, tra i mezzi e le rampe, una piccola statua della Madonna viene coronata di fiori e, come fosse un vigile, sale su un’autoscala di soccorso, fino a cinquanta metri di altezza. Accolto dal comandante Barberi, rivolgendosi direttamente ai pompieri l’Arcivescovo osserva: «Vi ringraziamo, affidiamo il vostro prezioso lavoro a Maria, situando questo momento bellissimo nell’Assunzione al cielo della Vergine stessa».

Poi, è la volta del Deposito Atm: i tram in riparazione e quelli che partiranno all’alba sono la cornice insolita in cui risuona in latino Salve Regina. Anche qui l’augurio «di ogni bene» è per i lavoratori e «per il loro delicato e decisivo lavoro». Dobbiamo imparare a usare di più i mezzi pubblici, spiega il Cardinale, che benedice idealmente «tutti coloro che saliranno su queste vetture nelle prossime ore».

Infine si ritorna alla Grotta illuminata a giorno dai flambeaux – tanti si sono aggiunti nel corso del Rosario – e dai ceri accesi per tutta la giornata. «La processione è il simbolo del viaggio che è la vita – scandisce Scola -. Questo gesto tradizionale, e che abbiamo il dovere di tramandare alle generazioni future, è un dono straordinario di Dio per la nostra metropoli e un parafulmine per tutti i problemi che la attraversano. Preghiamo per le ferite della nostra esistenza e per quelle della nostre famiglie; chiediamo un cuore largo per recuperare i rapporti interrotti, per muovere un passo verso chi ci avesse offeso», scandisce ancora l’Arcivescovo, con un’invocazione che, appunto, si allarga ai confini delle periferie e al mondo. «Affidiamo alla Vergine tutte le persone che sono nella miseria, nell’esclusione, nello scarto, coloro che si trovano in stato di detenzione; affidiamo a lei papa Francesco, alla vigilia del suo viaggio, e le Chiese dl Medio Oriente; preghiamo perché la presenza cristiana non scompaia dalle terre di Gesù, ricordando che l’intera famiglia umana, in questo travagliato cambiamento di epoca, ha bisogno di Cristo. Affidiamo a Maria la nostra città e il Paese, assumendo, ciascuno, la nostra parte di responsabilità ecclesiale e civile».

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