Il Vicario episcopale monsignor Franco Agnesi commenta l’incontro tra l’Arcivescovo e i sacerdoti della Zona II sui contenuti della Lettera pastorale

di Francesca LOZITO

Agnesi

Due ore di confronto, serrato, aperto, schietto: un dialogo ricco, quello tra l’Arcivescovo e i sacerdoti della Zona pastorale 2 (Varese) avvenuto stamattina al Seminario di Venegono. Si è così svolto in un clima di fraternità vera anche il secondo incontro nelle Zone pastorali voluto dal cardinale Scola per una prima risonanza della Lettera pastorale Il campo e il mondo.

«L’Arcivescovo – ha spiegato il Vicario della Zona monsignor Franco Agnesi – ci ha invitato ad avere uno sguardo positivo sul mondo. A guardare alla realtà con lo stesso atteggiamento pieno di speranza con cui guardiamo a Gesù. Non si tratta – ha aggiunto – di assumere l’atteggiamento tipico del buonismo, quanto piuttosto di far incontrare la libertà di ciascuno con la libertà di Dio».

La Zona pastorale di Varese è una realtà molto estesa: la popolano ben 670 mila persone, suddivise in 119 Comuni: 235 le parrocchie e 30 le Comunità pastorali. Sono 260 in totale i preti, di cui 67 oltre i 75 anni: ben 200 erano presenti questa mattina, una partecipazione che lascia il Vicario più che soddisfatto.

Altro tema forte di cui si è discusso, quello della prospettiva da cui guardare alle persone che hanno una sete e un bisogno di senso: «Non sono le “cose da fare” che qualificano i rapporti tra le persone nella comunità cristiana – riprende monsignor Agnesi -. Piuttosto, proprio a partire dall’invito dell’Arcivescovo fin dal titolo della Lettera, siamo chiamati ad allargare il nostro orizzonte a tutti e tutto. Occorre guardare alla realtà, fatta di uomini, donne, che vivono relazioni di affetti, momenti di riposo, e in generale alle esperienze di vita, al carisma personale che ognuno ha dentro di sé: a questo occorre guardare prima di tutto, perché possa esprimersi appieno quella pluriformità nell’unità che è ciò che può e deve distinguere la comunità cristiana».

Tra i vari spunti di oggi anche la necessità di ribadire l’importanza di definire la testimonianza «come uno stile, un modo di essere che viene dall’amore stesso di Gesù per noi». E l’invito a procedere in uno stile di sinodalità, che fin dall’inizio del suo ministero a Milano Scola ha indicato come centrale nel governo di una diocesi così vasta. Infine il Cardinale ha ribadito l’importanza di mettersi in ascolto delle parole di Papa Francesco, per poterle tradurre in vita concreta nella testimonianza come pastori. Sottolinea ancora Agnesi: «Abbiamo cominciato a interrogarci anche su che cosa vuol dire per noi sacerdoti vivere in uno stile di povertà». Accanto a questo, anche l’emergenza nel ministero di fronte alla quale ci si trova «a seguito sia della crisi economica, sia della presenza di numerosi casi di fragilità psicologica che incontriamo tra molti laici».

A conclusione della mattinata l’Arcivescovo ha benedetto i lavori di ristrutturazione appena avviati in Seminario.

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