Il Cardinale ha presieduto la Celebrazione eucaristica vigiliare della III Domenica di Avvento a Sesto San Giovanni. “Rischiate nel quotidiano e siate capaci di semplificare le strutture, andando incontro all’umano”, ha detto

di Annamaria BRACCINI

scola Sesto San Giovanni

«Oggi, con questo incontro, che abbiamo tanto desiderato, viviamo la pienezza della Chiesa e un evento di Grazia che ci ricarica. È la vita bella e buona che ci dona il Vangelo».

Don Giovanni Brigatti, prevosto di Sesto San Giovanni, saluta così il Cardinale, nella basilica di Santo Stefano dove si affollano oltre 1100 fedeli, seduti, e qualche altro centinaio in piedi. Ci sono i preti del Decanato che l’Arcivescovo incontra dopo la Messa, il vicario episcopale della settima Zona pastorale, monsignor Piero Cresseri, il vicesindaco della città di Sesto, Felice Cagliani, le religiose, molte giovani famiglie, i rappresentanti delle tante Associazioni e articolazioni presenti su un territorio dalla storia gloriosa che, negli anni ’60, dava lavoro a quarantamila persone e che oggi è in attesa di vincere un momento non facile.

«Potete ben comprendere che l’Arcivescovo sia tra voi, con una particolare emozione, per celebrare l’Eucaristia che è un atto di portata unica perché ci permette di partecipare direttamente a quell’opera che continua a generare, attraverso il sacrificio dell’Innocente per eccellenza, una speranza certa di salvezza nel mondo», dice il Cardinale, che aggiunge. «Sono molto grato di poter vivere questo momento con voi, in una città il cui peso e importanza ho potuto percepire fin dai primi anni della mia vita, perché qui è avvenuto un leale e coraggioso confronto tra il movimento cattolico e operaio». Eventi ai quali la società postmoderna, che vede oggi tante derive di egoismo, «dovrebbe ripensare per tutti i valori che ha potuto far guadagnare alla società», nota.

E la gioia del Vescovo è, infatti, quella di trovarsi in una terra «dalla vicenda singolare e non morta», sottolinea.

«La Celebrazione di oggi ci può aiutare riflettendo sulla prospettiva – della quale tratta il Percorso pastorale e che sarà tema anche dell’ormai prossimo Discorso alla Città – che il campo sia il mondo e che tutti gli uomini, dunque, sono chiamati a vivere un’esperienza comune. Il mondo prima che essere una realtà territoriale è una relazione antropologica nella quale ogni uomo e donna devono trovare il loro volto e la possibilità di dare il proprio contributo».

E se la III Domenica dell’Avvento ambrosiano si intitola “Le profezie adempiute”, proprio da ciò possiamo comprendere la verità dell’essere un’unica famiglia umana, come «figli di un Padre carico di amore che ha preparato per noi un Regno fatto delle nuove relazioni che con e da Lui sono state generate». Una promessa di Grazia che ha un nome preciso – la misericordia -, spiega il Cardinale, «l’amore vivente del Padre che vediamo in Cristo».

L’affronto del problema drammatico del lavoro, specie per i giovani, l’edificazione della vita buona, trovano un luogo, allora, dove vivere questa consapevolezza, suggerisce ancora.

«Ecco ciò che vogliamo portare a casa stasera: la nostra libertà deve rischiare nel quotidiano il suo ‘sì’ a Cristo come Lui disse il suo sì sul palo ignominioso della croce per tutti gli uomini. Andate fino in fondo nel rinnovamento della vita ecclesiale. Come ci suggerisce papa Francesco, andate, andiamo nelle periferie dell’umano, rinnoviamo le nostre comunità, semplificandole, perché la mutazione delle condizioni di lavoro, le complicazioni della vita affettiva, devono trovare forme semplici di incontro. Proponete lo stile cristiano, promuovendo il confronto con tutti i fratelli uomini, entrando nelle loro case, perché la testimonianza non vuole nessuna egemonia, ma semplicemente propone».

E alla fine di una celebrazione davvero curata e intensamente partecipata, c’è ancora il tempo per un’ultima parola. «Vi raccomando di essere attenti ai giovani, a chi è nel dolore, alle famiglie ferite, a chi non ha il minimo per sostenersi, alle generazioni di mezzo che sono quelle che fanno più fatica nel cambiamento in corso. Non dimentichiamo la colletta della Chiesa Italiana del 1 dicembre per le Filippine e pensiamo agli alluvionati della Sardegna. Prepariamoci, insieme e per tempo, al Natale attraverso il sacramento della Riconciliazione, nella vigilanza, perseveranza e speranza cristiana. Vi auguro di camminare consolidando la nuova Sesto che sta già vedendo la sua configurazione, con iniziative come la “Città della Salute” ».  

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