L’Arcivescovo in visita alla parrocchia che svolge attività comuni insieme a Schianno e Lozza. Le urgenze pastorali e una «fotografia» del territorio nelle parole del parroco don Angelo Fontana

di Cristina CONTI

Domenica 8 settembre il cardinale Angelo Scola sarà in visita nella parrocchia di Santa Croce a Gazzada. Alle 10.30 ci sarà la celebrazione della Messa, quindi il pranzo e la presentazione del restauro di un quadro di Giovanni Battista dipinto da un pittore anonimo della metà del ‘500 e attribuito ad Andrea del Sarto. Ma quali sono le caratteristiche di questo territorio? L’abbiamo chiesto al parroco don Angelo Fontana.

Gazzada, Schianno e Lozza. Come è organizzata la vostra comunità?
Nel 2007 le parrocchie di Gazzada (Santa Croce) e di Schianno (San Giorgio), divise da oltre 400 anni per volere del cardinale Federico Borromeo, sono state riunite dal cardinale Dionigi Tettamanzi. Nel febbraio del 2009 si è aggiunta anche Lozza. Oggi abbiamo imparato a camminare insieme: il Consiglio pastorale è comune, così come le attività giovanili. Abbiamo iniziato la seconda fase del nostro percorso. Adesso dobbiamo innanzitutto puntare sui giovani. Come Papa Francesco ha sottolineato più volte, il testimone della fede va passato a loro. Centrali devono essere poi le esperienze di vita comune. Stare insieme, in quelle che noi chiamiamo «convivenze» dà valore alla vita cristiana. Terzo obiettivo, essere visibili nella comunità civile: far nascere iniziative di stimolo per una vita nuova e buona nel Vangelo, unità nell’impegno. Sul nostro territorio infatti ci sono 34 associazioni sociali e di volontariato: come la Munari, che organizza un’auto amica per accompagnare le persone che devono sottoporsi a visite mediche in ospedale, o le realtà, legate alla Pro Loco, che si occupano di intrattenimento.

Quali i problemi?
Anche se in questi anni abbiamo fatto passi da gigante verso l’unità, basta poco per ritornare al campanilismo. D’altronde le contrapposizioni sono sempre state molto forti. A Schianno per esempio, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, c’erano alcune persone che venivano chiamate «lancia sassi», perché odiavano a tal punto gli abitanti di Gazzada che in alcuni casi sono arrivati a tirare loro addosso pietre. C’è fatica nel camminare insieme anche se, come dicevo, abbiamo ottenuto risultati davvero grandi realizzando attività comuni.

E da un punto di vista sociale?
Sicuramente la crisi economica. Quando sono arrivato qui nel 2007 ero abituato alla realtà dei Navigli a Milano, dove ogni giorno arrivavano una cinquantina di persone a chiedere aiuto e mi stupivo di come qui non venisse mai nessuno. Da qualche anno invece anche nel nostro territorio ci sono persone che hanno perso il lavoro o che hanno bisogno di aiuto per pagare le bollette. Il Fondo Famiglia Lavoro è stato molto importante: abbiamo ricevuto circa 40.000 euro. Un altro problema rilevante è la diffusione delle dipendenze tra i giovani. Alcol, droghe e altre sostanze: una vera piaga per il nostro territorio. Gli oratori hanno 70 animatori e durante l’estate circa 370 ragazzi, ma non si riesce a risolvere tutto. Sarebbe molto importante avere educatori di strada con competenze specifiche. Gli anziani invece avrebbero bisogno di un centro diurno, oltre ai tre gruppi, uno per ogni parrocchia, che già propongono iniziative settimanali.

Immigrati. A che punto siamo?
L’immigrazione straniera si trova soprattutto a Gazzada, perché il paese si è sviluppato sulla ferrovia. Per il momento sono poco presenti nella comunità ecclesiale, ma alcuni hanno iniziato ad avvicinarsi.

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