Sul numero di luglio le storie di umanità legate a quell’evento, un’intervista al cardinale Zuppi e i clochards investigatori

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Sono passati trent’anni da quando la nave Vlora attraccò al porto di Bari con a bordo 20 mila cittadini albanesi in fuga dal Paese delle Aquile. Viene ricordato come il più grande sbarco di migranti avvenuto in Italia su una singola nave. Una vicenda che ha segnato un punto fermo nella storia dell’immigrazione in Italia.

Nel numero di luglio di Scarp de tenis si raccontano le storie di umanità di chi, dopo aver attraversato il canale di Otranto, è diventato parte integrante del nostro Paese. Come don Bledar, arrivato da clandestino in Italia e oggi sacerdote alla guida della parrocchia di Santa Maria a Campi Bisenzio. O come Anxhela, arrivata in Italia con la famiglia su un peschereccio nel 1997 e da qualche mese cittadina italiana. Oggi è operatrice di Caritas Italiana e dall’inizio del 2020 è tornata a Tirana per un progetto di cooperazione.

Spazio anche a una bella intervista all’Arcivescovo di Bologna, il cardinale Matteo Zuppi, che avverte: «L’ascensore sociale si è fermato da così tanto tempo che ormai ci siamo abituati. Non si può vivere così. Dobbiamo usare questo periodo di crisi per cambiare e ripartire dalla scuola e dal lavoro».

Le storie, infine. Come quella di Tre Soldi e Boero. Nati nel 1956 dalla penna di Giuseppe Ciabattini, erano due investigatori dotati di un acume che non aveva nulla da invidiare a Sherlock Holmes. Con una particolarità: erano due barboni. Si parla anche dei guantoni di Lucia, l’orgoglio di Librino. Nata a Catania in una famiglia che aveva bisogno di aiuto, Lucia ha avuto una chance grazie a una comunità di suore. E l’ha colta vincendo una medaglia di bronzo ai Mondiali juniores di pugilato.

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