Il docente di Sacra scrittura riflette sulla preghiera di conversione auspicata dal Pontefice, facendo riferimento ai Salmi che ha approfondito nella Lettera pastorale dell'Arcivescovo: «È la misericordia del Signore a renderla possibile»

di Annamaria BRACCINI

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Nella Lettera inviata a tutto il popolo di Dio sul tema degli abusi, il Papa domanda penitenza e preghiera e l’Arcivescovo ci chiede, come Chiesa ambrosiana, di pregare per il Santo Padre. Ancor più recentemente, nell’omelia di una Messa celebrata a Santa Marta, papa Francesco ha richiamato l’esempio del Signore e la sua preghiera di fronte al dolore del Calvario. Come la nostra, umana, preghiera di conversione, vissuta anche attraverso i Salmi, può aiutare in questo cammino?

A rispondere è don Massimiliano Scandroglio, docente di Sacra Scrittura in Seminario, che ha collaborato alla Lettera pastorale, approfondendo appunto il significato dei Salmi: «La preghiera di conversione è resa possibile ed efficace non tanto dal desiderio sincero di pentimento dell’uomo, quanto dal desiderio sincero di Dio di ricondurre l’uomo a sé. È la misericordia di Dio a rendere possibile la preghiera di conversione, perché l’uomo si trova così a rivolgersi a un Dio che già lo attende, lo desidera, lo accoglie nel momento in cui gli apre il cuore. Anzi, prima ancora che l’uomo prenda coscienza della propria colpa e si apra al pentimento. I Salmi penitenziali esprimono tale consapevolezza in modo chiarissimo e invitano ad assumere tale consapevolezza. Basti pensare al Salmo più famoso di questa serie – il 50, conosciuto anche come “Miserere” – che inizia proprio con queste parole: “Pietà di me o Dio secondo la tua misericordia, non secondo il mio pentimento, ma secondo la tua misericordia”. La preghiera di conversione alla scuola dei Salmi ci aiuta così anzitutto a prendere sempre più coscienza del grande amore che Dio ha per noi e di conseguenza ad assumere l’impegno di rendere la nostra vita sempre più in sintonia con il disegno di Dio, come singoli, come comunità e come Chiesa. Di fronte alle sfide epocali che la Chiesa si trova oggi ad affrontare, quella della propria conversione – alla quale il Papa ci sta richiamando con insistenza – è forse quella più complessa e impegnativa. Non possiamo cambiare il nostro cuore a suon di sforzi e di progetti, ma prima di tutto a suon di preghiera, perché l’unico che può cambiarci davvero il cuore è Dio». 

Nella Lettera pastorale l’Arcivescovo scrive che alcuni Salmi «trasformano in esperienza di preghiera il vissuto quotidiano». Cosa significa?
Dire che la presenza del Salterio per la vita della Chiesa e di ciascun credente sia un dono non è una frase banale, perché nessuno di noi è già un esperto di preghiera. La preghiera si impara passo per passo, e nella tradizione della Chiesa – oltre che della comunità ebraica – la scuola di preghiera per eccellenza sono i Salmi. Una scuola dove il maestro è Dio stesso, visto che anche i Salmi sono Parola di Dio. È come se Dio ci insegnasse ogni volta a pregare, mettendo sulle nostre labbra le parole giuste per rivolgerci a lui. Così la preghiera assidua con i Salmi ci insegna a pregare. Anzi, ancora di più: come dice l’Arcivescovo, a trasformare tutta la nostra vita in preghiera. Perché – se ci pensiamo un momento – “pregare”, alla fine, cosa significa? Vuol dire mettersi in sintonia con il cuore di Dio; guardare al mondo e alla storia con lo stesso sguardo d’amore di Dio. Non è un caso che i Salmi siano intessuti della vita dei credenti che li hanno composti e pregati. Quando leggiamo e preghiamo i Salmi, ci rendiamo conto che lì vi sono storie ed esistenze che sono divenute preghiera. E anche la nostra vita, grazie proprio ai Salmi, può conoscere la stessa trasformazione. I Salmi – in sintesi – parlano della vita e parlano alla vita; ed è questo che ne rappresenta la straordinaria ricchezza.

È ancora possibile, per l’uomo di oggi, una autentica preghiera di conversione?
È sempre possibile – oltre che auspicabile – perché nel cuore dell’uomo il desiderio di Dio non potrà mai spegnersi; la nostalgia della comunione con lui non potrà mai venire meno. Certamente, affinché una preghiera di conversione sia autentica, è necessario che ci sia una coscienza seria del proprio peccato, oltre che della misericordia di Dio. Queste due esigenze, oggi, non sono per niente scontate. La tentazione più grande dell’uomo odierno, mi sembra che sia proprio quella dell’auto-sufficienza, che lo rende incapace di accogliere il proprio limite e, quindi, il proprio vitale bisogno di Dio. Penso che su questo i cristiani abbiano una grande responsabilità. Perché l’uomo di oggi possa imparare a pregare, e a pregare convertendosi, è necessario che i cristiani siano, in questo, maestri e testimoni. «Voi siete la luce del mondo, voi siete il sale della terra», ha detto a suo tempo Gesù ai suoi discepoli. Noi possiamo essere davvero maestri e testimoni di conversione, aiutando la gente del nostro tempo a riscoprire la bellezza della relazione con Dio, a patto che non perdiamo mai la consapevolezza che i primi ad avere bisogno del perdono di Dio siamo proprio noi. L’autenticità della nostra fede – e quindi della nostra testimonianza – si radica nella coscienza di essere sempre e comunque dei peccatori perdonati.

C’è un Salmo che indicherebbe per una preghiera che divenga atto concreto e4 risposta a quanto chiedono il Papa e l’Arcivescovo?
Quello già citato, il numero 50, che usiamo, nella liturgia, nelle Lodi del Venerdì.

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