«Un luogo all’aperto pensato per favorire le relazioni e creare comunità», spiega don Sergio Didonè, subentrato nel 2018 a monsignor Delpini alla presidenza dell’Istituto

di Luisa BOVE

Foto-Don-Sergio-Didone Cropped
Don Sergio Didonè

A pochi passi dalla Stazione Centrale di Milano e nel quadrilatero dei Salesiani sorge, da oltre un secolo, l’Istituto San Vincenzo, una struttura che vanta una storia gloriosa di accoglienza, solidarietà e assistenza, divenuta Opera diocesana nel 1962. «Eppure poco conosciuta – ammette il presidente don Sergio Didonè -, per cui uno dei compiti che mi sono prefisso è quello di far conoscere questa grande istituzione». Occasione propizia è senz’altro l’inaugurazione di «Spazio incontro» in programma venerdì 18 settembre, alle 15, in via Copernico 5 alla presenza dell’Arcivescovo. «Oltre a essere compagni di Seminario, per dieci anni (2008-2018) monsignor Mario Delpini è stato presidente di questa istituzione e mi ha chiesto di sostituirlo. Quando lo invito a Pasqua o a Natale mi risponde sempre affermativamente, per questo ci teneva a partecipare anche all’inaugurazione».

L’Istituto San Vincenzo è nato a fine Ottocento per volontà di monsignor Luigi Casanova, che voleva ospitare i ragazzi sordi o affetti da ritardi mentali, chiamati all’epoca «deficienti» a causa del loro deficit intellettivo. Fin dall’inizio lo scopo era quello di educare, istruire e avviare al lavoro i giovani ospiti. Quando i numeri hanno iniziato a crescere, il fondatore – sostenuto anche dall’arcivescovo Andrea Carlo Ferrari – ha costruito una nuova sede in via Copernico, capace di ospitare fino a 300 ragazzi. Nel 1902 ha aperto i battenti una struttura a Monza per accogliere le ragazze. Oggi le due realtà comprendono servizi socio-sanitari, Residenze sanitarie assistenziali e per disabili, hospice per malati terminali, Centri diurni riabilitativi e per disabili, ambulatori e molto altro. 

Perché avete realizzato anche un’area all’aperto? 
“Spazio incontro” è nato dalla necessità di offrire ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze la possibilità di ritrovarsi in un luogo, soprattutto nella bella stagione, in cui aiutarsi nella relazionalità, sempre seguiti dai loro educatori. Inoltre volevamo che anche altre realtà presenti nella nostra struttura, per esempio Canadian School e una scuola di moda, potessero usufruire di questo spazio per i loro giovani, non solo per farli incontrare tra loro, ma anche con gli utenti del nostro Centro diurno riabilitativo e di quello per disabili. Insomma, l’idea è di creare un senso di comunità. Abbiamo collocato anche uno scivolo pensando ai più piccoli: dal nostro ambulatorio di neuropsichiatria infantile infatti passano molti bambini, anche solo per una visita o un incontro con i professionisti.

E nella sede di Monza avete in programma nuovi progetti?
Sì, abbiamo in mente una ristrutturazione, le gare si sono chiuse a fine luglio e abbiamo già dato l’incaricato alle aziende vincitrici nei vari campi. Nei prossimi giorni inizierà la ristrutturazione per recuperare una struttura che offriva servizi non più utili, mentre adesso nell’edificio realizzeremo 20 posti letto di sollievo, fondamentali per Monza dove abbiamo già una Rsa, una Rsd e il “Paese ritrovato” per l’Alzheimer.

Quindi ospiterete persone dimesse dall’ospedale?
Esatto. Oggi l’ospedalizzazione è brevissima, si esce addirittura uno o due giorni dopo un’operazione, ma per quanto possa essere avanzata la medicina, il fisico ha bisogno di recupero. Sarà quindi una struttura per post acuti, ma anche di sollievo per quei familiari che assistono a casa un anziano o un malato e necessitano di una pausa di 10-20 giorni.

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