Isolata nei campi là dove la tradizione ricorda il martirio di Fermo e Rustico, circondata da edifici per lo più in rovina, ignorata dalle guide turistiche, la medievale chiesa bergamasca e' un'emozionante sorpresa, tutta da scoprire. E tuttavia non è abbandonata a se stessa, ma sapientemente restaurata e arricchita anche da opere contemporanee d'arte sacra.


Redazione

Isolata nei campi là dove la tradizione
ricorda il martirio di Fermo e Rustico,
circondata da edifici per lo più in rovina,
ignorata dalle guide turistiche,
la medievale chiesa bergamasca
e’ un’emozionante sorpresa, tutta da scoprire.
E tuttavia non è abbandonata a se stessa,
ma sapientemente restaurata e arricchita
anche da opere contemporanee d’arte sacra.

testo e foto di Luca Frigerio

Non sorprendetevi, se della chiesa di San Fermo in Bedesco, nella bassa bergamasca tra Grignano e Brembate, non avete mai sentito parlare. Gli itinerari preconfezionati la ignorano, dirottando i pellegrini del bello verso mete più consolidate. Le guide turistiche non ne parlano affatto, o la citano distrattamente. Perfino le pubblicazioni per gli addetti ai lavori lasciano insoddisfatti. Eppure esiste davvero, questo tempio di San Fermo, ed è una piccola, inaspettata meraviglia. Tutta da scoprire.

Ma non vorremmo aver dato un’idea sbagliata. La chiesa, pur sconosciuta ai più, non è abbandonata a se stessa. Tutt’altro. Cara alla memoria delle sue genti attorno, San Fermo negli anni è stata restaurata, vegliata, recuperata. Rinnovata, perfino, nella sua essenza di casa di Dio tra gli uomini. E di questo parleremo più oltre. Ma per gli altri, per i foresti tutti, resta l’emozione di un incontro unico e sorprendente, la gioia di una rivelazione inattesa.

Di tale riserbo molto conta, probabilmente, l’attuale posizione del sacro edificio. Isolato, senza dubbio. Da un lato campi a perdita d’occhio, dall’altro un’identica distesa di terra arata. Attorno, un groviglio di vecchi edifici, case, stalle, fienili, alcuni vissuti ancor oggi, meta di pranzi domenicali, ma la maggior parte abbandonati e cadenti. Rovine che accrescono forse la suggestione romantica del luogo, ma che non ne aiutano certo la valorizzazione.

A un primo sguardo, la chiesa si rivela massiccia, sproporzionata, persino, nella sua esibita solidità. Colpa, o merito, del suo tiburio imponente, che si eleva sul presbiterio senza nessuna pretesa di grazia, ma con un sicuro effetto di forza. Non un campanile, non le elaborate sopraelevazioni di certe chiese abbaziali, ma una torre, un mastio che si dichiara inespugnabile. Il resto dell’edificio tende quasi a scomparire sotto questa incombente presenza, ma l’effetto non è per nulla sgradevole, e vanta anzi una sua monumentale armonia.

Ci accorgiamo di non aver ancora detto la “magica” parola: romanico. Già, perché San Fermo è uno splendido, vibrante esempio di architettura romanica. Ed è in buona compagnia, naturalmente, considerando che a pochi chilometri da qui vi sono evidenze come San Tomè, San Giorgio e San Salvatore, distribuiti nelle due Almenno e di fama ben maggiore. Un ulteriore testimonianza, dunque, seppur più appartata, dell’eccezionalità monumentale di questa porzione della provincia di Bergamo, quasi a farne una sorta di piccola Borgogna lombarda.

Stupisce, in seconda battuta, la qualità della muratura. Assolutamente notevole. Un regolare ordito a lisca di pesce, con file di levigate pietre fluviali, ad andamento alterno, recuperate dal Brembo che scorrono non lontano. C’è una sapienza costruttiva già ammirata in altri contesti romanici lombardi, eppure per certi tratti diversa, caratteristica, orgogliosamente locale.

Leggi la seconda parte.

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