Primo solenne Pontificale nella festa del co-patrono presieduto dal cardinale Scola in Duomo alle 18.30

di Pino NARDI

Monsignor Gianni Zappa

Venerdì 4 novembre si celebra la festa di San Carlo. È la prima per il cardinale Scola, che presiederà il Pontificale in Duomo. Un appuntamento così significativo per la Chiesa ambrosiana, che ha appena concluso un anno pastorale dedicato ai quattro secoli dalla canonizzazione del Borromeo. Proprio di questo parliamo con monsignor Gianni Zappa, Moderator Curiae.

Qual è il bilancio dell’anno dedicato alla canonizzazione di San Carlo?
L’anno è stato caratterizzato da due grandi aspetti. Il più importante è stato l’indirizzo pastorale specifico del cardinale Tettamanzi a riflettere, a meditare e a riprendere il tema della santità, leggendolo proprio nel segno dei santi per vocazione. Questa è un’attenzione che ha guidato diversi momenti e percorsi della Diocesi. Il secondo aspetto è esplicitamente il rilievo della figura di San Carlo Borromeo nella vita della nostra Diocesi. L’anno è stato veramente positivo, sono aspetti che concretamente sono stati ripresi e vissuti dalle diverse comunità.

Eppure non ci sono stati grandi eventi…
Infatti. Questo è un punto importante da sottolineare: non abbiamo voluto fare un anno pastorale nel quale fossero in evidenza alcuni grandi momenti, piuttosto un anno che fosse il più possibile dentro alla ordinarietà della vita delle singole comunità. Certo, ci sono state scadenze precise, come la solenne celebrazione del Pontificale di San Carlo il 4 novembre scorso, con la presenza anche dei vescovi delle altre Diocesi lombarde; il pellegrinaggio al Sacro Monte di Varallo con le rappresentanze diocesane, riuscito molto bene; le solenni Vie Crucis celebrate con la croce di San Carlo e la reliquia del Santo Chiodo presente in diverse chiese della Diocesi. Ci sono stati questi momenti, che hanno coinvolto e stimolato un’attenzione, una presenza e una cura che poi ha avuto ricadute nelle attività pastorali ordinarie, quelle che erano state presentate nelle schede che il Consiglio episcopale aveva elaborato.

Una proposta per una Chiesa di popolo dunque?
Diciamo un anno di San Carlo nell’ordinarietà di una Diocesi che ha saputo mostrare una vitalità straordinaria nella sua ordinarietà. Esempi particolarmente significativi li possiamo trovare in questi due aspetti: il primo è l’esposizione dell’urna di San Carlo in Duomo, visitata da migliaia di persone di tantissime comunità e decanati; poi la partecipazione eccezionale alle Vie Crucis nelle Zone pastorali e l’accoglienza e la preghiera straordinaria vissuta intorno alla reliquia della croce e del Santo Chiodo. Sono due esempi che fanno capire bene come ci sia stata questa grande attenzione, senza contare poi le iniziative specifiche delle singole comunità per la visita, per esempio, ai santuari che fanno riferimento a San Carlo Borromeo: il Sacro Monte di Varallo, il Sacro Monte di Varese, lo stesso Santuario di Rho.

Un anniversario che ha coinvolto l’intera Diocesi concluso con la beatificazione di tre ambrosiani…
L’anno scorso, come punto focalizzante e centrale del cammino pastorale della Diocesi, avevamo il tema della santità. Credo che sia molto significativo il fatto che si sia concluso con la beatificazione di tre figli della Diocesi ambrosiana: suor Enrichetta Alfieri, padre Clemente Vismara e don Serafino Morazzone. Anche questa è stata una celebrazione vissuta con grande partecipazione da parte della nostra gente: piazza Duomo era piena. Quello che è interessante è che questi tre beati fossero tre santi ordinari, come il cardinale Tettamanzi ha ricordato nella celebrazione. Persone che non hanno fatto cose particolarmente straordinarie, ma che hanno pienamente vissuto la loro vocazione. Appunto, tre beati santi per vocazione. Quindi è significativo che l’anno pastorale sia nato con il richiamo alla grande figura di San Carlo nei 400 anni dalla sua canonizzazione e al tema della santità e che si sia concluso con la beatificazione di tre figure che sono sante proprio per la fedeltà alla loro vocazione.

Quindi un filo rosso che parte da lontano…
Esatto, un filo rosso che parte da lontano, ma che deve però continuare. Un anno pastorale non è mai un anno che ha una parabola che inizia e si conclude. Ha sempre il sapore di un patrimonio nuovo che viene dato alla Chiesa e perciò non possiamo non portarcelo dietro anche quest’anno. Quando guardiamo all’Incontro mondiale delle famiglie del 2012 vediamo che siamo in grado di mettere a fuoco anche la santità delle famiglie.

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