Sono giorni di festa per la Fondazione, che ricorda i 100 anni della morte del fondatore monsignor Pogliani e i 125 anni di attività dell’opera: una storia al centro di un convegno in programma nella serata di giovedì 23. Parla il presidente don Marco Bove

di Luisa BOVE

Don Marco Bove con un ospite della Sacra Famiglia
Don Marco Bove con un ospite della Sacra Famiglia

Compie 125 anni la Fondazione Sacra Famiglia di Cesano Boscone, fondata da monsignor Domenico Pogliani, morto 100 anni fa. Sono due quindi gli anniversari che la storica istituzione festeggia in questi giorni. Ne parliamo con il presidente don Marco Bove.

Cosa rappresenta questa duplice festa per voi?
Ritornare alle radici mettendo a fuoco ciò che ha fatto nascere Sacra Famiglia. Non è solo l’intuizione di un parroco, don Domenico Pogliani, arrivato a Cesano a fine ’800, ma anche la sua capacità di vedere le persone fragili e immaginare, inventare qualcosa che a quel tempo non esisteva ancora. Un esempio analogo potrebbe essere don Giuseppe Cottolengo a Torino. Prendendosi cura di coloro che venivano chiamati gli “incurabili delle campagne”, abbandonati a se stessi o dimenticati, Pogliani ha dato inizio all’Ospizio Sacra Famiglia. I 100 anni dalla morte del fondatore e i 125 di questa grande avventura rappresentano non solo una celebrazione e un anniversario, ma un ritorno al punto sorgivo che ci aiuta a ritrovare e rinnovare la nostra identità, guardare al futuro con la volontà di continuare quello che è stato iniziato.

Che cosa resta oggi del fondatore?
L’attenzione alla persona, fragile in particolare, nel riconoscerne la dignità e la sacralità. Allo stesso tempo prendersene cura trovando risposte e soluzioni per i bisogni di cui la persona è portatrice. Le fragilità e le disabilità di ieri sono simili a quelle di oggi, ma ce ne sono anche di nuove, che sono appunto la sfida che noi vogliamo affrontare.

Qualche esempio?
Pensiamo al tema dell’autismo (negli ultimi 20 anni le diagnosi sono aumentate del 600%, ndr) che nel nuovo Polo multiservizi troverà la sua realizzazione pratica, la disabilità acquisita, quindi le malattie neurodegenerative, gli ictus, gli incidenti, tutte forme di fragilità che una volta quasi non esistevano, perché spesso le persone non sopravvivevano a un evento traumatico o a un problema neurologico grave. Oggi la medicina ha permesso di allungare la vita e questo vuol dire accompagnare anche forme di fragilità che ieri non c’erano.

Quante strutture conta oggi la Fondazione e dove?
Oggi siamo presenti in tre regioni con 22 sedi di varie dimensioni. Per esempio a Inzago abbiamo un piccolo centro per la disabilità acquisita e un hospice; Intra (Verbania) è una piccola “Cesano Boscone” con diversi servizi ed edifici; poi Lecco, Varese, Cocquio… quindi siamo in Lombardia, Piemonte e Liguria, ma non perché si è cercata l’espansione. Come nel caso della Liguria, dove c’era stata la possibilità di portare in vacanza le persone fragili e poi siamo rimasti offrendo una serie di servizi.

Sacra Famiglia rappresenta un presidio importante non solo a Cesano Boscone, ma per la grande Milano…
Sì infatti. I progetti che abbiamo in animo per il futuro guardano a questo. L’attuale ingresso carraio di Sacra Famiglia su via Benozzo Gozzoli è sul territorio comunale di Milano e il 30% delle persone che afferiscono a noi per cure di carattere sanitario e sociosanitario provengono appunto dal capoluogo. Il prossimo allungamento già deciso della linea rossa con altre due fermate creerà un collegamento ancora più forte. Noi ci sentiamo parte della Città metropolitana, ma anche di questo territorio, perché i Comuni di Cesano Boscone, Corsico, Trezzano si servono dei servizi sanitari cha abbiamo nella Casa di cura ambrosiana nata più di 50 anni fa.

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