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Redazione

Regina era una delle poche ragazzine che preferiva parlare inglese, con il papà dirigente nella ditta del Cemento di Chilanga. Aiutava per il coro di Shimabala, quella cappella sorta grazie anche a suo papà che pur pregava in una chiesa protestante. Era venuta alla Messa domenica 7 agosto, con la sua mamma e sua sorella Florence, dandomi in mano un bigliettino, con il suo indirizzo e il numero del suo cellulare: «Sono sposata, abito a Lusaka in zona Woodlands, venga a trovarmi, ho parlato tanto di lei a mio marito e ai miei figli».

Non è stato difficile raggiungerla nella sua casa in una zona “bene” della capitale, con tanto di cancello, giardinetto e garage. E’ in affitto. «Mio marito è ingegnere, io ho studiato come assistente sociale e lavoro per l’Università. Chiamo mio figlio… Abel, vieni, è arrivato padre Antonio, il sacerdote di quando io ero piccola, lui ha conosciuto anche il nonno».

Dalla sua stanza esce un ragazzo di 8 anni (nella foto), mi stupisce per l’eleganza del suo vestito, gli occhi belli e la sua riservatezza. E’ lì quasi rigido nel guardarmi. Chissà se corrispondo alla descrizione che mamma gli ha fatto! Mamma parla in inglese con lui e io faccio lo stesso fin quando riesco a sbloccarlo, tirando fuori la mia macchina fotografica. «Ah, la conosco, è come quella di papà!». Sarà lui a scattare le foto-ricordo e a unirsi alla preghiera con il Padre Nostro in inglese, detto con tanta devozione.

Anna, la sorella maggiore, arriva solo per le foto (foto sopra), poi torna subito in cucina perché è impegnata con una cuginetta a cuocere una torta alla crema per me. Squilla il cellulare tre volte: la mamma, la sorella e il marito, impegnato con gli amici a vedere la partita di Calcio della nazionale dello Zambia contro il Sudafrica (7 – 6 ai rigori).

«Padre, ricorda dove abitavo? Lì attorno c’erano dei villaggetti, tutti spazzati via dall’Aids! Solo uno di “quelli della Chiesa” è mancato, gli altri sono stati salvati dalla fede… Ho sentito che ci sarà un’Università Cattolica, sogno di studiare teologia e di diventare catechista a tempo pieno, è una voglia che ho dentro da quando lei mi ha “spinto” a fare la catechista anche se avevo solo 12 anni! Lavoriamo tutti e due, l’affitto ci pesa, però andiamo avanti bene, i bambini vanno alla scuola privata cattolica, abbiamo la macchina… Però la gente nelle periferie qui vicino quanto soffre, senza lavoro, con i loro mercatini da sopravvivenza…». Squilla di nuovo il cellulare: «E’ Florence, vuole parlare con lei, abita dall’altra parte della città, è capitano nell’aviazione civile… ».

La torta è pronta, la mamma me l’incarta. La mangerò stasera con amici missionari.«Father, continui a pregare per noi e mi mandi una e-mail dall’Italia, questa è la mia casella elettronica…». Noto che anche lei ha una vistosa capigliatura alla moda!

Santa Messa per gli italiani. C’è una piccola comunità d’italiani anche qui e per loro una volta al mese c’è la Messa. Sono una trentina in questo sabato pomeriggio, solo due si ricordano di me. La celebrazione è in italiano e con sorpresa noto che tutti hanno il foglietto in mano con preghiere e letture della 21^ domenica dell’anno. Dove le hanno trovate? «E’ semplice, padre, basta scaricarlo da Internet».

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