La promotrice del Progetto Indabo, che nel giro di pochi anni ha letteralmente cambiato la vita di molti piccoli africani e delle loro famiglie, ne racconta le origini, lo sviluppo e i prossimi obiettivi

di Claudia COLOMBO

Progetto Indabo

Era l’estate del 2012. Insegnavo religione a scuola e per la prima volta mi recavo in Africa, più precisamente in Ruanda, il Paese più piccolo di questo enorme continente, situato proprio al centro, conosciuto purtroppo più per il suo tragico passato che per la bellezza disarmante delle sue mille colline.

Sinceramente non avevo mai pensato all’Africa, forse ne avevo un po’ paura. Più volte ero stata invitata a recarmici, ma avevo sempre declinato, sentendo forse che non era il mio momento… Finché il momento arrivò. Ci andai un po’ per il desiderio di sfuggire alla routine milanese. Certo non immaginavo di affezionarmi così tanto a questa terra… Ora scrivo da Butare, ed è la quinta volta che mi trovo qui negli ultimi tre anni!

Pochi giorni dopo il mio arrivo presso la Comunità dei Servi di Maria del Cuore di Gesù, venne a farci visita la vicesindaco della città, che pregò la Comunità di volersi occupare dei bambini di strada in età prescolare, figli di prostitute e di venditrici ambulanti, che all’età di due anni trascorrevano la loro giornata da soli, seduti su un polveroso marciapiede, nel chiasso del mercato o a casa. Noi tutti vedemmo in questa richiesta di aiuto la volontà di Dio, che non è sordo alle grida dei suoi figli e ha bisogno delle nostre mani e del nostro cuore per salvarli dalla miseria.

Io dissi subito di sì, comprendendo che era proprio ciò che il mio cuore desiderava. Chiesi a don Michele di Tolve (allora responsabile diocesano degli Insegnanti di religione) il permesso di prendermi un anno sabbatico dal mio lavoro e così iniziai a dare forma al Progetto Indàbo (parola che in kinyarwanda, la lingua locale, significa “fiore”). Grazie al passaparola di parenti, amici e conoscenti, riuscimmo a raccogliere i fondi necessari per ristrutturare una vecchia casa che il governo ci aveva messo a disposizione, rendendola un ambiente bello, colorato e accogliente per questi piccoli fiorellini!

Oggi il Progetto Indàbo è una grande realtà, è considerato un’eccellenza qui a Butare e in tutto il Ruanda e abbiamo persino ricevuto la visita e le lodi da parte del Ministro dell’Istruzione: 105 bambini dai 2 ai 6 anni, destinati alla fame e alla miseria, ora hanno due pasti caldi e abbondanti ogni giorno, ricevono le cure mediche necessarie, vengono educati e istruiti da suore e frati che li amano di tutto cuore. Quante testimonianze ho raccolto! Molti di questi piccoli a tre anni non parlavano ancora: grazie al Progetto, solo pochi mesi dopo si sono letteralmente trasformati! Ricordo il giorno in cui arrivarono: molti piangevano, erano timidi, la tristezza e la fame scavava i loro volti. Due anni dopo li vedo cambiati dall’amore: sono pieni di gioia di vivere, di speranza, di gratitudine.

Ora il governo ci ha messo a disposizione un’altra casa, che deve però essere ristrutturata. La sistemazione della prima casa ci era costata 12 mila euro: per mettere a posto questa, che è in condizioni lievemente migliori, abbiamo bisogno di circa 10 mila euro.

Non trascuriamo le famiglie, che vivono in condizioni veramente misere: molti non possiedono nemmeno un materasso su cui sdraiarsi. Da noi ricevono vestiti, coperte e assistenza sanitaria. Ma non facciamo assistenzialismo: vogliamo dare loro la possibilità di migliorare le condizioni di vita grazie al lavoro. Due pomeriggi alla settimana insegniamo alle madri a cucire, ricamare, fare piccoli lavori di artigianato locale e, soprattutto, a leggere e a scrivere.

Abbiamo un progetto per aiutare anche i padri: vorremmo acquistare un terreno per istituire una cooperativa, perché i genitori di questi piccoli possano coltivare la terra e avere così il nutrimento quotidiano necessario. Vorremmo creare anche un piccolo allevamento di vacche, maiali e galline, così potremo finalmente raggiungere l’obiettivo dell’auto-sostentamento della Comunità e del Progetto Indàbo. La realizzazione di questo progetto richiede 5000 euro.

Grazie a Indàbo, inoltre, portiamo ogni giorno 60 pasti a persone molto povere ospedalizzate a Butare, che altrimenti morirebbero letteralmente di fame. La richiesta di aiuto accolta dai cuori di tanti amici italiani ha permesso a quasi 200 persone di avere due pasti caldi al giorno. Grazie a questo dono della Provvidenza molti di loro sono stati salvati dalla morte e dalla disperazione.

Se qualcuno desidera contribuire affinché il Progetto Indàbo continui a salvare le vite di questi fratelli ruandesi, ve ne saremo molto grati. E a nome di questi piccoli fiori del Ruanda vi diciamo: Murakose (Grazie)!

 

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