I documenti del Vaticano II e l'esortazione di Paolo VI Evangelii Nuntiandi possono rappresentare la bussola migliore per i cristiani di oggi

di monsignor Luca BRESSAN
Vicario episcopale

copertina 'Il campo è il mondo'

«Io sono la resurrezione e la vita!». A una sorella titubante, lacerata dal dolore e alla ricerca di energie per sperare, Gesù si rivela in questo modo, come ascolteremo nel Vangelo di domani. E dimostra la forza della sua testimonianza, nella risurrezione di Lazzaro, indicandoci la strada per il nostro impegno di cristiani nel mondo. Gli uomini ascoltano più volentieri testimoni che maestri, ci ha detto Papa Paolo VI, in un testo diventato celebre (la Evangelii Nuntiandi). L’uomo ascolta e si fida di persone che mostrano come le parole dette siano sostenute dall’impegno della propria esistenza. Come il nostro Arcivescovo ci richiama nella lettera pastorale: «L’impegno del cristiano non è un’estenuante ricerca di nessi tra il Vangelo e la vita, come se fossero due realtà disgiunte e da mettere artificiosamente insieme. È assai più semplice. Consiste nel documentare in prima persona che Gesù è “via, verità e vita” (Gv 14,6)».

E da questa intuizione il Cardinale trae anche l’impegno conseguente, che può essere assunto da noi come criterio di verifica e motivazione al nostro impegno di conversione in questo cammino quaresimale: «Il “cattolicesimo popolare ambrosiano” è chiamato pertanto a radicarsi più profondamente nella vita degli uomini attraverso l’annuncio esplicito della bellezza, della bontà e della verità di Gesù Cristo all’opera nel mondo: “Nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto la Chiesa perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede” (Dei Verbum 8). Realizzare delle esistenze che siano capaci di questo annuncio, come frecce puntate verso la realtà di Cristo, facendo proprio lo stile del testimone domanda – continua la riflessione dell’Arcivescovo – l’esercizio costante della vita come comunione centrata sul “dono totale di sé” ai fratelli. Vengono alla mente le parole del Concilio Vaticano II: “Principale compito dei cristiani è la testimonianza a Cristo, che devono rendere, con la vita e con la parola. In essi deve realmente apparire l’uomo nuovo, che è stato creato secondo Dio in giustizia e santità della verità. Questa vita nuova debbono esprimerla nell’ambito della società e della cultura. Debbono perciò conoscere questa cultura, purificarla, conservarla e svilupparla in armonia con le nuove condizioni, e infine perfezionarla in Cristo, affinché la fede di Cristo e la vita della Chiesa non siano già elementi estranei alla società in cui vivono, ma comincino a penetrarla e a trasformarla” (AG 21)».

 

Da Avvenire, 05/04/14

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