A San Gaetano il cardinale Scola ha presieduto la messa davanti all’urna di San Luigi Guanella, che durante la sua “peregrinatio” ha fatto tappa nella parrocchia milanese

di Annamaria BRACCINI 

Don Luigi Guanella

«I poveri sono poveri in qualsiasi parte del mondo. Tutto il mondo è patria vostra». Così scriveva un santo, don Luigi Guanella, al compiersi del sogno di ampliare la sua missione di carità fino all’America. Parole che potrebbero essere l’emblema di tutta una vita trascorsa a soccorrere e ad amare. Per questo la peregrinatio dell’urna di San Luigi Guanella, di passaggio a Milano presso la parrocchia di San Gaetano – dove operano appunto i religiosi guanelliani -, è stata occasione per una riflessione sul senso del credere e dell’essere cristiani autentici nella vita di fede e nella società. 
A sottolinearlo è stato il cardinale Scola, giunto in questa grande parrocchia, ricca di attività educative, scolastiche e caritative, per la celebrazione eucaristica presieduta davanti all’Urna. Molte centinaia i fedeli presenti, stretti intorno all’Arcivescovo per quello che il parroco, don Marco Maesani, definisce «un incontro indimenticabile che può essere anche una possibilità di nuovo slancio e di ripartenza». 
Un ripartire da Dio che in questa zona appare necessario ed evidente, anche in virtù del grande contributo di attività che hanno il loro cuore nella parrocchia: dal centro educativo, con doposcuola per circa 130 ragazzi delle medie e superiori, alcuni dei quali in difficoltà, al progetto per giovani affetti da dislessia, fino ad arrivare alla bella realtà della “Casa di Gastone”, in cui sono ospitati una quindicina di uomini. E poi, ancora, il convitto universitario, il Centro di ascolto Caritas, i gruppi-famiglia, il volontariato parrocchiale diffuso capillarmente. 
E allora il Cardinale sottolinea il coraggio della testimonianza e della promozione di «un’amicizia cristiana che si può tradurre anche in un’amicizia civica». Chiaro il richiamo alla responsabilità come comunità e come singoli in una società spesso «senza punti di riferimento», che appare frastornata da troppe parole. Da qui, per il Cardinale, la necessità di ripensare a figure esemplari come appunto don Guanella: «È un dono grandissimo poter venerare questa figura splendida di santo e motivo di commozione avere tra noi il suo corpo. Perché facciamo questo pellegrinaggio? Non per una magia, perché la fede non ha niente a che fare con la magia – riflette -, ma ragionevolmente, perché siamo sati realmente salvati da Cristo».  
E questo al di là di ogni debolezza umana che si dimostra – nota l’Arcivescovo – nelle manchevolezze di ogni giorno. Occorre, dunque, vivere nella consapevolezza della salvezza sempre offertaci, che ci permette di «rinascere dall’alto», e impone di dare «una forma eucaristica alla vita in famiglia, alle relazioni sociali, alla condivisione dei poveri, degli ultimi, dei più bisognosi, come testimonia questo luogo». L’appello del Cardinale – che peraltro segna anche tutta la sua Lettera pastorale Alla scoperta del Dio vicino appena pubblicata – è al credere, ad aprire la “porta”, al chiedere al Signore di essere aiutati nella nostra incredulità. 
A chiusura dell’omelia dell’Arcivescovo, tra le navate gremite (moltissimi i bimbi con i loro genitori) risuonano le parole che accompagnarono la canonizzazione di don Guanella. Disse in quel 23 ottobre 2011 Benedetto XV, proprio auspicando l’intercessione di San Luigi, per crescere «nell’ amicizia con Cristo»: «Tutta la sua vicenda umana e spirituale la possiamo sintetizzare nelle ultime parole che pronunciò sul letto di morte: “in caritate Christi”. E’ l’amore di Cristo che illumina la vita di ogni uomo, rivelando come nel dono di sé all’altro non si perde nulla, ma si realizza pienamente la nostra vera felicità».  Poi, a conclusione della celebrazione, la festa e la benedizione del Cardinale di un’opera contemporanea dell’artista Giovanna Bellini, dedicata a don Guanella. La cui urna sarà a San Gaetano fino a martedì, per spostarsi poi alla venerazione dei fedeli, fino a sabato 22, nella Casa di Sant’Ambrogio ad Nemus, la dove nel 1894 il Santo aveva aperto la sua prima Casa a Milano.

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