Richiamo alla centralità di Cristo, azione testimoniale della Chiesa e sua significativa presenza sull’orizzonte culturale: queste le principali preoccupazioni del cardinale Scola

monsignor Franco Giulio BRAMBILLA
Vescovo ausiliare

cardinale Angelo Scola

«“L’uomo supera infinitamente l’uomo”. La visione dinamica dell’antropologia sottesa a questa espressione di Pascal interpreta ancora la sensibilità del singolo e della comunità sociale cui la realtà ecclesiale si rivolge oggi? O non è forse soppiantata dalla violenta ingiunzione di Nietzsche: “L’uomo è qualcosa che deveessere superato”… La mentalità dominante appare sospesa alla bruciante alternativa tra Pascal e Nietzsche».

Con questo icastico incipit il cardinale Angelo Scola, nella sua ultima opera, richiama la coscienza ecclesiale a ritrovare l’uomo come via della Chiesa. «Per lasciar trasparire Gesù Cristo, lumen gentium, la Chiesa deve saper intercettare questa esperienza elementare, comune all’uomo di ogni tempo e luogo, sempre inevitabilmente inserito in comunità». Lo sguardo della Chiesa deve essere amorevolmente curvato sull’uomo, sulle esperienze umane “elementari” di anima e corpo, uomo e donna, individuo e società per mostrare come in esse l’uomo “superi infinitamente” se stesso.

Emergono i temi principali del magistero veneziano del patriarca Scola – l’unità del soggetto, l’educazione al pensiero di Cristo, la centralità della categoria di testimonianza – quali momenti decisivi del bruciante incontro dell’uomo con Cristo. Essi sono diventati ancheil fuoco della sua interpretazione e ricezione del Vaticano II oltre che del suo ministero pastorale. Per questo Egli parla di una doppia “con-centrazione” del mistero della Chiesa sull’esperienza umana e sulla mediazione sacramentale con cui avviene l’incontro dell’uomo con il mistero di Dio. Sono due istanze che rendono possibile intuire le linee profonde su cui si muoverà il suo ministero a Milano.

La missione della Chiesa è destinata a far “accadere” questo incontro: il luogo in cui accade è il mistero di Cristo, il modo con cui avviene è l’azione dello Spirito di cui la Chiesa è testimonianza, il destinatario è l’uomo accompagnato nelle sue esperienze elementari. Dimensione cristocentrica, pastorale e culturale: ecco le tre direttrici di un’unica preoccupazione. Il nuovo Arcivescovo condivide pienamente con Benedetto XVI la cura di portare il mistero di Dio nel cuore dell’uomo.

Il primo accento che attraverserà fortemente il magistero dell’Arcivescovo sarà il richiamo alla centralità di Cristo e a educarci secondo il pensiero di Cristo. Il Crocefisso risorto è l’avvenimento dell’incontro dell’uomo con Dio. Se il pensiero filosofico e teologico degli ultimi decenni ha riscoperto il peso della libertà della persona, la libertà dell’uomo appare bisognosa di superarsi continuamente ed è incapace di operare da sola questo trascendimento. «Gesù Cristo, che nell’offerta totale di sé muore per la nostra salvezza e realizza la corrispondenza perfetta al Padre che Lo risuscita, è questo evento costitutivo permanentemente elargito all’umana libertà per opera dello Spirito». La vita concreta delle comunità cristiane dovrà tenere nel fuoco della spiritualità e dell’agire pastorale questo “sguardo” su Cristo che ci comunica nello Spirito la vita insondabile del mistero di Dio. Sguardo e incontro, momento cosciente e vita di sequela del Signore dovranno tenere al centro la domanda delle domande: il Signore Gesù, chi è per te?

L’altro accento riguarda la pastorale, la dimensione sacramentale della Chiesa, la sua azione testimoniale. La Chiesa deve essere totalmente commisurata alla sua capacità di far accadere questo incontro, dev’essere “immersa” nell’evento di Cristo, plasmata da Lui. Cristo è il sacramento dell’incontro con Dio, la Chiesa è irradiata dalla presenza sacramentale del Signore, che definisce se stessa in e attraverso la Parola e i Sacramenti con cui dona il Signore. Li può donare agli altri solo perché essa stessa è il frutto di questo dono. Qui sta il suo carattere testimoniale, totalmente riferito al Cristo e radicalmente destinato agli uomini. Per questo il Cardinale afferma: «È ancora troppo carente nella vita delle comunità un’adeguata coscienza del metodo di vita cristiana implicato nell’autentica concezione della testimonianza». E ne offre anche un’efficace traduzione pratica: «Le comunità cristiane, ispirandosi nell’azione pastorale più all’immagine della famiglia che a quella dell’azienda, potrebbero testimoniare a ogni uomo il fascino della sequela Christi, mostrandone la centralità nelle due dimensioni dell’esistenza cristiana: gli affetti e il lavoro».

Infine il terzo accento che riguarda la dimensione culturale, su cui il cardinale Scola ha dato il suo contributo forse più originale. Le esperienze umane “elementari” che abbiamo ricordato, gli ambiti degli affetti, del lavoro e della festa alimentano quello sguardo sul soggetto personale e comunitario, libero e testimoniante che dà concretezza alla cura della Chiesa e delle comunità cristiane per l’uomo. Ne viene un profilo della missione della Chiesa e di ogni cristiano che ascoltiamo dalla sua parola: l’«opera del testimone, appassionato di ogni interlocutore e teso a instaurare un instancabile processo di verifica circa la capacità di Gesù Cristo di saper interpretare e condurre a verità ogni frangente dell’esistenza umana». Mi sembra di intuire un orizzonte forte della presenza culturale della Chiesa e del cristiano: quella che porta a una vera “rigenerazione dell’umano”.

Mercoledì scorso, nell’emozionante incontro con cui il Papa ha imposto il “pallio” al nuovo Arcivescovo, il Pontefice ha anche rivolto ai presenti una parola augurale per Milano. Così, improvvisando, Benedetto XVI ci ha detto: Milano e la Lombardia, città e regione dell’impresa e del lavoro, della creatività e della laboriosità, sappiano trovare nel loro cuore uno spazio per il mistero di Dio. Gli fa eco il Cardinale, spronandoci a scegliere Pascal: solo facendo spazio a Dio l’uomo può trascendersi e rigenerare se stesso. Ne sentiamo veramente la nostalgia!

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