Redazione

Le principali coalizioni che si presentano alle elezioni del 9 e 10 aprile, la Casa delle libertà e l’Unione, hanno redatto le linee guida del proprio governo in caso di vittoria. Il voto dei cittadini deve tener conto della loro oggettiva parzialità e scegliere allora quelle che più sono vicine alle loro esigenze, sensibilità, idee in questa situazione storica. Ma dato che camminano sulle gambe degli uomini il loro discernimento dovrà riguardare anche partiti, candidati e leader. Conta infatti sia la credibilità dei candidati premier sia quella del programma.

di Antonio Airò

Gli elettori, il 9 e 10 aprile, non soltanto sceglieranno le coalizioni, i partiti e le liste dei candidati per il nuovo Parlamento, ma valuteranno con il loro voto anche i programmi con i quali il centrodestra e il centrosinistra intendono governare il Paese, se avranno la maggioranza dei consensi.

I due programmi al di là delle dimensioni (una ventina di pagine quello della Casa delle libertà, oltre 200 pagine quello dell’Unione) possono definirsi una sorta di segnaletica che i candidati intendono seguire per arrivare con successo al traguardo.Se non sarà convincente, l’uno o l’altro schieramento finirà con deragliare.

Le questioni di fondo sono infatti in un certo senso comuni a entrambe le coalizioni. Parlano infatti di famiglia, di welfare, di immigrazione, di Mezzogiorno, di Europa, di come superare l’attuale fase di ristagno economico e produttivo. Le ricette possono essere in parte comuni e in parte debbono essere riempite di contenuti.

Saranno allora il Parlamento e il governo in una dialettica tra maggioranza e opposizione, che ci auguriamo più proficua di quella che si è verificata nella legislatura che si è appena chiusa, a definire concretamente gli interventi che i diversi punti programmatici accennano, e soprattutto a indicare le risorse necessarie e indispensabili (che spesso restano nel vago) perchè il programma presentato non sia un libro dei sogni irrealizzabili o infranti.

Il programma è quindi una segnaletica, non definita una volta per tutte. E’ una sorta di guida necessaria che spetta all’elettore discernere. La segnaletica può essere infatti errata; i cartelli possono essere stati collocati male o recare segnali contradditori rispetto alla realtà, nuove esigenze possono imporre di dare una interpretazione diversa ai problemi indicati.

Il voto dei cittadini deve tener conto di questa oggettiva parzialità dei programmi e scegliere allora (qui sta la loro responsabilità) quello che a loro giudizio più è vicino alle loro esigenze, alle loro sensibilità, alle loro idee in questa situazione storica.

Ma siccome i programmi camminano sulle gambe degli uomini il loro discernimento dovrà riguardare anche partiti, candidati e leader dell’una o dell’altra coalizione. Conta infatti sia la credibilità dei candidati premier sia la credibilità del programma.

Gli elettori possono allora scegliere Berlusconi o Prodi, Casini o Rutelli se li ritengono meritevoli di governare il Paese. La sintesi che presentiamo può meglio aiutarli a comprendere cosa e chi votare.

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