Redazione

La scelta di chiedere o meno il battesimo costituisce per i neo-genitori una grande decisione da affrontare ed è come se gli adulti intuissero che a questo grande “passo” ne dovranno seguire altri, certamente impegnativi.

di don Paolo Sartor
responsabile Servizio per il catecumenato

Sia nell’omelia del pontificale di sabato 8 settembre, solennità di Maria Nascente e avvio ufficiale dell’anno pastorale 2007-2008, sia nel testo della nuova lettera pastorale, l’Arcivescovo ha sottolineato che nel prossimo anno «occorrerà innanzitutto dedicare attenzione, assicurare tempo e predisporre strumenti perché cresca sempre più la coscienza dell’importanza pastorale del tempo del battesimo prima, durante e dopo la sua celebrazione» (D. Tettamanzi, L’amore di Dio è in mezzo a noi. La missione della famiglia a servizio del Vangelo. Famiglia comunica la tua fede. Anno pastorale 2007-2008, n. 30).

Questa sottolineatura non stupisce. Si tratta, infatti, del primo passo nella direzione di quel rinnovamento della prassi ordinaria di iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi che lo stesso cardinale Dionigi Tettamanzi aveva promosso fin dal Percorso pastorale Mi sarete testimoni (n. 64). Su suo impulso, dunque, a partire dalla primavera 2004, è al lavoro una Commissione Arcivescovile che ha redatto nuovi itinerari di iniziazione cristiana, la cui caratteristica più evidente è il suggerimento di avviare il cammino di fede dei bambini non a partire dai 7-8 anni di età ma dal battesimo, la “porta d’ingresso” nella Chiesa. Come scrive efficacemente l’Arcivescovo: «La comunità cristiana non può battezzare il piccolo e attendere che i genitori si rifacciano vivi all’inizio del cammino di catechesi in età scolare» (D. Tettamanzi, Famiglia comunica la tua fede, n. 26).

Ovviamente nei primissimi anni si tratta di proposte rivolte soprattutto ai genitori; poi, gradualmente, inizia l’annuncio di fede anche ai bambini, sulla falsariga del Catechismo della Cei Lasciate che i bambini vengano a me, la cui ricchezza è davvero notevole. Nell’ultimo biennio un centinaio di parrocchie hanno lavorato sulla fase battesimale e in ordine alla crescita spirituale nella prima infanzia, attuando quanto proposto dal Catechismo e dal Sinodo diocesano (cf costt. 102 e 107) con attenzione alle concrete condizioni di vita delle famiglie di oggi. In merito «la sperimentazione attuata in questi anni in diverse comunità assicura che si tratta di indicazioni attuabili e ricche di molte possibilità» (D. Tettamanzi, Famiglia comunica la tua fede, n. 30).

L’attenzione al battesimo, inoltre, è suggerita dalla odierna situazione socio-religiosa. Se in un passato non troppo lontano la questione della fede poteva assumere il volto dell’alternativa «Cristo sì, Chiesa no», da alcuni anni a essere in causa è anzitutto lo stesso rapporto con Cristo. Siamo infatti in una società sempre più pluriculturale e multireligiosa, dove essere legati a Gesù assume la forma della scelta esplicita. Non a caso, proprio in queste stagioni si registra anche nella cultura meno specialistica un ampio e variegato dibattito sulla figura di Cristo, favorito da pubblicazioni che hanno fatto notizia, tra le quali basti qui ricordare la riflessione competente e appassionata di Benedetto XVI su Gesù di Nazaret.

In questo quadro si comprende anche l’interesse per il sacramento iniziale, il battesimo, che lega in maniera indefettibile il soggetto a Cristo e alla sua Chiesa. La scelta di chiedere o meno il battesimo costituisce per i neo-genitori una grande decisione da affrontare e, benché talora questa scelta sia spinta da motivazioni apparentemente deboli (tradizione, paura della morte, ecc.), ècome se gli adulti intuissero che a questo grande “passo” ne dovranno seguire altri, certamente impegnativi. Il battesimo infatti appella a una continuazione e a un compimento, di cui il cammino nella prima infanzia, la catechesi nell’età scolare e l’ammissione alla cresima e alla mensa eucaristica sono le espressioni più evidenti.

Diventa manifesta, perciò, la ragione di un più vasto interesse della nostra diocesi per il confronto disteso con i genitori in occasione della richiesta del sacramento, per uno svolgimento sempre più comunitario della celebrazione e per l’avvio di un legame che invogli a proseguire la relazione della famiglia con la comunità, senza che si crei un vuoto dalla celebrazione del battesimo ai tempi “classici” della catechesi dei bambini. Sotto questo profilo, la pastorale battesimale esprime certamente un’attenzione al bambino e alla sua primissima crescita religiosa, ma rappresenta nel contempo un ambito prezioso di relazione con i genitori e di sperimentazione di quella «catechesi degli adulti» che rischia spesso di rimanere solo un auspicio, sia pure ritornante e autorevole.

L’Arcivescovo annota tra l’altro: «La richiesta del battesimo […] è per la comunità cristiana un fatto impegnativo e lo diventerà sempre più, anche in termini di persone e di tempi. Ma che cosa c’è di più importante dell’introdurre alla fede un bambino, di farlo diventare figlio di Dio e parte viva della Chiesa? Altre cose possono essere trascurate, ma non questa! Ne va della qualità evangelica e missionaria di una comunità!» (D. Tettamanzi, Famiglia comunica la tua fede, n. 27). A partire dalla seconda tappa del Percorso pastorale triennale L’amore di Dio è in mezzo a noi si aprono dunque stagioni molto impegnative, ma insieme decisamente promettenti. In gioco, infatti, non è solo un ambito pastorale particolare, ma lo stesso volto di una Chiesa sempre più attenta alle famiglie e ai cammini concreti delle persone del nostro tempo.

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