Redazione

Le settimane riservate a donne e bambini si erano dimostrate efficaci, ma la vera sfida era rappresentata dagli incontri per gli uomini, più difficili da coinvolgere in un’iniziativa come la Missione. La loro risposta però fu sorprendente e anche l’ultima settimana registrò grandi numeri e grande interesse: non solo degli uomini, per la verità, ma di tutte le categorie di lavoratori e lavoratrici. Milano, in quei giorni, è stata davvero una città in ascolto del suo pastore.

di Antonio Airò

Dopo i ragazzi e le donne, la terza settimana della Missione, dal 17 al 23 novembre, è rivolta in particolare agli uomini ed è vista come la cartina di tornasole della Missione: quella che avrebbe segnato o meno la sua riuscita. La crescente partecipazione delle donne nelle chiese se, da un lato, aveva indicato che l’iniziativa missionaria aveva trovato un positivo riscontro, confermando la loro maggiore disponibilità, dall’altro poteva indurre i sacerdoti e i comitati parrocchiali a rallentare il loro impegno verso quanti non erano stati fino ad allora interessati.
Una circolare della segreteria , probabilmente l’ultima, invita tutti a lavorare con lo stesso spirito di chi è ancora all’inizio dell’opera. Un appello che non resta inascoltato. Tutta la comunità milanese, non solo quella maschile ma anche quella femminile, presenzia alla Missione in misura superiore ad ogni aspettativa. Solo curiosità? o anche interesse a sentire una Parola diversa dalle solite, anche nelle chiese? Ogni sera, prima dell’inizio dei corsi in tutte le parrocchie, Montini parla brevemente alla radio vaticana e le sue parole sono trasmesse per altoparlante in tutti i luoghi di ascolto. E’ l’arcivescovo che unifica una città in ascolto.

Alla predicazione rivolta alla generalità dei cittadini, si aggiunge quella, articolata in 35 corsi specializzati, per le diverse categorie: artisti, avvocati e procuratori legali, cancellieri e personale del palazzo di giustizia, dirigenti e imprenditori, ufficiali, sottufficiali del Comiliter di Milano, giornalisti, scrittori e intellettuali, guardie notturne, (per costoro alle 7,30 al termine quindi del loro orario di lavoro) studenti universitari, professori e assistenti degli atenei milanesi, studenti delle medie superiori, ingegneri e tecnici, magistrati e notai, medici, gestori di alberghi e bar, vigili urbani, tramvieri, postelegrafonici. Non sono dimenticati i carcerati di San Vittore, nè gli stranieri con la Missione predicata in francese e in tedesco, nè gli incontri straordinari nelle caserme, comprese quelle dei vigili del fuoco e delle guardie di pubblica sicurezza.

Un vero e proprio tour de force per Montini, per i suoi ausiliari, per i cardinali Lercaro e Siri, (il primo al Circolo della Stampa, il secondo al Museo della scienza e della tecnica), per i vescovi e per i predicatori distribuiti in tutte le parrocchie. In un modo singolare Milano fu una città in ascolto, anche se rimane mistero il numero dei cuori che si apre alla Voce, annotano nel fare il bilancio di quei giorni quanti nella segreteria seguono lo svolgersi della Missione. E rilevano che in molti corsi si era creato un clima di famiglia con discussioni, ristrette o allargate, che andavano oltre gli orari previsti, con richieste di prolungare le lezioni anche per un’altra settimana.

Dando per scontato l’entusiasmo, contagioso per un avvenimento come la Missione che certamente aveva riempito chiese e sale (anche se naturalmente ci furono corsi più frequentati di altri), resta la conferma di un’intensa presenza e partecipazione dei milanesi, se è vero che furono oltre seicento mila, quelli coinvolti per tutta la settimana o solo per una o più sere in incontri esclusivamente religiosi. Un dato, tra i molti che si potrebbero citare, riguarda le indossatrici, una categoria ‘laica’ in questioni religiose e ristretta numericamente soprattutto in quegli anni che non avevano ancora consacrato Milano come capitale indiscussa della moda. Cominciarono in tre nel corso predicato dal francescano Nazareno Fabbretti; conclusero in settanta, la totalità o quasi delle modelle allora operanti a Milano.

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