Redazione

Dopo i lontani e gli ammalati, sono i giovani i destinatari di un’altra lettera di Montini . “Venite anche voi! Venite prima di tutti. Perchè èla gioventù che afferra le idee forza”. Milano, per via dell’intenso movimento migratorio che attrae nella città centinaia di migliaia di nuovi cittadini e per l’elevato tasso di natalità che persiste dal dopoguerra, è una metropoli nella quale, alla base della piramide demografica, prevalgono le classi giovanili.
Molti sono i ragazzi e gli adolescenti i che frequentano gli oratori parrocchiali, da sempre peculiari e deputati centri di aggregazione e che costituiscono un vanto e una ricchezza pastorale della Chiesa milanese. Tanti sono gli studenti negli istituti statali o cattolici. Milano rispetto al resto d’Italia ha già in quegli anni un alto tasso di scolarità. L’annuncio della parola di Dio, attraverso l’insegnamento della religione, è diffuso e continuo. La città può contare anche su una robusta presenza associativa di giovani cattolici e su un numeroso e preparato gruppo di docenti e di maestri iscritti all’Uciim o all’Aimc. Senza dimenticare gli studenti universitari negli atenei milanesi.

La fase preparatoria della Missione non può ignorare dunque questa vivace e dinamica realtà studentesca. L’ufficio catechistico diretto da monsignor Pietro Silva scrive, il 7 maggio 1957, ai professori di religione invitandoli a portare a scuola gli schemi che illustrano la Missione. Una settimana dopo una circolare di Augustoni informa i docenti che è stato predisposto un questionario-inchiesta sul problema di Dio. Una discreta collaborazione è stata assicurata dagli aderenti a che si sono impegnati a condurre il lavoro.
Se i docenti intendono contribuire direttamente a questa inchiesta , la segreteria invierà il materiale attraverso Gs e i professori potranno ottenere i primi risultati parziali. La maggioranza dei giovani, in una città che è ancora caratterizzata da una massiccia presenza operaia e nella quale il lavoro negli stabilimenti o nei laboratori artigiani è di gran lunga prevalente sull’impegno scolastico, ècomunque, se non ostile, indifferente e sostanzialmente lontana dalla comunità ecclesiale. E’ a questo mondo giovanile, in gran parte sconosciuto anche ai parroci, che Montini si rivolge, durante la Missione.

La lettera rivela una comprensione particolare delle problematiche di questi giovani che “non sono facilmente disposti a lasciarsi istruire persuadere; che non aderiscono volentieri a manifestazioni collettive, insieme con altra gente, alla quale invece piace forse essere mossa dal di fuori… Non vogliono più essere manovrati, non vogliono essere inquadrati. Non amano entusiasmi su comando, non gustano coreografie sceneggiate… Ora siete stanchi e diffidenti. Non volete maestri per voi coloro che hanno sbagliato strada per sè. Preferite distrarvi. Preferite torcere e ritorcere gli inestricabili fili della problematica umana.. . Preferite ciò che stordisce e ciò che incanta. E poi, perchè vivere si deve, preferite le cose di fuori a quelle di dentro. I problemi pratici prendono il sopravvento: l’esame val più dello studio, l’allenamento sportivo più di quello morale, la macchina più della poesia, la carriera più del carattere”.

Montini avverte tutti i limiti di una condizione giovanile che tende a privilegiare , già allora e a molta distanza dal ’68, l’avere sull’essere. Ma sa anche che i giovani, in ogni epoca storica, quando trovano dei testimoni autentici riscoprono la voglia di impegnarsi, di lasciarsi coinvolgere, di fare qualcosa di grande. E’ a questi giovani in ricerca che l’arcivescovo rivolge il suo invito alla Missione. “Essa non vi inquadra, ma vi libera da una pigrizia supina dello spirito, che non può essere vostra. Non vi impone pensieri dal di fuori, ma li suscita di dentro…. Non vi soggioga all’egoismo dei maggiori , ma vi indica quale posto dovete assumere nel concerto del mondo e nel servizio del bene. Non vi rende estranei alle correnti della vita moderna, ai processi storici che ne delineano nuovi e grandi orizzonti, ma vi rinfranca il passo per camminare da uomini, non per rotolare come essere inerti in queste correnti, ma per puomuoverle, per dirigerle, per comprenderle, per goderle da figli di Dio”.

L’arcivescovo ha fiducia in questi giovani ed anche ad essi propone l’idea-forza della Missione, quella di Dio Padre. La presenta ai suoi interlocutori con parole che toccano tutti i diversi aspetti della vita sociale, familiare, affettiva, religiosa che possono interessare e inquietare la nuova generazione che sta crescendo e che vuol contare _ anche se la contestazione è di la da venire _ nella società milanese.
E’ al loro senso di responsabilità, fuori da ogni giovanilismo, che Montini fa appello, sperando di trovare orecchie attente e disponibili. “Non volete venire costretti? venite liberi. Non volete essere invitati come gli altri? venite spontaneamente. Non volete essere confusi con l’altra gente? venite per conto vostro. Non volete frastuono di manifestazioni esteriori? non vi saranno manifestazioni esteriori, e potrete rimanere silenziosi e pensosi. Non volete assumere atteggiamenti convenzionali e retorici? date alla vostra professione religiosa una profonda sincerità personale. Non volete essere trattati da minorenni? Associatevi alla comunità cristiana, dove sarete rispettati come ognuno lo è e dev’essere e preferiti come figli carissimi. Ma non mancate al traguardo della verità e dell’amore; non disertate la casa che è vostra”.

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