Redazione

La Missione popolare è ancora oggi uno strumento di crescita per le comunità cristiane, ma con caratteristiche e modalità cambiate rispetto a quelle indette dal cardinal Montini 50 anni fa. Soprattutto, ora si cerca di rendere la Missione un’azione costante e che non si interrompe, piuttosto che un evento di pochi giorni.

di don Gianfranco Barbieri
missionario oblato di Rho

Nel cinquantesimo anniversario della Missione popolare di Milano – non solo voluta dall’arcivescovo Giovanni Battista Montini, ma da lui personalmente impostata e in molti luoghi anche predicata -, di quell’esperienza si possono ancora valorizzare alcune intuizioni, ma non si possono riproporre le modalità segnate dal tempo. Sempre valida è l’intuizione di andare verso i “lontani” e il tono confidente della predicazione. Tuttavia superata è l’impostazione di un’azione una tantum.
Oggi le Missioni popolari incontrano gli stessi problemi della pastorale ordinaria, costretta ad abbandonare progetti ideali e astratti per inseguire soluzioni realistiche e praticabili. Rispetto al problema dell’evangelizzazione le Missioni non possono più essere né azioni di massa, né azioni transitorie, ma devono programmarsi in modo da inserirsi nel progetto pastorale di una comunità.

Gli obiettivi di una Missione popolare oggi sono sostanzialmente tre. Anzitutto, richiamare le nostre comunità alla fede e alla conversione dei cuori, come affermava Giovanni Paolo Il in occasione della Missione di Roma.
Il Papa ricordava poi che la medesima Missione doveva divenire una grande scuola, presso la quale imparare a essere missionari attraverso l’esercizio e l’ascolto. Lo stesso programma l’aveva individuato un quarto di secolo fa il cardinale Martini, quando affermava che la Missione deve aiutare una comunità a porsi in uno stato di evangelizzazione permanente. Infine, la Missione deve tendere a formare cristiani adulti nella fede e capaci di rendere ragione della speranza che è in loro.

LA PROPOSTA DEI MISSIONARI DI RHO
Questi obiettivi tanto ambiziosi si realizzano superando la concezione che vede i laici solo come collaboratori della gerarchia, per recuperare la prospettiva di una Chiesa locale soggetto responsabile della missionarietà. Nel contempo ogni battezzato è richiamato alla propria responsabilità in ordine alla Missione.
La finalità è quella di evitare che la Missione si riduca ad azione episodica, per avviare invece un’azione pastorale prolungata. Non è quindi un’opera da fare in aggiunta ad altro, ma è lo stile col quale affrontare tutte le cose.

Concretamente i Missionari di Rho propongono un’azione articolata in tre attività ben distinte: la preparazione, mediante i visitatori; l’annuncio della Parola nelle case mediante i Gruppi di ascolto; la predicazione straordinaria.
La visita è quell’opera preziosa di alcuni laici della comunità, i quali passano di casa in casa a riannodare le fila di un discorso talvolta interrotto. Essi non fanno opera di proselitismo, ma vanno per dire che la comunità cristiana non si è dimenticata di quanti non la frequentano più; presentano le diverse attività pastorali, compresa quella della Missione, e chiedono se i visitati hanno eventuali desideri o bisogni. I visitatori laici saranno meno preparati dei religiosi, ma hanno il pregio di far parte della comunità locale, cosicché anche la visita può diventare una struttura permanente, una specie di “ministero laicale”.
I Gruppi di ascolto stanno prendendo sempre più piede. Si intende portare il Vangelo nelle case perché le famiglie sono l’ambito da privilegiare. Inoltre si vuol diffondere il Vangelo attraverso i laici, in linea con l’ecclesiologia conciliare, per valorizzare il battesimo ricevuto e per evidenziare la loro appartenenza ecclesiale.
La predicazione straordinaria si svolge secondo schemi ormai collaudati. Si convocano in chiesa i fedeli per un ascolto prolungato della Parola di Dio. Tale momento viene preparato e soprattutto seguito dai Gruppi di ascolto. In questo modo la predicazione straordinaria intende ricaricare i cristiani e incoraggiarli a frequentare i Gruppi di ascolto. I fedeli vengono convocati, suddivisi per età, ad almeno uno dei due incontri giornalieri programmati lungo la settimana o i dieci giorni previsti.
Al termine di ogni ciclo di predicazione ha luogo la celebrazione comunitaria del sacramento della riconciliazione e viene affidato una sorta di mandato missionario, per rafforzare la coscienza del proprio impegno a testimoniare il dono della fede ricevuta.

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