Redazione

L’ambito dei legami familiari è quello dove in genere ci aspettiamo meno sofferenze e, quindi, meno necessità di esercitare il perdono. Mai come oggi, invece, quello della famiglia è un terreno minato, dove le emozioni faticano a esprimersi e ad essere elaborate, con il rischio che diventino vere a proprie “bombe”. Ci si trova così a fronteggiare la delusione di scoprire che proprio chi amiamo di più è colui che ci ferisce maggiormente. Perdonare è un cammino tutto in salita e presuppone di fare i conti in primis con i propri limiti.

di Stefania Cecchetti

È il tradimento la colpa che più spesso chiede di essere “perdonata” nella storia di una coppia. A sostenerlo è Paola Bassani, consulente familiare e psicoterapeuta: «Nel 90% dei casi, le coppie in crisi arrivano da uno psicologo in seguito alla relazione extraconiugale di uno dei due. Non è sempre stato così, c’è stato un netto aumento di questa casistica negli ultimi anni. Forse perché ci sono tanti conflitti nella società, oggi si tende a voler proteggere l’ambito familiare da qualsiasi tipo di crisi». Niente di più sbagliato, fa notare Bassani: «I conflitti sono luoghi di elaborazione e quindi di crescita della coppia. L’enorme sforzo che vede molto giovani coppie impegnate nel preservare l’armonia della relazione è controproducente: alla lunga le contraddizioni esplodono in maniera ancora più drammatica, come appunto nel tradimento».

Il primo passo di questo cammino di evoluzione della coppia si chiama disillusione. È necessario che entrambi nella coppia, dopo la fase dell’innamoramento, facciano i conti con la delusione “fisiologica” di scoprire l’altro diverso da come lo avevamo immaginato. Questo costringe a lavorare su se stessi in primis, sulla coppia poi.

Come spiega con un esempio Paola Bassani: «Mi aspettavo tu fossi una roccia cui potermi appoggiare sempre. Invece scopro che hai le tue fragilità e i tuoi limiti. E lo vivo come una sorta di tradimento. Invece è il primo passo per interrogarmi, per esempio sul perché ho così bisogno di qualcuno a cui appoggiarmi. In secondo luogo è un’occasione preziosa per lavorare sulla coppia, per trovare nuovi e più stabili equilibri».

Che fare, invece, quando, la coppia non compie questi positivi percorsi di trasformazione e si trova impreparata a dover fare i conti con i dolore di una ferita, come il tradimento? La strada del perdono è tutta in salita. «Innanzi tutto il partner colpito deve accettare la sua rabbia nei confronti dell’amato e accettare la propria fragilità. Proprio perché ci conosce bene, nessuno come il compagno sa ferirci, mettere il dito in quella piaga che magari noi stessi ignoravamo di avere». Come a dire: mio marito può diventare il mio peggior nemico. Buono a sapersi…

«Èimportante – spiega ancora Bassani – potersi sfogare e confrontare con qualcuno e rinunciare a mantenere la posizione “moralmente superiore”. Ma soprattutto saper riconoscere la proprie responsabilità e saper perdonare in primo luogo se stessi. In genere la vittima tende a scaricare sull’altro tutte le colpe. Ma la causa di un tradimento è sempre una relazione “malata”, dunque entrambi sono responsabili».

Certo, perdono non va confuso con riconciliazione, anche se la differenza può sembrare sottile: «Perdonare – spiega Bassani – vuol dire riuscire a mettersi nei panni dell’altro per comprendere il suo errore, guardarlo in qualche modo con tenerezza. Questo non significa che ci siano effettive possibilità di riconciliazione. La riconciliazione, infatti, è la possibilità per la coppia di costruire una nuova unione, più matura rispetto alla precedente. Se l’altro non riconosce il suo errore e il dolore che ha procurato, o, come in casi patologici, non è in grado di modificare i propri comportamenti, è possibile anche perdonarlo, ma la relazione non si può evolvere».

Per dirla con un esempio: una donna può perdonare di essere stata picchiata, ma se lui non riesce a modificare il suo comportamento violento, la convivenza e la riconciliazione possono essere pericolose.

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