La IV Zona presentata dal Vicario episcopale monsignor Gian Paolo Citterio

di Pino NARDI

Un territorio in forte cambiamento. È quello dove si è insediata la nuova Fiera di Milano e che ospiterà l’Expo 2015. Un crocevia di novità che sta modificando un’ampia area di una zona come quella di Rho, che il cardinale Scola visiterà martedì 18 ottobre. La Zona IV è composta da 9 Decanati che, uscendo da Milano, si trovano lungo l’asse del Sempione (Rho, Villoresi, Legnano, Busto e Valle Olona); poi da un lato Magenta e Castano Primo e dall’altro Bollate e Saronno. Ha circa un milione di abitanti con 71 Comuni, 160 parrocchie, 15 comunità pastorali e 28 unità pastorali.
«Non c’è una città di riferimento, ma è una zona policentrica. Siamo nel territorio della Fiera e dell’Expo, con grossi paesi e città di forte tradizione agricola, industriale e imprenditoriale – sottolinea monsignor Gian Paolo Citterio, vicario episcopale -. Nella gente sono ancora presenti un radicamento solido nell’esperienza di fede e una buona partecipazione alla vita delle parrocchie. Territorio aperto perciò alla mondialità, alla multietnicità e multiculturalità».

Quale identikit di comunità cristiana incontrerà il cardinale Scola?
A livello pastorale, la Chiesa sta vivendo un momento complesso, faticoso e creativo: un passaggio storico che, mentre da un lato coinvolge la sua organizzazione strutturale, dall’altro segna profondamente il suo vissuto di fede e la qualità della vita delle comunità cristiane. Stiamo passando dalla fase che ha visto il moltiplicarsi di parrocchie nei quartieri nuovi e periferici, organizzate in modo autonomo e completo con proprie strutture, ognuna con il suo campanile e con la sua identità, a una fase che può sembrare un ritorno aggregativo intorno alla chiesa madre, con l’accorpamento di più parrocchie. Il passaggio che stiamo vivendo sta aiutando la Chiesa a risvegliare e a far crescere la priorità della vita di comunione e la dimensione missionaria, come anima di ogni comunità parrocchiale. Naturalmente questo lavoro non può essere fatto con progetti a tavolino, ma è, o cerca di essere, frutto di una lettura attenta del territorio e delle specifiche situazioni. Aldilà della diminuzione del numero di sacerdoti e delle strategie pastorali che si sono messe in cantiere, ci sono valori che stanno crescendo e che sono gradualmente sperimentate da chi, laico, diacono, religioso, consacrata o presbitero, sta vivendo con senso evangelico e vocazionale questo momento.

Dunque, quali sono i doni che emergono da questo impegno?
Tra i frutti buoni che stanno arricchendo le nostre parrocchie, innanzitutto il continuo richiamo alla riscoperta della Chiesa come realtà di comunione tra tutti i membri del popolo di Dio; l’importanza dei consigli pastorali come reali organismi di partecipazione alle responsabilità nella vita della comunità; il richiamo alla vocazione battesimale di ogni fedele laico; la presenza "più leggera" del presbitero meno preoccupato alle strutture e all’organizzazione, e sempre più responsabile del cammino di fede di tutta la comunità. In ultimo, l’educazione alla missionarietà per il  presbitero e i laici.

Anche il decanato continua ad avere una sua funzione importante…
Certo, il Decanato si propone luogo di discernimento e di scelte sui temi che emergono dal rapporto Chiesa-territorio: poveri, lavoro, immigrazione, cultura, formazione sociopolitica, famiglia, scuola, ospedali; con l’aiuto di specifici strumenti (centri culturali, consultori, associazioni, movimenti, cooperative…)».

Una zona composita e ricca di iniziative sostenute dall’impegno dei laici…
È così. La Zona IV è ricca di alcune realtà. Ne elenco alcune: la segreteria della Caritas della Zona a Rho con accanto la sede della Cooperativa sociale Intrecci del Consorzio Farsi Prossimo che lavora sulla Zona IV e II (Varese); la presenza del Centro studi Giovanni Paolo II, Scuola laboratorio per la formazione sociale e politica, con la Scuola “Date a Cesare”, organizzata dalla Diocesi a Rho. Poi la Scuola di teologia per laici a Castellanza, che inizia da quest’anno; la Scuola di conoscenza biblica per laici a Rho, presso i Padri Oblati, in atto da diversi anni; le Commissioni migranti di ogni Decanato coordinate dal responsabile di Zona, per l’integrazione nelle parrocchie delle famiglie cattoliche dai Paesi del mondo. E ancora la Commissione ecumenica e di dialogo interreligioso. Ricca e articolata, inoltre, è la presenza di associazioni e movimenti che vivono e testimoniano la loro appartenenza ecclesiale.

 

La cooperativa «Intrecci»risponde ai bisogni degli ultimi

Tra le esperienze più significative che il cardinale Scola incontrerà nella visita è la cooperativa “Intrecci” del Consorzio Farsi Prossimo (via Madonna 67, tel. 02 93180880; fax 02.93184139; intrecci@coopintrecci.it). Nasce nel Decanato di Rho per rispondere ai bisogni delle persone di queste comunità, ma si apre all’intera Zona pastorale quale strumento della Chiesa locale per intervenire sulle molte forme di povertà presenti sull’asse del Sempione.
“Intrecci” nasce nel 2003 come rete di diverse realtà locali. Sono diversi i progetti avviati: tra gli altri Informamondo (Busto Garolfo) e Spaziomondo (Rho), sportelli stranieri che svolgono un servizio di accoglienza, informazione, documentazione, consulenza, socializzazione, formazione; Casa “San Giovanni” di accoglienza a Lainate presso la parrocchia S. Vittore, in collaborazione con il Comune; Comunità per minori a Barbaiana di Lainate presso la parrocchia S. Bernardo; Progetto Albatros, servizio di aiuto scolastico e di doposcuola, in collaborazione con quattro parrocchie di Rho e il Comune; Progetto Cordata, servizio a persone in stato di grave emarginazione, in collaborazione con Caritas cittadina e Comune di Rho; Progetto Giro giro tondo, spazio per famiglie in collaborazione col Comune di Rho; Progetto rete appartamenti, costituito da 4 alloggi a  Rho, Lainate, Legnano e Arluno, in cui vengono accolte le situazioni segnalate dal servizio sociale dei Comuni; Casa e comunità, struttura  a Canegrate formata da 4 appartamenti per l’accoglienza di nuclei familiari, in carico ai servizi sociali dei Comuni, che si trovano in condizioni di fragilità sociale, economica o abitativa.

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