Alle 17 in Sant’Ambrogio i diciannovenni consegnano la Regola all’Arcivescovo, alle 20.45 in Duomo Veglia di preghiera col Cardinale (diretta su Telenova News, Chiesadimilano.it e Radio Mater). Il significato del gesto nelle parole di don Maurizio Tremolada

di Simone RIVA

Redditio Symboli

La celebrazione della Redditio Symboli è da sempre un momento fondamentale per il cammino spirituale di tutti i giovani, in modo particolare per quei diciannovenni che, formalizzata la propria Regola di vita durante il ritiro spirituale svoltosi quest’anno il 21 settembre al Seminario di Seveso, la consegnano nelle mani dell’Arcivescovo, terminando ufficialmente il percorso biennale ed entrando così nel gruppo giovani.

Due sono i momenti che caratterizzeranno la Redditio Symboli di venerdì 4 ottobre. Il primo avrà luogo alle 17 nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano e vedrà protagonisti i diciannovenni che, accompagnati dai loro educatori e alla presenza dei diciottenni, consegneranno la loro Regola di vita all’Arcivescovo, gesto che sarà il momento culminante della celebrazione dei Vespri. Il secondo momento, invece, alle 20.45 nel Duomo di Milano, sarà la Veglia di preghiera nella quale, ai diciottenni e diciannovenni, si uniranno tutti i giovani della comunità diocesana, dando così ufficialmente il via al nuovo anno pastorale.

Ma qual è il significato concreto di quanto accadrà la sera del 4 ottobre? Lo abbiamo domandato a don Maurizio Tremolada, responsabile del Servizio Giovani della Diocesi. «I due momenti che vengono celebrati durante la Redditio Symboli sono naturalmente collegati con la Traditio – spiega -. Se in quest’ultima viene ricordata la tradizione della consegna del Credo ai catecumeni durante la settimana precedente alla Pasqua, con la Redditio, celebrata tradizionalmente durante la veglia pasquale, veniva riconsegnato e professato il Credo da parte degli stessi catecumeni. Questo gesto oggi avviene attraverso i diciannovenni che riconsegnano all’Arcivescovo la propria storia, il proprio cammino di fede concretizzato nella Regola di vita. Tra gli altri significati, dunque, è un modo per rivivere un gesto antico e importante della nostra Chiesa».

In serata, poi, la veglia di preghiera celebrata dal Cardinale. «Questo secondo momento non sarà solo il momento culminante della Redditio – spiega don Maurizio -, ma anche l’avvio dell’anno pastorale dei giovani. Il Vangelo che guiderà questa veglia è quello proposto dall’Arcivescovo come icona per il cammino del nuovo anno pastorale, la parabola del seme buono e della zizzania (Mt 13, 24-30.36-43), che è anche il titolo che abbiamo scelto per la stessa veglia “Il campo è il mondo”. È un importante momento dedicato ai giovani per iniziare l’anno pastorale nella preghiera e nell’ascolto del Vangelo di Gesù».

Tornando al gesto concreto della Redditio, perché un diciottenne oggi è invitato a stendere una Regola di vita e in che cosa la Regola lo può aiutare, sia sul piano educativo e spirituale, sia nella sua vita quotidiana? «Il significato si spiega benissimo proprio a partire dal tema che scandirà l’anno pastorale – sottolinea Tremolada -. Innanzitutto la Regola serve a riconoscere quanto di buono sia accaduto nella nostra vita. Riusciamo a comprendere la cosa più importante, ovvero che è avvenuta per ognuno di noi una Traditio: qualcuno mi ha consegnato questo credo e mi ha educato all’interno di questa fede. Può essere considerato un esercizio di memoria grata: ognuno di noi ha ricevuto dalla famiglia, dalla comunità e dalla diocesi un dono prezioso che siamo chiamati a custodire, proprio quel seme buono che Dio ha messo nel nostro campo. Un secondo motivo è quello di proiettarsi nel futuro: oggi i giovani vivono molte difficoltà e incertezze a determinarsi rispetto alle proprie scelte. Ecco, scrivere una Regola di vita significa mettersi davanti al Signore per dare un orientamento alla propria libertà, per fare un po’ di chiarezza sui desideri, le speranze e le promesse che un diciannovenne inizia a incontrare sul proprio cammino. Insomma – conclude don Maurizio – è come costruire i binari su cui correrà il treno della nostra vita».

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