Il cardinale Scola, nella basilica di San Simpliciano, ha presieduto il rito di consacrazione dell’Ordo Virginum”. Due le nuove consacrate: Laura De Capitani e Marzia Ticozzi

di Annamaria BRACCINI

Ordo Virginum 2013

“Il vostro impegno definitivo vi renda testimoni del bell’amore, l’amore che è per sempre e che resta fedele. Sappiate amare come Cristo che, per primo, ci ha amato e ci ama”. Nella basilica di San Simpliciano, oasi di fede e di bellezza nella Milano cristiana fin dall’epoca santambrosiana, il cardinale Scola presiede, di fronte a molte centinaia di fedeli, il rito di consacrazione nell’Ordo Virginum. Due le consacrande che arrivano a dire il loro sì definitivo al Signore, dopo un cammino di preparazione durato, secondo gli ordinamenti della Chiesa ambrosiana, sei anni. Laura De Capitani, di Osnago e Marzia Ticozzi di Pasturo si aggiungono così al centinaio di consacrate dell’Ordo Virginum della nostra diocesi, parte fortissima delle cinquecento presenti in tutt’Italia. Quattrocentocinquanta coloro che, invece, stanno oggi percorrendo l’itinerario vocazionale. A evidenziare la bellezza e l’importanza di questo evento corale di fede (A MILano nel 2015 si svolgerà il convegno italiano dell’ “Ordo”), sono presenti, tra i circa venti sacerdoti concelebranti, monsignor Ambrogio Piantanida, vicario episcopale per la Vita consacrata e l’assistente ecclesiastico dell’Ordo Virginum, don Giambattista Biffi. Moltissime anche le già consacrate che giungono da diverse diocesi come le quattro rappresentanti del collegamento dell’ “Ordo” a livello nazionale.
«È un momento di gioia e di festa pur nella tristezza di questi giorni», dice in apertura della Celebrazione eucaristica, monsignor Piantanida che aggiunge, «Vogliamo invocare per loro una fedeltà luminosa e incandescente che contribuisca a mostrare la bellezza dell’umano trasformato da Cristo, anche negli impegni più comuni».
E «grande gioia e commozione per l’impegno definitivo di queste due donne», esprime l’Arcivescovo. «Un impegno sine glossa nella modalità e nello stile di vita di Gesù stesso».
In San Simpliciano, anticamente chiamata proprio “Basilica Virginum”, forse edificata da Ambrogio, risuonano, allora, le parole del Santo patrono nel suo “De Virginitate”, “Cristo è tutto per noi, se vuoi curare le ferite, egli è medico, se hai bisogno di aiuto, egli è la forza, o Signore Gesù, noi ti seguiamo”. «Qui si situa il problema della fede per noi cristiani postmoderni», scandisce il Cardinale, «se Cristo e tutto per noi o sia solo una parte, se accogliamo per intero il suo comandamento dell’amore». Laddove l’uomo contemporaneo ha smarrito il senso dell’imparare ad amare, credendo solo nel suo spontaneismo, «l’amore diventa vero se si decide di amare per sempre, con il dovere della fedeltà, dovere da assumere nella libertà, ma anche nella sua integralità, consapevoli della precedenza radicale di Cristo», sottolinea
Se Cristo ci ama per primo, il contenuto stesso di questo amore, infatti, è il rimanervi per sempre perché come scriveva Hans Urs Von Balthasar, «là dove non c’è fedeltà non c’è mai stato amore».
E così come ai giovani nella Redditio Symboli, l’Arcivescovo, aveva, poche ore prima, indicato la forza di un amore che non viene meno se pure l’altro si allontana, così di fronte alle consacrate sottolinea:
«La vostra scelta rappresenta una straordinaria occasione, poiché la precedenza dell’amore del Signore non si può ridurre a una generica intenzione o a uno slancio, anche se corretto, alimentato solo da un impegno ascetico: Occorre che un tale amore si realizzi nel quotidiano, come testimonia il numero sempre crescente di donne che intraprendono questa strada di consacrazione. Siete chiamate ad amare a questo livello dimostrando che non solo è possibile, ma è conveniente rispondere alla chiamata di Dio nella verginità consacrata». Ciò che, appunto, dicono pubblicamente le consacrande con il loro, “sì lo voglio”, pronunciato davanti all’Arcivescovo.
«Ricordatelo al mondo, durante la giornata, nel lavoro, nei rapporti di ogni giorno. Ecco la bellezza della documentazione dell’amore virginale in cui oggi vi impegnate. Il campo è il mondo, non in un senso territoriale, ma con un significato antropologico, perché nel vivere gli affetti, il lavoro, il riposo, nessuno è mai “lontano”».
E l’auspicio è, dunque, quello di “prendere sul serio” il modo con cui Cristo ama. «Voi oggi siete prese a servizio dalla Chiesa ambrosiana. che la vostra testimonianza sia sorgente di rinnovamento. Amate anche voi per prime e il Signore riempirà di letizia il vostro cuore così come riempie di gioia commossa il nostro».
Dopo i momenti dell’intensa liturgia della consacrazione, con, appunto: il “Sì, lo voglio”, le Litanie dei Santi, il rinnovo del proposito di castità, la preghiera di consacrazione, la consegna dell’anello, – che esprime l’unione sponsale con Cristo – e del Libro delle Ore, al termine dell’Eucaristia, il Cardinale invoca «la preghiera per coloro che a Lampedusa hanno perso cosi tragicamente la vita e per i loro cari lontani. Preghiamo perché cresca l’impegno per un’accoglienza equilibrata, ma spalancata e aperta».

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