L'Arcivescovo ha presieduto la solenne celebrazione in Sant'Ambrogio in occasione della 17° Giornata di preghiera per la vita consacrata, nel giorno della festa della Presentazione di Gesù al tempio

di Simona BRAMBILLA

Vita consacrata

«Conducimi tu, luce gentile»: con questa frase del Beato cardinale John Henry Newman il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, ha concluso la sua omelia nella celebrazione eucaristica nella Basilica di Sant’Ambrogio per la 17° Giornata mondiale della Vita consacrata, nel giorno della festa della Presentazione di Gesù al Tempio.

In questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo, luce per illuminare le genti. Prima di giungere all’altare e di iniziare la celebrazione eucaristica, l’Arcivescovo e alcuni religiosi hanno compiuto la processione che caratterizza la Festa della Presentazione: con in mano le candele hanno benedetto la piccola cappella situata sulla navata destra della chiesa che accoglie le spoglie di Santa Marcellina, sorella di Ambrogio, vergine consacrata ed esempio per tutte le donne che hanno fatto la sua stessa scelta di vita.

Di rilievo la partecipazione in Basilica, soprattutto in riferimento alle celebrazioni degli anni scorsi. Erano un migliaio i religiosi presenti, in rappresentanza dei moltissimi consacrati che svolgono la loro missione nel territorio ambrosiano: 255 monache e 50 monaci, circa 5.300 religiose, un migliaio di religiosi. Vi sono poi gli Istituti secolari (20 femminili e 5 maschili con diverse centinaia di aderenti) e altre forme di consacrazione, come le  Ausiliarie diocesane e l’Ordo Virginum. Significativa anche la presenza in Diocesi di consacrati e consacrate provenienti da altri Paesi: Togo, Burundi, Messico, India, Cina e altri, per un totale di 60 comunità religiose con circa 150 persone impegnate in parrocchia, ospedali e case di riposo.

Erano presenti in Basilica e hanno concelebrato con l’Arcivescovo il Vicario generale della Diocesi monsignor Mario Delpini, il Vicario episcopale di settore monsignor Pierantonio Tremolada, l’abate di Sant’Ambrogio e vescovo ausiliare monsignor Erminio De Scalzi e il Moderator Curiae monsignor Bruno Marinoni. 

Con la sua omelia l’Arcivescovo ha rivolto a religiose e religiosi della diocesi un importante invito: quello di vivere con il cuore spalancato a Gesù, in modo da infondere speranza anche negli altri. «Noi siamo chiamati a restare nella dimora del Signore, ognuno secondo il carisma fondativo del proprio ordine, senza anteporre nulla al Primato di Dio», ha sottolineato al riguardo.

Il compito che i consacrati sono chiamati a svolgere è di estrema rilevanza per la vita della Chiesa locale, ma anche di quella universale. «Il catechismo della Chiesa cattolica ha chiesto alla vita religiosa, in tutte le sue molteplici forme, di esprimere la carità di Dio nel linguaggio del nostro tempo – ha spiegato il cardinale Scola -. La dimensione storica in cui sia il Figlio di Dio fattosi uomo, sia ogni cristiano compie la propria missione, ci aiuta a meglio comprendere che la vita consacrata sorge e si sviluppa sempre nel seno delle Chiese locali, le quali però sono strutturate a immagine della Chiesa universale». Il Cardinale ha poi sottolineato una carenza importante che riguarda tutti, Chiesa e società civile: spesso non c’è una visione universale delle cose, che è caratteristica della cattolicità. «Ci manca un respiro universale – ha detto l’Arcivescovo -. Ci arrivano moltissime notizie da ogni angolo del mondo tutti i giorni in tempo reale, ma non respiriamo la Cattolicità della chiesa nella nostra quotidianità».

Scola ha poi voluto dare indicazioni precise ai consacrati: «Mi preme sottolineare sia l’apertura a tutte le dimensioni del mondo che un carisma veramente cattolico possiede dall’origine, sia il compito che le famiglie di vita consacrata hanno di spalancare quotidianamente la Chiesa locale alla Chiesa universale. Per poter adempiere questi compiti urgenti è necessario che la vita consacrata realizzi il proprio carisma incarnandosi senza risparmi nella vita della Chiesa locale».

Questa giornata era molto attesa da tutti i consacrati presenti. Lo testimoniano anche le parole di padre Lino Dan, superiore della Comunità dei Gesuiti di Milano, che ha accolto il cardinale Scola sull’altare prima dell’inizio della messa: «Eminenza, con grande gioia ci riuniamo con lei, nostro pastore. Essere figli di Cristo, secondo il carisma specifico dei nostri ordini, non ci vuole isolati, ma ci spinge a mettere in comune ciò che siamo».   

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi