Redazione

Le radici cristiane dell’Europa, unitamente ad altri fattori, hanno portato al rispetto dell’individuo e della sua coscienza. È in quest’ottica che si rende necessario concordare obiettivi validi per una società interculturale e interetnica che non si limiti a ideare meccanismi riguardanti l’ingresso, il soggiorno, il mercato occupazionale.

L’Anno europeo del dialogo interculturale, se non viene trasformato in una ricorrenza formale, può fornire un prezioso apporto per la costruzione dell’Europa e dell’Italia del futuro. La diversità può diventare uno stimolo in grado di perfezionare la nostra crescita, mettendoci in contatto con persone di altri paesi, altre lingue, altre culture, altri modi di vivere: pur restando attaccati ai valori della nostra tradizione e salvaguardando, naturalmente, i principi costituzionali, siamo chiamati ad aprirci ai valori di cui gli immigrati sono portatori, in un rapporto di reciproco scambio.
Una convivenza pacifica, che raggruppi italiani e immigrati attorno all’obiettivo del comune progresso, è una necessità che si impone, mentre una società divisa al suo interno prefigurerebbe un orizzonte societario negativo. Bisogna riuscire a coinvolgere la maggioranza dei cittadini in un processo che miri a conciliare le diversità dei nuovi venuti con le linee portanti della tradizione occidentale.

Il compito non è agevole perché siamo confrontati con le culture di persone provenienti dai cinque continenti; inoltre il passato non è in grado di offrirci soluzioni preconfezionate, perché i modelli "classici" di integrazione sono da rivedere.
In Europa, inclusi i grandi paesi di immigrazione del dopoguerra, si è diventati tutti apprendisti e bisogna andare alla ricerca di soluzioni innovative, tra l’altro attivando un dialogo costante anche con i paesi di origine. Non si tratta solo di adottare decisioni su meccanismi riguardanti l’ingresso, il soggiorno, il mercato occupazionale, ma anche di concordare obiettivi validi per una società interculturale e interetnica. Le radici cristiane dell’Europa, unitamente ad altri fattori e seppure al termine di un lungo e tortuoso processo, hanno portato al rispetto dell’individuo e della sua coscienza, favorendo l’affermarsi della tolleranza e della democrazia, la cui base unificante è il concetto di società laica, un contenitore aperto alle diverse scelte etiche e religiose nel rispetto dei principi fondamentali. Sottostimare questo grande passato non aiuterebbe a promuovere, come necessario, un adeguato clima di accoglienza e di convivenza.

Da parte sua, la chiesa italiana non ha mai ritenuto che una normativa sull’immigrazione aperta e giusta debba essere considerata una minaccia per la fede cristiana, le cui radici – quando sono solide – si rafforzano anche nel confronto. Una convivenza così impostata potrà essere d’esempio anche ai paesi di origine, incentivando in loco dibattiti sulla dignità della persona e sulla tutela dei suoi valori.
La classe politica, tanto europea che nazionale, dovrebbe adoperarsi maggiormente al riguardo, poiché un’autentica convivenza si sostanzia non solo della dimensione del mercato, ma anche di quella dei diritti. Su questa strada l’Italia non si trova all’anno zero, ma si dovrebbero comunque fare ulteriori passi in avanti sul piano legislativo e operativo.
Sul piano delle politiche sociali, poi, bisogna evitare che gli immigrati, una volta giunti all’età di pensionamento, si trasformino in una massa di poveri, come sembra risultare da una proiezione che il Dossier Caritas/ Migrantes ha fatto sul futuro pensionistico degli immigrati. Anche un rapporto pubblicato nel 2007 dal Centro Europeo per la politica e la ricerca sociale ha mostrato come gli immigrati non Ue siano esposti a un rischio da 2 a 3 volte maggiore di povertà rispetto alla popolazione "nazionale".

Venendo agli aspetti più prettamente religiosi, Caritas e Migrantes ritengono che sia possibile un impegno che unisca cattolici, cristiani di altre confessioni e fedeli di credo diverso per mostrare alla società, spesso scandalizzata da certi comportamenti "religiosi", che credere in Dio non solo ha un valore personale ma può anche esplicare un effetto costruttivo per l’intera società.
Questo impegno varrebbe a ridimensionare, nei confronti della questione religiosa, il diffuso atteggiamento di diffidenza o di scarsa considerazione. Anno europeo del dialogo interculturale, anno di una migliore convivenza. È questo l’obiettivo che, come comunità ecclesiale, Caritas e Migrantes si sentono chiamate a costruire con tutti gli italiani e gli immigrati di buona volontà, confidando in un valido supporto dei mass media.

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