Redazione

Tutti gli indicatori a disposizione lasciano intendere che l’Italia è un paese destinato a superare i 10 milioni di cittadini stranieri: una volta si diceva verso la metà del secolo, ora si pensa molto prima.
Questo maggiore afflusso da una parte eviterà, come già sta avvenendo, una brusca diminuzione della popolazione, e dall’altra determinerà un’incidenza della popolazione straniera almeno uguale all’attuale 20% della Svizzera, paese sempre bisognoso degli immigrati ma anche soggetto alle tentazioni xenofobe.
Pur in presenza di una consistente immigrazione regolare, sembriamo esclusivamente preoccupati della presenza degli irregolari. L’indagine condotta nel 2007 dalla Makno per conto del Ministero dell’Interno ha evidenziato che la maggior parte degli intervistati ritiene che gli irregolari superino i regolari del 50%: si tratterebbe di una massa di 4 milioni e mezzo di irregolari, il che è semplicemente fantasioso.
Sulla presenza irregolare aiuta il ragionamento e non la paura: tra l’altro, con l’ampliamento dell’Unione Europea, per la prima volta i cittadini stranieri intercettati in posizione irregolare scenderanno al di sotto delle 100.000 unità.

La comprensibile necessità di regolamentare i flussi non deve portare a identificare le restrizioni con l’essenza della politica migratoria, che si sostanzia specialmente di adeguate procedure di ammissione e di una grande attenzione all’integrazione. Come ha auspicato la Commissione De Mistura al termine dell’indagine condotta sui Centri di permanenza temporanea, la sola repressione è un’arma spuntata: servono norme più agibili e istanze promozionali nelle stesse politiche di contenimento, insistendo in particolare sulle virtualità dei ritorni assistiti e – obiettivo questo ripetuto ma scarsamente attuato – un aiuto più determinante allo sviluppo dei paesi di partenza, che implica anche il sostegno alla destinazione produttiva delle rimesse.
Nel Dossier si dedica grande attenzione a quei fattori strutturali che hanno reso l’immigrazione in Italia radicata e indispensabile e che devono essere posti alla base delle politiche di inserimento. Al numero rilevante e al ritmo d’aumento sostenuto fa da pendant la provenienza da una molteplicità di paesi. La ripartizione degli immigrati, seppure differenziata, si caratterizza per la diffusione su tutto il territorio nazionale: 6 immigrati su 10 si trovano nel Settentrione, il Centro mantiene la sua quota percentuale, mentre molte regioni del Sud tendono a incrementare la loro.

Se di modelli si vuole parlare, la situazione italiana è diversa da quella riscontrabile nel Regno Unito (un terzo degli immigrati è concentrato nell’area londinese), in Francia (il 40% nell’area parigina) e nella stessa Spagna (la metà nell’area madrilena e in Catalogna). Questa popolazione, prima composta da persone sole e in prevalenza da maschi, ha raggiunto l’equivalenza numerica dei due sessi e la prevalenza dei coniugati.
È elevato il numero delle nascite (57.000 nel 2006) e maggiore è il tasso di fecondità rispetto alle donne italiane (le immigrate hanno contribuito notevolmente all’incremento della natalità registrata in Italia). In filigrana, insomma, già oggi possiamo leggere l’Italia del futuro. A livello socio-demografico riscontriamo che 1 matrimonio ogni 8 coinvolge un cittadino straniero (ma, fatto curioso, solo nel 20% dei casi sono protagoniste le donne italiane rispetto ai maschi). Le coppie miste sono più di 200.000, senza considerare quelle di fatto, di difficile quantificazione. Le acquisizioni di cittadinanza, seppure lontane dai ritmi europei, sono più che raddoppiate rispetto ad alcuni fa (19.000 nel 2005) con una maggiore incidenza dei casi di naturalizzazione.

È cittadino straniero 1 bambino ogni 10 nuove nascite, con percentuali raddoppiate in alcuni contesti. La popolazione immigrata è più giovane e i minori, che tra gli italiani sono il 16,6%, superano tra gli immigrati un quinto del totale (666.000), con la tendenza a superare il milione di unità nell’arco di un triennio. La scuola italiana accoglie ormai più di mezzo milione figli di immigrati (a.s. 2006/07), 1 ogni 18 alunni e, purtroppo, sono molto consistenti per questi studenti i tassi di ritardo scolastico.
Le seconde generazioni (gli stranieri nati in Italia, al netto di quanti hanno acquisito la cittadinanza italiana) sono 398.295 persone, più di 1 ogni 10 presenze straniere, pari a quasi i due terzi dei minori, destinati a superare il milione nel volgere di 3 un triennio. In confronto con quanto avviene in Europa è bassa la presenza di studenti stranieri nelle università (appena 45.000, uno ogni 43 iscritti), indice di una limitata solidarietà e anche di un basso livello di internazionalizzazione.

Gli immigrati sono un sesto di quanti acquistano una casa (un volume d’affari di oltre 15 miliardi di euro l’anno), non più solo nei capoluoghi ma anche nei comuni circostanti. La convivenza religiosa (metà cristiani, un terzo musulmani, poco meno del 5% induisti e buddisti e quindi le altre religioni e i non credenti), seppure con qualche estemporaneità, lascia sperare nella possibilità di uno sbocco positivo e duraturo e proprio a tal fine, è stata proposta dal Ministro dell’Interno la “Carta dei valori”, che indica i principi costituzionali come base per una fruttuosa convivenza.

Per quanto riguarda l’impatto degli immigrati sull’economia basti ricordare che a loro è dovuto il 6% sul Prodotto Interno Lordo italiano e che pagano 1,87 miliardi di euro di tasse. Rilevante è l’incidenza di questa forza lavoro aggiuntiva: almeno 1 milione e mezzo nell’indagine dell’Istat, alla quale è stato dedicato uno specifico capitolo, con un più consistente inserimento nell’industria (40%, 11 punti in più rispetto agli italiani).
Questi lavoratori, in continua crescita nonostante la fase economica non favorevole, coprono un quinto dei nuovi assunti. Il loro tasso di disoccupazione (8,6%) è di due punti superiore a quello degli italiani, rispetto ai quali sono maggiormente soggetti a contratti a tempo determinato. Il loro tasso di attività è del 73,7%, 12 punti percentuali in più rispetto agli italiani.

Un segno positivo sono anche gli imprenditori immigrati (141.000 con effettiva cittadinanza straniera, secondo la rilevazione Cna-Dossier Caritas/Migrantes), aumentati anche nell’ultimo anno nonostante le difficoltà congiunturali, e concentrati per i due terzi nei settori del commercio e delle costruzioni.
Gli immigrati sono anche mediatori per lo sviluppo dei loro paesi: nel 2006 le rimesse inviate dall’Italia hanno superato i 4,3 miliardi di euro e sono cresciute dell’11,6%, con un aumento quasi per la metà attribuibile agli invii effettuati verso l’Asia (circa 200 milioni di euro). La Romania, con 777 milioni di euro, è la prima destinazione dei flussi in uscita.

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