Redazione

I cittadini stranieri incidono per quasi un quarto sulle denunce penali e per oltre un terzo sulle presenze in carcere e ciò condiziona negativamente l’atteggiamento degli italiani. I maggiori protagonisti a livello penale sono gli irregolari, che in determinati reati sono implicati anche in 4 casi su 5 (lo sfruttamento della prostituzione, l’estorsione, il contrabbando e la ricettazione). Senza sottovalutare la delicatezza della questione, va tuttavia sottolineato con forza perché solitamente non lo si fa, che per gli stranieri in posizione regolare le denunce si pongono negli stessi termini degli italiani, perché essi incidono per circa il 6% sulla popolazione residente.
Comunque, rispetto al passato, l’immigrazione non viene più considerata dagli italiani la prima preoccupazione, mentre lo sono l’occupazione con il suo carattere precario (stigmatizzato anche dal Papa nella sua visita a Napoli) e le difficoltà dello sviluppo del nostro sistema nazionale nell’attuale contesto di globalizzazione.

A livello sociale si riscontra un rapporto asimmetrico, che vede gli immigrati molto interessati ad essere accettati come nuovi cittadini e la popolazione non sempre disponibile al riguardo. Secondo le recenti indagini, gli italiani, pur dando per scontato che l’immigrazione aumenterà, continuano a essere divisi in due blocchi contrapposti, una metà di favorevoli all’accoglienza e quasi una metà decisamente contraria. Il fatto che secondo Eurobarometro anche negli altri Stati membri avvenga lo stesso è di scarsa consolazione.
Gli immigrati sono affezionati all’Italia. Così ribadiscono per lo più gli intervistati anche nelle recenti ricerche: in fondo il lavoro si trova, piace la cordialità e il modo di vivere (cucina inclusa), le bellezze architettoniche e il clima sono impareggiabili, ma – questa è l’altra faccia della medaglia – la loro accettazione è deficitaria, specialmente nell’ambito lavorativo e nella ricerca di una casa, che più della metà dei proprietari non vuole affittare agli immigrati.

Pesantemente negativo è il giudizio che gli immigrati danno delle procedure di soggiorno, perché le lentezze burocratiche non sono state superate (nonostante gli incarichi affidati a Poste Italiane), la normativa costringe ad un numero eccessivo di passaggi e i costi sono eccessivi, per cui è stato anche auspicato di ridurre e addossare i costi al datore di lavoro, almeno al momento di entrata del lavoratore, e di scegliere i Comuni come naturale riferimento per le pratiche degli immigrati.
L’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni ha rilevato una certa situazione deficitaria anche nelle relazioni di vicinato, nell’erogazione di servizi da parte di uffici pubblici e di altre strutture come le banche e, più in generale, ha evidenziato la tendenza degli italiani a trattare in maniera differenziata gli immigrati quando hanno un diverso colore della pelle (per questo i più colpiti sono gli africani) o professano un’altra religione (in particolare, quella musulmana).
Anche in assenza di vere e proprie discriminazioni, vi è una valorizzazione degli immigrati al ribasso e una accentuata etnicizzazione di alcuni settori non considerati appetibili dagli italiani.

L’Istat ha rilevato che più di un quarto degli occupati stranieri si trova in posti che comportano disagi: il 19% lavora la sera dalle 20 alle 23, il 12% la notte a partire dalle 23 e il 15% di domenica. Inoltre, la canalizzazione monosettoriale porta l’incidenza dei lavoratori immigrati al 66,2% nelle attività svolte presso le famiglie, al 20,6% in agricoltura, al 20,4% negli alberghi e ristoranti e al 19,4% nelle costruzioni. Per superare gli atteggiamenti ostili nei loro confronti, è opportuno tenere presente che queste persone hanno già di per sé una vita più difficile.

La Caritas, attraverso la rete dei Centri d’ascolto diffusi in tutta Italia, ha evidenziato le difficoltà che gravano su un immigrato, anche se in posizione regolare, perché non sempre può contare su reti familiari o amicali quando perde il lavoro, il reddito è insufficiente o subisce uno sfratto. Così come le difficoltà abitative e di accesso ai servizi sono di pregiudizio alla loro salute, un patrimonio sostanzialmente sano quanto arrivano.
Questi aspetti concreti, fondati sulla rilevazione statistica e confermati dall’esperienza, non hanno una coloritura partitica e perciò meritano di essere posti, da entrambi gli schieramenti politici, a base del dibattito politico sulla normativa e sulla qualità delle politiche di accoglienza.

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