La Settimana missionaria degli ambrosiani a San Paolo, che da oggi si spostano a Rio de Janeiro per la Gmg

di Luisa BOVE

Gmg San Paolo

I primi giorni a San Paolo sono stati «belli ed entusiasmanti», assicura don Maurizio Tremolada, responsabile del Servizio diocesano per i giovani, che insieme al Vicario generale monsignor Mario Delpini guida la delegazione di 300 ragazzi ambrosiani alla Giornata mondiale della gioventù che quest’anno si svolge in Brasile. «Fin dal nostro arrivo in aeroporto abbiamo avuto un’accoglienza splendida da un gruppo di volontari arrivati con bandiere e magliette realizzate da loro. Qui si sono molto preparati chiedendo la disponibilità a tante famiglie brasiliane: la loro accoglienza calorosa si è espressa in un’ospitalità davvero generosa».

Durante la Settimana missionaria a San Paolo, continua don Tremolada, «abbiamo affrontato il tema del rapporto tra i giovani e la Chiesa». Dopo la Messa iniziale presieduta da mons. Delpini in italiano e alla presenza dei giovani della parrocchia Nossa Senhora das Graças, brasiliani e ambrosiani si sono confrontati sulla senso di appartenenza alla Chiesa. «Ne sono emersi alcuni elementi comuni: la difficoltà dei giovani, sia in Italia sia in Brasile, a essere presenti nella Chiesa, perché molti la sentono ancora distante e istituzionale. Anche i nostri giovani hanno portato la loro testimonianza di appartenenza alla Chiesa come aiuto alla crescita della loro fede e hanno parlato dell’esperienza dell’oratorio».

«Le giornate a San Paolo sono state organizzate molto bene, con tanti incontri e testimonianze». Un’occasione unica «per conoscere il Brasile in tutte le sue dimensioni, con le sue contraddizioni, ma anche le sue risorse di volontariato, di ministeri ed educative». I giovani ambrosiani sono passati dalla visita all’Avenida Paulista, «uno dei quartieri moderni con i grattacieli e dove si sviluppa l’economia», all’Arsenale della speranza (come il Sermig di Torino) «dove abbiamo visto tante forme di povertà e di emarginazione delle periferie di una città con milioni di abitanti». Poi, con la visita a una favela «abbiamo anticipato quello che farà il Papa». E proprio l’incontro con Francesco, che i giovani vedranno nei prossimi giorni, potrà accorciare le distanze con la Chiesa a volte percepita troppo lontana. Ne è sicuro anche don Tremolada che dice: «Qui il Papa è molto amato e continuano a chiederci se siamo contenti anche noi. I brasiliani lo sentono “loro” per lo stile tipico della sua cultura, gioioso e alla mano. Noi siamo contentissimi perché ha avvicinato molto la gente alla Chiesa istituzionale».

Gli ambrosiani «attendono con entusiasmo» di incontrare papa Bergoglio alla sua prima Gmg. «Il desiderio è di ricevere da lui un invito grande alla missione, che è il tema della Giornata mondiale – continua don Tremolada -, con la testimonianza di una Chiesa gioiosa ed entusiasta come è quella brasiliana. È una Chiesa molto centrata sui giovani e sui laici, ma anche più ministeriale rispetto alla nostra».

Oggi la partenza in pullman per raggiungere Rio de Janeiro, che dista 400 chilometri da San Paolo, e tappa al Santuario dell’Aparecida. L’arrivo è previsto nel pomeriggio dove i 60 giovani che hanno vissuto a San Paolo la Settimana missionaria si uniranno al gruppo degli ambrosiani. Nei prossimi giorni in programma le catechesi a tema tenute in diverse lingue dai vari Vescovi presenti, tra i predicatori anche mons. Delpini. «Quello che ci è stato raccomandato – dice il Vicario generale – è di non tenere delle lezioni, ma di offrire una testimonianza, con parole che vengono dal vissuto, quindi dall’essere Chiesa di Milano con la sua tradizione di cura per i giovani».

Monsignor Delpini parlerà quindi della giovinezza come «tempo di grazia e di vocazione, perché il futuro sia un tempo da costruire e non da temere». I giovani milanesi hanno tante «potenzialità» e vanno aiutati a orientarle, ma anche «scrollandosi di dosso quel senso di scoraggiamento che talvolta hanno». Quello che si aspetta monsignor Delpini dalla Gmg a Rio è «di essere parte di una Chiesa viva, contenta, che ha qualcosa da dire al mondo con un gruppo di Vescovi che rappresentano tutte le Chiese della terra e si trovano insieme per testimoniare la grazia di essere cristiani cattolici, capaci di convocare i giovani e avere un messaggio e un futuro da dare loro». E conclude: «È grazia avere un Papa che, con la sua personalità così caratteristica, la sua parola e i suoi segni decisivi, ci insegna anche a fare il Vescovo».

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