Le voci di responsabili e volontari: « Un luogo dove tristezza e sofferenza si trasformano in canto di lode, conversione e speranza...». «Ma per andarci con lo spirito giusto bisogna fare uno sforzo...»

di Veronica TODARO

Unitalsi

Perché Lourdes? La risposta non è certo delle più semplici, ma Giuseppe Secondi, presidente della sottosezione Milano Sud Ovest dell’Unitalsi, ha le idee chiare: «Si parte da casa, si esce dalle proprie vecchie abitudini, dalla vita normale, spesso senza ideali e ci si incammina con la convinzione che un meraviglioso incontro avverrà al termine di questo viaggio verso Lourdes. Molti ci vanno come turisti o come curiosi e, quando ritornano, i più dicono: “Lourdes non mi ha colpito per nulla, mi ha lasciato indifferente”. Per forza devono dire così, non avevano chiesto nulla, non erano venuti come “viandanti mendichi”. Come vuoi che per essi Lourdes sia un avvenimento? Tu invece sei partito per incontrare Dio, il Cristo, la Vergine, la Chiesa, per trovare la Fede, l’innocenza, la gioia, la vita. A Lourdes puoi scoprire cose meravigliose, essenziali per la vita: la scoperta della fede viva, delle realtà più vere, della preghiera come contatto vero con Dio, della sofferenza cristiana, della testimonianza che anche la sofferenza ha un senso, la scoperta della Chiesa. Bisogna fare uno sforzo per entrare nello spirito di Lourdes e scoprirci tutte queste cose. Spesso a ostacolare le scoperte è il “flagello” dei mercanti di ricordi religiosi, ci sono manifestazioni di pietà vecchiotte o sentimentali, c’è anche il cattivo gusto di alcune cose, di alcuni gesti, di alcune persone. Se ci si prepara a questo pellegrinaggio col pensiero e con la preghiera, in uno spirito di fervore e di scoperta, di propositi e di desideri spirituali, non sarà facile lasciarsi ostacolare da queste apparenze, queste non ti impediranno di accogliere la grazia di questo luogo dal quale di ritorna migliori, perché la Vergine continua a parlare a chi ha orecchie per intendere».

E’ oltrepassando l’inferriata del “Domaine” che tutto l’accumulo di mediocrità scompare di colpo, come se si fosse infranto contro una forza invisibile e potente. «Se, superando la naturale apprensione per la vostra inesperienza alla vista di tanta sofferenza, vi mettere umilmente al servizio dei malati; se, cercando di compiere il meglio possibile i compiti che vi sono stati affidati, obbedirete con prontezza ed esattezza, senza discutere sull’opportunità o la contraddizione degli ordini ricevuti, allora la Vergine vi prenderà, come ha preso tutti noi, in questa corrente inesauribile di Grazie che Ella non cessa di dispensare a chi La serve con fedeltà. È questo il miracolo di Lourdes».

«Lourdes non è il luogo della tristezza a della sofferenza, ma è il luogo dove tristezza e sofferenza si trasformano in canto di lode, di conversione e speranza – a parlare così è Elena De Silvestri, presidente della sottosezione Milano Nord Est dell’Unitalsi -. Ho scelto di condividere tre esperienze estremamente semplici, ma diverse nel loro genere, che lasciano trasparire quella gioia e serenità che si respira a Lourdes lasciando a loro la parola».

La prima è quella di Greta, una giovane sorella un po’speciale che l’anno scorso è diventata “Sorella Unitalsi” nonostante si trovi su una carrozzina. «Per me è stato un pellegrinaggio speciale, fatto di gioia, serenità, ma soprattutto di una grande sfida: il servizio – racconta Greta -. Ho incontrato difficoltà nei primi due giorni a prendere servizio, perché nessuno credeva che anche io potessi servire su due ruote».

L’altra storia è quella di una mamma, che, come un incessante richiamo, ogni anno torna a Lourdes, nonostante debba lasciare a casa marito e figli: «Quando sono tornata da un pellegrinaggio nel 1992, i miei bambini mi vedevano con occhi diversi, capivano cosa voleva dire avere vicino la mamma, le sue attenzioni, la sua presenza e forse, grazie al papà, sono riusciti a capire il perché del mio viaggio, rimanendo anch’essi coinvolti nel grande mistero di dono e amore che Lourdes offre a tutti. Continuo e continuerò ad andare a Lourdes, perché per me è importante, perché quando torno sono più “vera”, più umile, più gioiosa e anche più mamma. Ogni volta che il treno parte e i bambini mi salutano, mi si stringe il cuore, ma mio marito mi sorride, mi strizza un occhio e il mio pensiero è già altrove. Dopo più di vent’anni la gioia più grande: mio figlio viene a Lourdes con me».

Infine la storia di Davide, un primino: «Ricorderò tantissime cose del mio pellegrinaggio a Lourdes: i barellieri e le sorelle che ho conosciuto e con cui ho diviso momenti di gioia e di fatica, ma soprattutto il grazie che gli ammalati ci regalavano per averli aiutati a percorrere pochi metri che da soli non sarebbero stati in grado di affrontare. Come dicevo a Lorenzo, un barelliere “primino” che studia ingegneria come me, abbiamo una ragione in più per finire gli esami a luglio: tornare a Lourdes il prossimo settembre».

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