Alla Comunità pastorale sta a cuore solo la corretta gestione dell’antico santuario mariano

di Giovanni CONTE

Il Santuario della Rocchetta
Il Santuario della Rocchetta

I volontari, con il loro impegno generoso, sono una risorsa importante, a volte fondamentale, per molte realtà. A patto che non venga mai meno il rapporto di fiducia con l’ente per il quale si presta la propria opera. Evitando soprattutto il rischio, purtroppo piuttosto frequente nel caso di impegni prolungati nel tempo, di considerare quel servizio disinteressato non più in accordo con le esigenze dell’istituzione affidataria, ma come una «personale» attività, da gestire secondo il proprio criterio e giudizio.

Ne è un esempio quel che sta accadendo in questi giorni attorno all’antico santuario della Madonna della Rocchetta, che si trova nel comune di Paderno D’Adda (in provincia di Lecco), ma che fa parte della comunità pastorale di Cornate, Colnago e Porto D’Adda (alla quale dà il nome): una questione che sta avendo un certo risalto mediatico (complice anche la penuria estiva di eventi notiziabili).

Da oltre dieci anni, infatti, della chiesetta affacciata sul fiume Adda si è preso cura un volontario: Fiorenzo Mandelli, un pensionato che, in accordo con la parrocchia, ha eseguito degli interventi di manutenzione, assicurando l’apertura dell’edificio e accompagnando i visitatori alla scoperta della storia, dell’arte e della natura di quel luogo. Anche tutte le offerte lasciate dai fedeli, come di dovere, sono state sempre debitamente consegnate alla parrocchia. Un lavoro meritorio, insomma, riconosciuto da tutta la comunità locale, e in primo luogo proprio dai parroci che si sono succeduti negli anni: al punto che Mandelli è stata insignito recentemente del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica.

E tuttavia l’attuale parroco, don Emidio Rota, in quanto responsabile ultimo del santuario stesso, coadiuvato come di dovere dal Consiglio pastorale e dal Consiglio per gli affari economici, pur esprimendo il proprio ringraziamento e confermando la propria fiducia a questo «custode» volontario, nel luglio scorso gli ha esposto anche alcune legittime preoccupazioni riguardo alla gestione dell’oratorio campestre. Facendo presente, ad esempio, che determinati lavori, nel rispetto delle disposizioni di legge in tema di sicurezza, devono essere affidati a ditte specializzate; o che le celebrazioni liturgiche possono svolgersi, in base al diritto canonico, solo su espressa autorizzazione del parroco responsabile; e che l’inserimento nell’area del santuario di oggetti, statue, addobbi e quant’altro deve essere conforme alle norme pertinenti al decoro degli edifici ecclesiastici…

Insomma, indicazioni di buon senso per una sempre migliore collaborazione fra l’ente responsabile del bene, la parrocchia, e chi si è offerto di prendersene cura. Che Mandelli, però, ha interpretato come una limitazione alla propria libertà d’agire, fino al punto di rassegnare le «dimissioni» da «custode» del santuario: cosa che in nessun modo gli era stata richiesta o anche semplicemente adombrata.

Alla sorpresa iniziale di don Rota, al quale non è rimasto altro che prendere atto della decisione del volontario in questione, segue ora una certa amarezza, perché il fatto è stato ripreso e amplificato soprattutto sui social media, con stridenti forzature e futili polemiche, arrivando persino all’insulto personale.

Quando invece alla comunità pastorale di Cornate, Colnago e Porto d’Adda sta a cuore soltanto la corretta gestione e la rispettosa fruizione del suo santuario di Santa Maria della Rocchetta. Che infatti già nelle scorse domeniche è stato aperto grazie ad altri collaboratori volontari della parrocchia, in attesa di un nuovo programma di iniziative che è in via di definizione.

 

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