Durante la sua visita a Milano in occasione del Congresso Eucaristico del 1983, Giovanni Paolo II fece tappa anche a Desio, dove si inginocchiò nella stanza natale di Pio XI, e a Seregno

di Franco CAJANI

Giovanni Paolo II a Milano

Tante sono le molteplici iniziative, gli eventi e il comun denominatore – poeta ed esperto di comunicazioni sociali – che mi hanno fatto vivere il Pontificato di Giovanni Paolo II (1978-2005). A prescindere dall’aver curato nel 1978 la pubblicazione del suo poemetto giovanile del 1958 Ritratti del Cireneo, apparso su una rivista polacca, e dall’aver commentato con un verso di Hölderlin, «l’uomo abita la terra come poeta», la sua problematica di intellettuale di grande spessore, mi sono trovato, nel maggio 1983, a gestire le riprese televisive del suo primo viaggio apostolico in Lombardia.

Le telecamere di Tvm66-Canale Sei, emittente cattolica lombarda da me diretta, in collaborazione con l’Ufficio delle Comunicazioni sociali della Curia milanese, avevano seguito ininterrottamente la visita di Giovanni Paolo II, dall’atterraggio a Linate fino al rientro in Vaticano. La sua presenza nella metropoli lombarda era stata fortemente voluta dal cardinale Carlo Maria Martini per la chiusura delle celebrazioni del Congresso Eucaristico.

Il ricordo che ancor oggi mi emoziona maggiormente fu la sua “escursione” in Brianza, a Desio e a Seregno. Il Papa polacco non poteva non ricordare il predecessore Pio XI, il Pontefice desiano salito al Soglio di Pietro nel 1922, che profeticamente nel 1937 aveva accantonato «due bottiglie di vino di Cartagine» per il suo successore del Duemila che, per una concausa divina, si ricollegava alla sua consacrazione vescovile avvenuta a Varsavia nel 1919.

Il raccoglimento di Giovanni Paolo II, inginocchiato nella stanza natale di Pio XI, era anche l’auspicio di una visita in Cina, come confidò poi a Vittorino Colombo, presidente del Senato della Repubblica, mentre insieme sottobraccio percorrevano il tragitto che dalla Basilica dei Santi Siro e Materno porta alla casa natale del Papa. La presenza del suo «messaggero di pace» suggellava le proposte della lettera che Wojtyla pensava di scrivere e che Colombo consegnerà, nel novembre 1983, a Pechino al premier Deng Xiao Ping. Ricordo anche le sollecitazioni ricevendo in dono il «sigillo polacco» del Nunzio Ratti e l’auspicio di un approfondito studio su Pio XI, penalizzato dalla storia, prodromi che porteranno nel 1988 alla costituzione del Cisd Pio XI – Centro internazionale di studi e documentazione Pio XI.

La successiva tappa a Seregno sancì il significato di un’amicizia nata nel 1964, reiterata in più visite sino al 1973 e rinsaldata dopo dieci anni da Pontefice. Un bagno di folla, preludio di una santità latente e che sarà proclamata proprio nell’anno cinquantenario del gemellaggio spirituale siglato da Wojtyla tra la comunità di San Floriano in Cracovia e quella di San Giuseppe in Seregno, sulle note del concerto delle tre campane fuse in una antica fonderia pontificia seregnese e regalate al popolo polacco.

Papa Wojtyla ritornò in Lombardia l’anno seguente nel nome di San Carlo Borromeo, un’altra esperienza televisiva che mi portò poi a dirigere l’emittente vaticana Teleradiosole, posta sul Gianicolo, e a una frequentazione pluriennale. La fama sanctitatis emergeva in ogni gesto di Giovanni Paolo II e oltrepassò i margini dello schermo televisivo nell’ultima sua Via Crucis, il venerdì santo del 2005.

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